varie, 7 agosto 2011
fare CRONACA 07/08/2011 - VIA CARRERA Un’esecuzione in mezzo alla strada Il luogo dove è stato trovato il cadavere
fare CRONACA 07/08/2011 - VIA CARRERA Un’esecuzione in mezzo alla strada Il luogo dove è stato trovato il cadavere. Nel riquadro: la vittima Tre colpi contro un immigrato albanese. La vittima era il compagno di una prostituta CLAUDIO LAUGERI TORINO Tre spari, un solo proiettile a segno. E’ bastato per uccidere Idrit Kuci, 37 anni, di origine albanese, che si è accasciato ieri all’una e mezza sul sedile di guida della Ford «Ka» prestata da un connazionale e rimasta ferma al civico 8 di via Valentino Carrera, in borgata Parella. Il proiettile ha attraversato il braccio sinistro e il polmone, l’emorragia interna ha fatto il resto. Il cuore si è fermato prima che i soccorritori potessero intervenire. Sull’asfalto sono rimasti tre bossoli, con ogni probabilità calibro 7,65. Il proiettile che ha ucciso Kuci non è ancora stato estratto dal corpo, i due che hanno mancato il bersaglio sono finiti chissà dove. Gli agenti della Polizia scientifica hanno lavorato tutta la notte assieme ai colleghi della Sezione Omicidi della Squadra Mobile, coordinati dai vicequestori Fulvia Morsaniga e Luigi Mitola. In questura, gli investigatori hanno raccolto la testimonianza della fidanzata di Kuci. E’ una giovane immigrata di origine albanese e vive di prostituzione. Questo elemento potrebbe essere importante per le indagini. La vittima aveva un permesso di soggiorno rilasciato in Spagna e poi aveva deciso di spostarsi in Italia, come fanno molti immigrati sfruttando la possibilità offerta dal trattato di Schengen, che garantisce la libera circolazione in una trentina di Paesi europei. A Torino, però, non sembra che Kuci avesse trovato un lavoro. A portare i soldi a casa pensava la fidanzata. E proprio la sua attività potrebbe avere qualche collegamento con il delitto. L’attività di sfruttamento della prostituzione è tra le più redditizie fra quelle gestite dai vari gruppi criminali albanesi. I più potenti e radicati vendono agli altri gli spazi sui marciapiedi della città, come fossero di loro proprietà. Le invasioni di campo possono costare care. Gli investigatori della Omicidi dovranno valutare svariate ipotesi. Tra queste, anche la possibilità di un delitto organizzato per punire un concorrente. Forse, Kuci aveva deciso di entrare nel mercato senza pagare una percentuale a chi controlla la zona. Un affronto difficile da accettare per i clan di origine balcanica radicati in città. O magari, la «pista» della prostituzione porta a nulla. Comunque, le modalità dell’agguato fanno pensare a un delitto su commissione. Il killer era appostato tra le auto parcheggiate in via Carrera. Ha sparato da lì, come testimoniano i tre bossoli recuperati dalla Scientifica. La «Ka» era a una ventina di passi da quel punto. Con ogni probabilità, Kuci era a poca distanza, in piedi vicino al suo aggressore. Appena ha visto l’arma, ha cercato di defilarsi, ha evitato due colpi, ma non il terzo. E’ riuscito a raggiungere l’auto, ha pigiato in fondo all’acceleratore, ma il cambio era in folle: la polizia ha trovato l’auto così, con l’immigrato accasciato al posto di guida. I cristalli delle portiere erano aperti di pochi centimetri, nessun segno di violenza sulle portiere oppure nell’abitacolo, elementi che farebbero pensare a un agguato lontano dall’auto. Ma gli agenti della Omicidi (sotto la direzione del pm Marco Sanini) valutano anche altre ipotesi, dalla lite con qualche personaggio con pochi scrupoli, allo «sgarro» nell’ambiente dello spaccio di droga, altro mercato del malaffare dove la comunità albanese ha ricavato ampi spazi. Un elemento potrebbe aiutare gli investigatori: il confronto della pallottola rimasta nel corpo di Kuci con quelle recuperate in altri ferimenti e delitti degli ultimi anni.