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 2011  agosto 06 Sabato calendario

SCONTRO TRA BERLINO E FRANCOFORTE COSÌ SI È APERTA LA CASSAFORTE BCE - ROMA - È

costato uno scontro fra il governo di Berlino e la Bundesbank il via libera agli acquisti di Btp da parte della Bce lanciati ieri pomeriggio. L´esecutivo della Merkel l´ha spuntata per esigenze di realpolitik, ma fino al giorno precedente, quello della conferenza in cui un prudentissimo Trichet aveva fatto capire (non vengono mai confermati ufficialmente i beneficiari di operazioni di questo tipo) che l´intervento sarebbe stato limitato a Irlanda e Portogallo, l´opposizione del potente banchiere centrale tedesco Jens Weidmann bloccava tutto. La Bundesbank aveva votato contro la ripresa degli acquisti nell´esecutivo Bce di giovedì, appoggiata dal capo economista della stessa banca europea Juergen Stark. Ma alla fine, le pressioni del governo tedesco hanno prevalso, non senza l´assicurazione che l´Italia avrebbe intrapreso le misure che poi Tremonti e Berlusconi hanno annunciato (non è un caso che il pareggio di bilancio sia già nella Costituzione in Germania).
La Bce è sempre stata riluttante ad assumere un ruolo di supplenza. «Non è coinvolgibile», aveva tagliato corto Tremonti. I banchieri di Francoforte non perdono occasione per ricordare che il loro mandato è esclusivamente quello di mantenere la stabilità monetaria e controllare l´inflazione. Niente a che vedere con la Fed, che deve sovrintendere allo sviluppo (ha investito 2mila miliardi di dollari nel quantitative easing). Gli uffici dell´Eurotower hanno persino tenuto a precisare che i 74 miliardi che la Bce ha investito nell´acquisto di titoli pubblici dalla metà del 2010 al maggio scorso (sempre per Portogallo e Irlanda) sono stati sterilizzati, cioè non reimmessi nel sistema. Il Securities Markets Programme era «dormiente» come ha detto Trichet, ma ora è stato risvegliato: lunedì si saprà con quale impegno.
La pressione sulla Bce si spiega con la lentezza nell´attivazione dell´Efsf (European Financial stability Facility), il fondo salvastati dell´eurozona. Secondo gli orientamenti di Ue e Bce, è sull´Efsf, destinato a trasformarsi fra due anni nel vero "Fondo monetario europeo", che si deve concentrare la politica comune di aiuto. Ma la burocrazia rende lenti i movimenti del fondo (ogni operazione tra l´altro deve essere autorizzata dalla Bce). Nel 2011 ha erogato solo tre prestiti: il primo febbraio 3,6 miliardi per l´Irlanda, il 22 giugno 3,7 per il Portogallo e il 29 giugno 2,2 ancora per il paese lusitano. Dovrebbe aiutare per 60 miliardi i due paesi (26 per Lisbona e 34 per Dublino) entro il 2012, ma è in ritardo sui tempi. Per di più, nel supervertice del 21 luglio è stato assegnato all´Efsf il compito di rifinanziare anche la Grecia (la seconda tranche dopo che nella prima c´erano stati invece prestiti diretti dai Paesi): altri 80 miliardi con mutui da 15 a 30 anni, periodo di grazia di 10 anni e tassi nettamente più bassi, il 3,5% contro il 4-5% delle operazioni precedenti, tanto che ora bisognerà abbassare anche l´interesse praticato verso Portogallo e Irlanda. Il fondo di dotazione dell´Efsf è stato portato da 440 a 780 miliardi: ma l´aumento deve essere approvato dai Parlamenti (tranne che dall´Italia dove c´è una delega al Tesoro) e ci vorranno mesi. La lentezza stride con l´attribuzione di nuovi compiti: oltretutto l´aumento non basterà se davvero si dovrà aiutare Italia e Spagna. Un´ipotesi plausibile dopo l´intervento della Bce, che indica che è contemplato il soccorso a favore di chiunque si trovi in difficoltà: si calcola che all´Efsf servirebbero 1.500-2mila miliardi.