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 2011  agosto 08 Lunedì calendario

3 articoli - GIOVANE NERO UCCISO DALLA POLIZIA NOTTE DI GUERRIGLIA, SHOCK A LONDRA - LONDRA - Edifici e veicoli dati alle fiamme, negozi vandalizzati e saccheggiati, decine di poliziotti e manifestanti feriti, 55 arresti: è questo il bilancio degli scontri esplosi nella notte tra sabato e domenica tra le forze di polizia e contestatori nel quartiere di Tottenham, a Nord di Londra

3 articoli - GIOVANE NERO UCCISO DALLA POLIZIA NOTTE DI GUERRIGLIA, SHOCK A LONDRA - LONDRA - Edifici e veicoli dati alle fiamme, negozi vandalizzati e saccheggiati, decine di poliziotti e manifestanti feriti, 55 arresti: è questo il bilancio degli scontri esplosi nella notte tra sabato e domenica tra le forze di polizia e contestatori nel quartiere di Tottenham, a Nord di Londra. Tutto è iniziato sabato sera con una manifestazione pacifica: centinaia di persone si erano radunate dinanzi al commissariato di polizia ad High Road per protestare contro l´uccisione di Mark Duggan, un ventinovenne di colore, padre di quattro figli. «Un gangster», secondo la polizia. «Un padre di famiglia», a detta dei suoi conoscenti. L´uomo era a bordo di un taxi quando giovedì la polizia lo ha fermato. Colpi d´arma da fuoco sarebbero stati esplosi da entrambi le parti: Duggan sarebbe rimasto ucciso, mentre un poliziotto sarebbe stato lievemente ferito. A riprova dello scontro a fuoco, un proiettile sarebbe stato ritrovato in una radio portatile della polizia. Una versione nebulosa che non ha convinto familiari e amici del giovane, né gli abitanti del quartiere. « Scendendo in strada vogliamo chiedere giustizia per la famiglia», assicurava un´amica di famiglia, Nikki, alla vigilia della manifestazione. «Bisogna fare qualcosa». La veglia di solidarietà è però presto degenerata. Stando alla versione di un residente, una sedicenne avrebbe «tirato qualcosa, forse una pietra, contro la schiera della polizia antisommossa» che avrebbe risposto percuotendola coi propri scudi. Sarebbe stato quest´episodio a scatenare la furia della folla. Giovani dal volto coperto avrebbero iniziato a lanciare molotov incendiando due auto della polizia, un autobus a due piani e numerosi negozi ed edifici. Poi sarebbero cominciati i saccheggi di sportelli bancomat, negozi di elettronica e fast-food. «Una totale anarchia», secondo i testimoni. Il tutto in diretta su Twitter con una foto di un´auto della polizia in fiamme ripubblicata oltre 100 volte nel giro di un´ora e commenti facinorosi del tipo: «Tutti quanti vengano a Tottenham. La polizia si f...». «Violenze totalmente inaccettabili», secondo un comunicato diffuso da Downing Street. «Tale disprezzo per la sicurezza pubblica e la proprietà non verrà tollerata», ha promesso il segretario degli Interni Theresa May, mentre il sindaco di Londra Boris Johnson si è detto «sgomento dinanzi alle scene di violenza e distruzione». David Lammy, il parlamentare laburista di colore che rappresenta la zona, ha invece lanciato un appello alla sua comunità: «Quel che è successo solleva delle grandi domande e abbiamo bisogno di risposte. La risposta non è saccheggiare. Ci sono persone senza tetto e feriti in ospedale. È una vergogna. Deve finire». (r.cas.), la Repubblica 8/8/2011 È RABBIA NEL RIONE MULTIETNICO "RAZZISTI, NESSUNO CI RISPETTA" - LONDRA - Nonostante la pioggia battente l´odore acre di fumo continua a impregnare l´aria di High Road dopo una notte di violenze, saccheggi e incendi. A sbarrare la strada, ancor prima del cordone degli agenti antisommossa, è la carcassa di un´auto della polizia data alle fiamme. È da qui che è partita la manifestazione di protesta contro l´uccisione di un giovane di colore, uno dei tanti che affollano il quartiere multietnico di Tottenham a Nord di Londra. «Lo vede questo marciapiede? Lo vede che fin qui mancano i mattoni laterali?», ci indica un uomo dalla lunga barba bianca. «I residenti del sobborgo, circa duecento, stavano tutti qua di fronte agli agenti in tenuta anti-sommossa. Due barriere umane. L´una di fronte all´altra. Poi tutto è precipitato. E i manifestanti hanno iniziato a lanciare i mattoni che ora mancano». Si trovano sbriciolati poco più in là oltre il cordone i agenti e i van della polizia, accanto a pezzi di vetro, macchie lasciate da bombe vernice, bottiglie incendiarie andate in frantumi, cassonetti della spazzatura capovolti. Ai margini si affollano capannelli di curiosi. Quando degli agenti antisommossa sfilano muniti di mappa e un po´ disorientati un uomo con un berretto e una tuta del Liverpool, le mani in tasca, gli urla contro: «Vi siete persi?». Tutti esplodono in risate e lui va giù di insulti. Perché? «Qui tutti odiamo la polizia. Vivo qui da 43 anni, da quando sono nato. Non hanno mai avuto rispetto per noi». Un altro s´infila nella conversazione: «E ieri si sono dimostrati totalmente incapaci. Sono fuggiti al sopravanzare dei riottosi invece di fermarli». Ma chi è stato a innescare gli scontri? Qui tutti si zittiscono. Si limitano a confermare che c´erano «centinaia di persone, di tutte le etnie». Sui 225mila abitanti di Haringey, uno dei 33 borough, sottocomuni, di cui fa parte il quartiere Tottenham Hale, il 48,7 per cento rientra in effetti in un gruppo etnico nero o bianco non britannico. Basta guardare i crocchi di gente che premono dinanzi alla barriera della polizia: bianchi, neri, slavi, asiatici, donne avvolte in chador neri, giovani e adulti con indosso la kippah. L´area è chiusa a stampa e pubblico. Solo i residenti possono entrare a patto di lasciare gli estremi di un documento e di farsi scortare da un agente sino alla propria abitazione. Bisogna aggirarsi nel dedalo di vie che incrociano High Road per scorgere oltre i nastri della polizia i segni delle violenze della notte passata. La sede di un´agenzia di scommesse dai vetri rotti porta ancora i segni delle fiamme. Uno sportello bancomat scassinato è piegato contro un muro qualche metro più in là rispetto a un´agenzia Barclays. Più in là vi sono i resti di altre due automobili date alle fiamme, mentre di un autobus a due piani non è rimasto che uno scheletro di lamiera ripiegato su se stesso ad altezza uomo. Di un edificio a tre piani si ergono solo le due pareti laterali. E benché le fiamme siano state domate e la pioggia continui a scrosciare, le travi emanano ancora fumo. La gente commenta a bassa voce. C´è chi dà la colpa alle tensioni razziali e ricorda i disordini esplosi nell´85 non lontano da qui, a Broadwater Farm. Anche allora a scatenare le violenze fu la morte di una giovane, Cynthia Jarrett, durante un raid delle forze di polizia. «No, il colore della pelle non c´entra nulla. L´ostilità tra la gente e le forze di polizia e rappresentanti del potere sì», ribatte Adam, un quarantatreenne nero. «Ci sentiamo trascurati. I giovani non trovano lavoro. Non c´è nulla da fare. Il governo si è dimenticato di noi». C´è chi tende persino a giustificare i saccheggi. Mark no: «Sono andati troppo in là», dice mentre cerca di posizionare un pannello di compensato al posto di una vetrina andata in frantumi. «Il mio patrigno che abita qualche isolato più giù ha visto gente andare in giro con i carrelli della spesa pieni di televisori al plasma e decine di altri gadget d´elettronica». «Certo - aggiunge - la ricostruzione dell´omicidio di Daggan fa un po´ acqua. Hanno isolato l´area per quasi due giorni. Sembrava che volessero coprire qualcosa». ROSALBA CASTELLETTI , la Repubblica 8/8/2011; UNA RIVOLTA LEGATA ALLA CRISI - L´IMPROVVISA esplosione di violenza culminata in una serie di incendi e saccheggi a Tottenham, quartiere prevalentemente operaio al nord di Londra, ci appare come una protesta contro l´aggravarsi della crisi economica, da parte di gente che non ha molto da perdere. Nelle immagini trasmesse dalla televisione vediamo riflessi i nostri timori per la fine di un periodo di relativa pace, in questi ultimi decenni che hanno visto migliorare il livello di vita della maggioranza. Ora ci rendiamo conto che d´ora in poi, e forse per anni, non sarà più così; e come sempre saranno i più poveri a soffrirne per primi, e più pesantemente. Si è colpiti in particolare dai saccheggi ai danni dei negozi del quartiere. Si è avuta quasi subito l´impressione di un´azione ben organizzata, con grosse auto e furgoni che arrivavano per caricare la merce trafugata dai negozi messi a ferro e fuoco, mentre gli agenti aiutavano i loro colleghi feriti a salire sulle autoambulanze, sotto le cariche e i lanci di sassi dei violenti. Qualcosa come un piccolo assaggio che ciò che potrebbe essere il tracollo dello Stato. Ma almeno per ora non si può parlare di una rivolta delle classi disagiate. Questi tumulti erano iniziati con una manifestazione di protesta pacifica per un episodio avvenuto la notte di giovedì scorso, quando la polizia ha ucciso in uno scontro a fuoco un uomo che tentava di sfuggire all´arresto. Secondo i portavoce della polizia, mentre tentava la fuga l´uomo ha sparato contro un poliziotto, rimasto illeso solo grazie alla sua radio che ha fatto deviare la pallottola. A questo punto due agenti di un´unità speciale avrebbero risposto al fuoco uccidendolo. La vittima abitava nel comprensorio di Boadwell Farm, ricordato nei registri della polizia per un altro episodio di violenza: allora - nel 1985 - un agente rimase ucciso, e i sospetti caddero su un uomo che alla fine risultò innocente. Si tratta di un quartiere ad alto livello di criminalità, traffici di droga e prostituzione. Voci ufficiose parlano di guerre tra bande; e sembra che alcuni componenti di queste bande abbiano avuto un ruolo nella manifestazione di sabato. Secondo fonti della polizia, a dare il via alle violenze è stato un «ristretto numero di elementi criminali». D´altra parte, almeno uno dei dimostranti sostiene che la manifestazione è degenerata quando un poliziotto ha preso a manganellate una donna. Al di là dell´evento in quanto tale, forse la situazione non è grave. Accade spesso che ai tumulti seguano episodi di saccheggio: dopo che i dimostranti hanno preso il controllo delle strade, qualche criminale ne approfitta per assalire i negozi; a prendere il sopravvento è una sorta di cultura della rapina. Sull´episodio costato la vita a Mark Duggan sta ora indagando la Commissione indipendente della polizia, alla quale si riconosce un ragionevole livello di obiettività. Forse alla fine di questa settimana, segnata dalla preoccupazione di una nuova recessione, questo episodio sarà largamente dimenticato. Ma se non si può parlare di una rivolta di massa, abbiamo avuto però un assaggio di ciò che potrebbe accadere. Stiamo vivendo un periodo di grande vulnerabilità: i Paesi più ricchi vedono diminuire il proprio benessere; il predominio degli Stati Uniti e dell´Europa, che un tempo sembrava inattaccabile, sta vacillando, e il tessuto stesso delle nostre società è soggetto a cambiamenti incessanti. D´ora in poi, e forse per molto tempo, saremo colti dall´ansia ogni volta che una manifestazione sfocerà in atti di violenza. JOHN LLOYD , la Repubblica 8/8/2011 Traduzione di Elisabetta Horvat