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 2011  agosto 07 Domenica calendario

SALASSO DA 100 MILIARDI E FRENO AL PIL COSTA CARA LA PERDITA DELLA TRIPLA A - MILANO

Un regalino da 100 miliardi di dollari per i cinquant´anni di Barack Obama. Tanto potrebbe costare (stima di Jp Morgan) la perdita della tripla A nel merito di credito Usa comminata da S&p. Cento miliardi in più l´anno per onorare i debiti - l´anno scorso ne sono serviti 414, il 2,7% del Prodotto interno lordo. Cento miliardi in meno per la spesa e gli investimenti. E un impatto di circa mezzo punto percentuale sulla crescita del Pil, che già mostra segni di frenata allarmanti.
Con questi nuovi vincoli farà i conti l´America, quella di Washington, quella di Wall Street e quella di Main Street (la meno dorata via dei comuni lavoratori). In una deriva che somiglia, fatte le proporzioni, all´italiana - debito stellare, crescita fiacca e classe politica divisa che non riesce a governare le sfide attuali - l´America si trova a fare i conti con il suo famoso way of life. Basato sul capitalismo consumistico e spesato da debiti pubblici e privati che da decenni permettono ai cittadini di vivere sopra i loro mezzi. Da oggi tutto questo brillerà meno. Il declassamento delle emissioni di debito Usa potrebbe rincarare i titoli di stato di 60-70 punti base nel medio termine (oggi il T-bond a 10 anni rende il 2,5%, l´italiano sfiora il 7%): di qui la maggiore spesa per interessi. A un anno dalle elezioni presidenziali, sarà un duro compito per la Casa Bianca (democratica) scendere a patti con il Congresso (a maggioranza repubblicana) per attuare i tagli di spesa presentati settimana scorsa - proprio per aumentare di 2400 miliardi il debito - e architettare nuove misure, senza cui S&p potrebbe declassare ulteriormente, entro due anni, il rating nazionale.
Un dazio lo dovrà pagare anche la finanza americana, che si regge sul dogma granitico del T-bond. Il contraccolpo, dopo 70 anni di tripla A, è anche psicologico, e avrà ricadute sui principali fondi, banche e istituzioni finanziarie, perché è quasi impossibile mantenere un rating superiore al proprio Paese. In questi casi è automatica una raffica di declassamenti (S&p li ha annunciati domani), che aumenteranno il costo del debito delle società. Inoltre, si stima che 4mila miliardi in titoli governativi dimorino nei caveau di banche e investitori, a mo´ di garanzia per finanziare le operazioni sul mercato. Salito il rischio paese degli Usa, forse serviranno più garanzie (già si dice che giorni fa la banca Goldman Sachs le abbia rincarate ai suoi clienti). Dunque ci sarà meno denaro nel sistema, a meno che la Fed - unica banca centrale a poter battere la moneta di riserva del mondo - non decida una nuova iniezione di liquidità. Sarebbe la terza dall´inizio della crisi, e anche se i 600 miliardi pompati a fine 2010 non hanno portato grandi benefici all´economia.
Con crescente inquietudine osserva tutto l´Uomo della strada, che probabilmente dovrà ridurre i consumi e fronteggiare un mercato del lavoro sempre più rapace, che in tre anni si è mangiato 10 milioni di posti di lavoro e senza la rete di welfare e protezioni propria dell´Europa.