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 2011  agosto 05 Venerdì calendario

IL GRANDE BUSINESS DELLE MISS UN´INDUSTRIA DA CENTO MILIONI

Crescono, si diffondono. Alcuni nascono e muoiono nel giro di un´estate. Altri durano una sola notte. Sono i concorsi di bellezza, è l´industria delle miss. Da giugno a settembre si consegnano fasce sulle spiagge e nelle discoteche, si allestiscono passerelle e palchi sulle piazze per celebrare il rito della più bella.
La liturgia estiva viene officiata in famose località di mare come in paesini sperduti. Miss Mondo sbarca a Riccione e Miss Fragola a Pevergnano, Miss Liceo sfila a Genova mentre Miss Nonna viene incoronata a Gatteo mare, Miss Facebook concorre sul web e Miss Italia Sorda a San Leucio davanti ad una giuria di udenti e non udenti. Ma ci sono anche Miss Padania, l´unica miss ideologica, e Miss Fichissima, fascia vinta da una parrucchiera.
Quest´anno però la crisi lambisce anche le passerelle, gli enti locali ritirano i fondi, gli sponsor latitano, la crisi penalizza la filiera della bellezza e le fasce rischiano di rimanere appese al chiodo. Circolano meno soldi e meno emozioni di un tempo. Il mercato tiene ma da tempo l´immaginario che celebra è minacciato da nuovi miti, quello dei talent show lo incalza, quello dei reality lo assedia.
Ma quanti sono i concorsi? È possibile calcolarli? «In Italia sono registrati più di mille marchi. 784 sono validi solo per l´Italia, 247 sono comunitari, 43 internazionali», spiega l´avvocato Lorenzo Litta. «Questo è il numero di quelli depositati all´ufficio brevetti. Sono 18 mila quelli registrati nel mondo». Se questo è il numero dei marchi non è però l´elenco di tutti i concorsi che effettivamente si fanno, alcuni marchi sono depositati ma i concorsi non sono mai stati realizzati, molte passerelle si allestiscono nelle serate estive ma non hanno mai brevettato un nome. Secondo alcuni sarebbero più di 400 quelli attivi. A volte basta la parola magica «miss» per richiamare scampoli di pubblico estivo, ma quella dei concorsi di bellezza non è un´attività per dilettanti. É un business che si stima non inferiore ai cento milioni di euro, tra sponsor, finanziamenti pubblici, diritti televisivi, una fiera delle vanità che ha persino alcune opacità, il suo volto duro perché per sopravvivere bisogna essere professionisti, conoscere le regole. E rispettare le gerarchie.
LA GUERRA DEI CONCORSI
«Il concorso più importante è Miss Italia, c´è poi Miss Padania, sono in testa alla classifica perché hanno le riprese televisive delle reti nazionali, i concorsi sono tantissimi, alcuni sono marchi deboli dal punto di vista della comunicazione, altri marchi forti, ma la crisi oggi ha normalizzato la situazione lasciando in vita quelli più preparati a livello imprenditoriale e se prima si potevano rastrellare tra sponsor e finanziamenti 100 mila euro oggi ne arrivano sì e no 20 mila», spiega Elio Pari, organizzatore di Miss Over 40 e Miss Chirurgia plastica. Pari è un veterano delle passerelle, grazie ad anni di gavetta sotto il sole della riviera adriatica. «Una volta i concorsi di bellezza si facevano a Viareggio, a Riccione, a Santa Margherita ligure, era questo il triangolo d´ora negli anni 60 e 70. Adesso si fanno dappertutto e tutte vogliono essere regine per una notte. Io faccio da 15 anni Miss Over 40, ho la fila delle donne che vogliono partecipare, ma il mio più grosso successo è Miss chirurgia estetica. Può non piacere ma il mondo va così, importante è azzeccare la formula». E il gioco è fatto.
Però poi bisogna fare i conti. Per organizzare un concorso anche il più piccolo ci vuole un responsabile casting, un direttore generale, qualcuno che conduca la serata, occorrono come minimo dalle 3 alle 5 persone, un concorso può costare dai 500 a 2500 euro a sera. I costi possono essere quindi molto diversi perché variano dal numero delle selezioni e delle serate. Intorno a Miss Italia c´è un business da cinque milioni di euro ma c´è anche chi vende una serata ai comuni a 5000 tutto compreso. Ma i soldi da dove arrivano? Le entrate provengono dagli sponsor e dagli enti locali a volte interessati a patrocinare l´evento per il richiamo turistico che può avere. Ma ora i soldi scarseggiano, la sfilata delle miss incomincia ad essere uno spettacolo inflazionato, che non sempre aiuta l´immagine di una località. Il caso più clamoroso è quello di Salsomaggiore che dopo aver per decenni ospitato Miss Italia, quest´anno ha voluto il divorzio. Così lo storico concorso si è spostato a Montecatini. «Abbiamo dato una mano a Salsomaggiore negli anni passati», spiega Maurizio Melucci, assessore regionale al turismo dell´Emilia Romagna. «Miss Italia è un grosso evento e c´è la Rai che dà visibilità ma alla fine il rapporto non è più risultato conveniente. Miss Italia chiedeva a Salsomaggiore 11 mila pernottamenti, costavano 50 euro ciascuno, più altre spese, alla fine il comune ha deciso d´interrompere. Quanto a Rimini, di cui sono stato vice sindaco, ritengo che sia un posto dove i concorsi non portano nessun tipo di valore aggiunto, non li abbiamo mai finanziati, preferiamo stare fuori dal circo delle bambine in mostra».
UN REGIME DI MONOPOLIO
Un circo dove si lotta per sopravvivere. Dove si combatte per avere una ripresa televisiva. Perché è la televisione che stabilisce quanto vale un concorso. Sono le telecamere che attraggono lo sponsor. «Il volume d´affari di un concorso lo stabilisce il mezzo televisivo ma poiché Miss Italia ha l´esclusiva della Rai noi lavoriamo di fatto in un regime di monopolio. C´è un privilegiato, la famiglia Mirigliani, e altri che tentano di entrare in questo monopolio», spiega Antonio Marzano, organizzatore di Miss Mondo. «Il nostro concorso esiste dal 1951, è l´unico, insieme a Miss Universo, che si svolge in Italia e che sia noto anche a livello internazionale. Noi selezioniamo la partecipante che andrà alla finalissima, un evento seguito a livello mondiale da milioni di spettatori, ma non abbiamo nessuna ripresa delle nostre reti nazionali, la Rai non manda neanche una troupe, questo è ingiusto perché tutti pagano il canone». Anche Miss Mondo avverte la crisi. «Noi a Gallipoli nell´arco di 15 giorni ospitiamo tra miss, amici, parenti, tecnici, 2800 persone che arrivano tutte nel Salento, garantiamo un grosso afflusso nel territorio, eppure il comune adesso non dà più nulla, i soldi sono bloccati».
Ma chi sono le concorrenti? E quante? Nel 1946 erano 4 mila le ragazze che volevano partecipare a Miss Italia, oggi sono 12 mila quelle che fanno le selezioni. Poi ci sono tutte le altre. «Con Internet le richieste sono quintuplicate», dicono molti organizzatori. Le ragazze che partecipano formano un esercito stabile, uno zoccolo duro formato da almeno 500 mila aspiranti miss, un´avanguardia che insegue ogni appuntamento, partecipa a tutte le selezioni. Per loro le informazioni corrono sul Web, nei siti specializzati come Misslife.it, o arrivano tramite le agenzie, le ragazze si spostano da una selezione all´altra con grande disciplina. Sono concorrenti che vogliono lavorare nel mondo della moda, della televisione. Dietro seguono le dilettanti, quelle che lo fanno per gioco, per passare il tempo, tentare la fortuna. Molte per fare contente le madri. «Ne vedo di tutti i colori dietro le quinte», dice Elio Pari, «madri e padri spingono moltissimo, a queste ragazze fanno richieste inumane, le ultime generazioni di genitori sono veramente «fuori»». Genitori che spingono, intervengono, chiedono raccomandazioni per le figlie.
Ma chi è la vera miss italiana? Quale è il suo identikit, ammesso che esista? Secondo dati elaborati da Miss Italia, la maggior parte delle partecipanti è formata da studentesse, circa il 70 per cento, molte provengono dalla provincia, l´età media è di 20 anni, castane, capelli lunghi, alte in media 1,74, estroverse: questo il profilo in base ai test che vengono compilati dalle ragazze. Quanto al premio finale Miss Italia vince 100 mila euro in contratti, Miss Padania contratti con gli sponsor, Miss Mondo, la vincitrice della finalissima, 150 mila euro, molte, la maggior parte, come Miss Muretto, solo la fascia. Se va bene la vasca idromassaggio regalata dallo sponsor. Ma non importa. Conta il quarto d´ora di celebrità. E la possibilità di avvicinarsi al mondo dello spettacolo, soprattutto dei reality. É questo il sogno di massa che ha sostituito quello del cinema, oscurato quello della moda. Al reality chiunque può andare, non conta né la bellezza, né l´età. Conta solo «saperci fare». «É il sogno più diffuso tra le nostre partecipanti, tutte vogliono andare all´Isola dei famosi o a X Factor», dice Paolo Teti, patròn di Miss Mamma Italiana, un concorso che esiste da 18 anni, dal sapore anni 50, che si celebra ogni estate a Cesenatico, sponsor il comune che aiuta con 25 mila euro. «C´è chi dice che i concorsi sono in crisi, la verità è che bisogna saperli fare. E a gli italiani piacciono, è come una festa patronale, sono quelle cose che vanno sempre. E poi le donne amano partecipare, sfilare in passerella e se fino a 7/8 anni fa il concorso per loro era solo un gioco, adesso arrivano per vincere».
ECCO I NUOVI SPONSOR
Così, anche se impoverito dalla crisi, assediato da nuovi miti, il rito della più bella continua. Migliaia di ragazze sfilano, col costume d´ordinanza, nella sterminata provincia italiana. E per un comune che chiude la cassa qualche volta un nuovo sponsor arriva. «Il comune di Alassio ha sempre investito per sostenere Miss Muretto, una manifestazione storica», spiegano gli organizzatori del concorso che si tiene ad Alassio, quest´anno è la 58esima edizione. «Oggi la partecipazione pubblica è stata in parte sostituita dagli investimenti di sponsor privati. La realizzazione del concorso ha un costo di 200 mila euro». Qualcosa di vecchio e qualcosa di nuovo sembra essere adesso la formula, un fenomeno antico, arcaico, che si cerca di declinare in modo più contemporaneo. «Miss Universo, il concorso di Donald Trump, in Italia era caduto in disgrazia, lo abbiamo recuperato», dice Giuseppe Galliano. «Non abbiamo nessuna sovvenzione, abbiamo fatto però un accordo con le "Donne del vino", un gruppo di imprenditrici, per veicolare messaggi non solo legati alla bellezza. Un concorso per funzionare deve offrire qualcosa di valido alle ragazze». Offrire qualcosa, dare un´opportunità, una prospettiva. Era forse quello che si aspettava Karima el Marough, in arte Ruby, quando partecipò al concorso «Una ragazza per il cinema» a Sant´Alessio siculo, nel 2009. Non finì però sullo sfondo di un programma televisivo. Precipitò nelle notti di Arcore. Si sa, un concorso può andare anche così. Dice una concorrente: «Non siamo solo belle in vetrina, sappiamo decidere e quando si spengono i riflettori c´è chi torna a casa e chi accetta un invito».