Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera 07/08/2011, 7 agosto 2011
ARMI, ALLENAMENTO E FEDELTA’ ASSOLUTA: GLI EROI DELLE MISSIONI (QUASI) IMPOSSIBILI
La presenza di almeno 22 uomini dei Navy Seals tra i 38 morti venerdì sera tardi nel Wardak lascia credere fosse tutt’altro che un’operazione di routine. Che nella palazzina di Sayyedabad ci fosse anche qualche alto comandante talebano? Magari lo stesso Mullah Omar? O militanti scelti di Al Qaeda? La domanda è giustificata da una semplice considerazione: i Navy Seals sono la crema delle teste di cuoio americane. Che senso avrebbe rischiarli come «carne da cannone» ? L’addestramento e l’equipaggiamento di ognuno di loro costa in dollari, ma anche in termini di tempo, organizzazione ed energie, almeno trenta volte quelli di un soldato normale. Da Washington lasciano intendere che addirittura i caduti nel Chinook appartenevano alla famosa «Seals Team Six» , il meglio del meglio, l’unità che il 2 maggio scese su Abbottabad, in Pakistan, per uccidere Osama Bin Laden. Oggi non sappiamo se i morti facessero parte della quarantina che componeva il commando utilizzato contro il leader storico di Al Qaeda. Ma il fatto che comunque fossero loro camerati in armi lascia capire quanta importanza i comandi Usa davano all’operazione nel Wardak. Il numero complessivo del «Team Six» non supera i 300 soldati. Dal 2001 sono tutti stati impegnati nelle operazioni più rischiose e segrete nei teatri afghano e iracheno. Tanto top secret che in genere quando qualcuno di loro perde la vita in battaglia la notizia viene comunicata in modo volutamente distorto, evitando di rivelare il luogo e le circostanze reali. A Kabul il loro comando si trova in una palazzina distante alcune decine di metri dal resto degli uffici Nato nel grande campo del quartier generale in centro città. I loro ufficiali, anche sopra la cinquantina, trascorrono almeno 3 o 4 ore al giorno in palestra. Lo jogging ogni mattina alle sei è un rituale quasi religioso. Il loro comandante (un colonnello di 54 anni) l’estate scorsa almeno una volta la settimana saliva quasi correndo per circa 1.500 metri di dislivello una ripida montagna rocciosa che domina la capitale dove un ventennio fa erano situati i campi militari sovietici. Efficienza e allerta, sempre. Il loro motto ne riassume la filosofia: «The only easy day was yesterday» (l’unico giorno facile è stato ieri). La loro storia risale alle operazioni americane in Nord Africa durante la Seconda Guerra Mondiale. Di loro l’Africa Korps di Rommel parlava con rispetto già nel 1942. Ricompaiono come marines della Marina nella guerra di Corea. Il presidente Kennedy nel 1962 li rafforza, concede finanziamenti maggiori. Siamo nel pieno della Guerra Fredda, la crisi di Cuba è alle porte, occorrono corpi speciali da utilizzare in operazioni di sabotaggio non convenzionali. Non è strano che poi si pensi a loro per liberare gli ostaggi dell’ambasciata americana nella Teheran della rivoluzione khomeinista. Allora come ieri, le cose vanno male durante il viaggio degli elicotteri nel deserto iraniano. Un disastro. Il presidente Carter la pagherà perdendo le elezioni. Ancora gli elicotteri sono la causa che fa rischiare il fallimento dell’attacco contro Osama. Per fortuna Barack Obama è stato super prudente e ha personalmente voluto che l’unità dei Navy Seals fosse appoggiata da altri due elicotteri di scorta. Così, quando il nuovissimo e segretissimo MH 60 atterra per errore nel cortile della villona in cemento grezzo di Abbottabad dove urta l’elica posteriore e si pregiudica il decollo, ci sono gli altri in appoggio per favorire l’evacuazione del commando. Per il resto l’attacco è da manuale. Da otto mesi la Cia spia il compound. Le teste di cuoio studiano e ristudiano l’azione all’infinito. Conoscono al millimetro la planimetria dell’edificio. Sanno che velocità, precisione e sangue freddo devono essere al cuore del blitz. Alla fine, dall’arrivo alla partenza ci metteranno 40 minuti, compreso il tempo per distruggere l’elicottero rimasto a terra. Le avanguardie dell’esercito pakistano, pur con la loro accademia maggiore a solo un chilometro dal luogo, arriveranno soltanto venti minuti dopo, quando già il commando Usa sta attraversando il confine con l’Afghanistan dalle parti delle montagne del Nuristan. Successo totale. Tutto diverso dal colpo durissimo subito nel Wardak.
Lorenzo Cremonesi