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 2011  agosto 08 Lunedì calendario

I SEGRETI DELLE BABY «SCHIAPPE» DIVENTATE STAR DI SUCCESSO

Quando il papà del piccolo Mané portò quello scricciolo al provino organizzato dallo Sport Club Pau Grande, il mister delle giovanili allargò le braccia senten­ziando: «Con quel corpo storti­gnaccolo, tuo figlio non potrà mai diventare un calciatore». Il padre, sconsolato, abbassò lo sguardo e disse a Mané: «Te l’avevo det­to... ».Mané era l’abbreviazione di Manoel Francisco dos Santos, me­glio noto con lo pseudonimo di Garrincha: cioè lo stesso atleta che sarebbe diventato il Dio del dribbling più celebrato al mondo. La lista dei Garrincha italiani che, a inizio carriera, hanno su­bìto lo stesso smacco di Manè è lunga e comprende campioni del calibro di Del Piero, Baggio, Man­cini e via goleando. Tutti guardati - da ragazzini- con una certa diffi­denza per via di un fisico da «schiappa»: chi troppo magro; chi troppo basso, chi troppo gracile.
E che dire di Adriano Celentano considerato «stonato», di Naomi Campbell rifiuta perché le «top model di colore non vanno be­ne... », di Alberto Sordi giudicato «non idoneo per fare l’attore» o ­addirittura - di Einstein bocciato in fisica e matematica? «Schiap­pe » appunto (ma molto presun­te).
Che infatti si sono poi trasfor­mati in miti proprio nei settori pro­fessionali dove, a inizio carriera, frettolosi esaminatori li avevano li­quidati in quattro e quattr’otto.
Una mancanza di lungimiran­za- quella degli «esperti» chiama­ti a giudicare i giovani talenti- che accomuna passato e presente. Ed è trasversale a tutti i settori: dallo sport alla cultura, dallo spettaco­lo all’arte. Salire al bordo della macchina del tempo dei provini garantisce brividi imprevisti. Per­fino un genio come Leonardo da Vinci fu catalogato nei primi anni di studio come un soggetto «non particolarmente dotato» (ma for­se si trattava solo di invidia). Stes­sa s­orte per Michelangelo Buonar­roti e Raffaello Sanzio che dovette­ro faticare non poco per trovare un posto «a bottega».
Anche immensi musicisti co­me Wagner, Chopin e Beethoven ricordano nelle loro memorie i «difficili inizi», con maestri giova­nili assolutamente incapaci di ri­conoscere in quegli allievi i grandi protagonisti sinfonici che sareb­bero divenuti nel giro di pochi an­ni.
Ma la «sindrome da schiappa» è una malattia che non ha rispar­miato neppure personaggi storici di prima grandezza: da Napoleo­ne (che i suoi generali considera­vano «negato per le strategie di guerra») al nostro conte Benso di Cavour (che le malelingue giudi­cavano più bravo come sciupa­femmine che come diplomatico).
Se poi vogliamo buttarla sul ri­dere, possiamo citare anche gli esordi in «salita» di Rocco Siffredi (orgoglio nazionale nella dura ga­­vetta del pornostar) che, nella sua autobiografia, ricorda le porte sbattute in faccia da produttori di film sporcaccioni che- incredibil­mente- erano rimasti indifferenti dinanzi al suo enorme talento. Er­rore imperdonabile, considerato che oggi-all’alba dei 47 anni-Roc­co rimane ancora nel suo delicato settore l’indiscusso numero uno. Ma a volte le bocciature delle fu­ture star non sempre sono da stig­matizzare. Per trovare conferme, basta dare un’occhiata all’archi­vio della trasmissione tv «Meteo­re » dove si può assistere- non sen­za imbarazzo - ai provini-choc di «star» come Ilary Blasi, Elisabetta Gregoracci, Simona Ventura, Ma­nuela Arcuri e via velinando per rendersi conto che i consigli di «la­sciar perdere» erano più che giu­stificati. Ma loro invece no, hanno voluto continuare.
Peggio per noi...
MALEDETTO PROVINO
Perfino i campioni hanno subìto l’onta del «Grazie, le faremo sapere...» TOPICHE CLAMOROSE
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