Marco Alfieri, La Stampa 7/08/2011, 7 agosto 2011
LA PAGELLA PERFETTA DELLA PICCOLA TRENTO
Fitch non sarà la potente cugina Standard & Poor’s ma c’è un territorio, nello scassatissimo Belpaese, promosso a pieni voti sui conti pubblici: la Provincia autonoma di Trento. L’agenzia europea di rating le ha appena confermato la Tripla A, con prospettive stabili. Strana nemesi per un paese come l’Italia che si trova con il debito tagliato (AA-) o per un gigante come gli Stati Uniti, ieri declassato da S&P, prima volta nella storia.
In effetti Trento ha molto di quel che serve a convincere occhiuti analisti. Il 90% delle tasse raccolte in loco che restano sul territorio, qualità della vita al top, reddito pro capite del 25% più alto della media Ue, disoccupazione stabile al 4% e risparmi in abbondanza con quasi 10 miliardi di depositi bancari. «Il nostro segreto? Abbiamo l’autonomia», ammette Mario Marangoni, presidente della Banca di Trento e Bolzano (gruppo Intesa San Paolo). «Certo gestita con rigore e orientata agli investimenti in infrastrutture e servizi. Anche se il trascinamento verso il basso del sistema Italia probabilmente ci farà soffrire».
Per ora la crisi economica e dell’edilizia è stata tamponata da un sistema diversificato: un’agricoltura che gira bene, un export in crescita (chimica, legno e carta), il turismo che vale il 18% del Pil, industrie solide come Marangoni, Zobele, Briosi, Aquafil, Ferrari, Arcese, Diatec, la fondazione Caritro che pompa 5 milioni l’anno sul territorio e una Curia potente capace di muoversi nelle stanze della finanza «bianca» attraverso l’Istituto atesino per lo sviluppo, con partecipazioni in Ubi Banca, Cattolica assicurazioni e la Mittel di Giovanni Bazoli. Passando per la multiutility Dolomiti energia che gestisce in joint venture con Edison e Enel le centrali idroelettriche e per il controllo sui transiti autostradali con la concessionaria Autobrennero, vera gallina dalle uova d’oro (38 milioni di utile netto nel 1˚ semestre 2011).
Su tutto e tutti, però, governa la Provincia autonoma guidata dal presidentissimo Lorenzo Dellai, centrista che guarda a sinistra, amico di Enrico Letta e Francesco Rutelli. «Facile creare consensi con tutti ‘sti soldi», malignano dall’opposizione. Basti dire che in Trentino la spesa pubblica in ricerca cuito creativo che fa di Trento, da qualche anno, una palestra di conoscenza per ricercatori e tecnici (ne scorazzano più di 2.500), studenti e accademici di mezzo mondo. Oltre il 50% degli iscritti all’università viene da fuori provincia, il 6% è straniero contro una media nazionale di tre. Poi ci sono il Festival dell’economia e centri di ricerca come la Fondazione Bruno Kessler (information technology e microsistemi) o il Centre for Computational and Systems Biology, sinergia tra Microsoft Research e ateneo locale.
«Ovviamente siamo una realtà non comparabile con l’Italia né tantomeno gli Usa - ragiona Innocenzo Cipolletta, economista e presidente dell’università di Trento - ma la buona gestione delle finanze pubbliche e la capacità di calibrare sistemi di welfare ai tempi della grande crisi (la Provincia ha investito 1,2 miliardi nel 2009-10), rendono il territorio molto interessante. Il futuro passa dalla ricerca e dall’innovazione, gli analisti lo sanno bene». Naturalmente non sono tutte rose e fiori. Quale sviluppo è superiore a quella dell’eu- che tempo fa una mini tangentopoli ha rozona e molti comuni bellunesi vorreb- lambito personaggi vicini al presidente bero traslocare nel bengodi del federa- Dellai, accusato dall’opposizione di lismo realizzato. abusare dell’indebitamento provincia-
Ivano Delmonego, segretario gene- le; qua e là sopravvive una scarsa culturale della Provincia, è il cervello di quel ra del rischio; e il territorio resta mal sistema di società partecipate che fan- collegato specie alla Lombardia. no emissioni di bond trentini, racco- «Però la corretta amministrazione gliendo soldi a tassi ben più bassi che pubblica, attenta allo sviluppo del terrinel resto d’Italia. Un tesoretto che ai torio, non è una questione di risorse tempi del quasi default americano per- bensì di buone pratiche», chiosa Paolo mette di tenere «le spese al di sotto del Mazzalai, presidente degli industriali tasso d’inflazione del 2% stimato nel trentini. «Queste sì esportabili». Fitch medio termine» e di alimentare un cir- se ne è accorta, e l’Italia…?