Luigi Zingales, Il Sole 24 Ore 7/8/2011, 7 agosto 2011
NON POSSIAMO PIÙ SALVARCI DA SOLI
Vorrei proprio essere smentito, ma temo che il tempo sia davvero scaduto. La manovra economica, il piano di crescita, i tagli dei costi della politica, le privatizzazioni rimangono obiettivi utili, ma mi domando se hanno ancora da soli la capacità di sottrarci dall’abisso. La spirale che tanto temevamo si è messa in moto. Il mercato ha perso fiducia nell’Italia e questa mancanza di fiducia si è trasformata in una prospettiva autorealizzantesi. Se gli investitori non pensano che ce la faremo, rifiutano di investire sui titoli italiani, contribuendo a rendere le loro paure realtà. A metà luglio, con lo spread sui bund a 200 punti potevamo ancora sperare di invertire la rotta con le nostre forze. Oggi con lo spread a 400 è molto più complicato. A meno di interventi internazionali. Addirittura la Spagna viene ora considerata più sicura di noi. Siamo diventati l’anello debole della catena, quello su cui c’è il rischio si accaniscano tutti gli speculatori. Che fare? Non fare nulla è un’opzione suicida. Si arriverebbe presto a un default non pilotato dell’Italia, con conseguenze devastanti sul sistema bancario ed economico italiano ed europeo. Per evitare questa apocalisse, io vedo solo tre vie d’uscita.
La prima prevede un massiccio intervento dell’Europa (leggi Germania) a sostegno del nostro debito e di quello spagnolo. Questa soluzione ha tre problemi. Primo, per riuscire, l’impegno dovrebbe essere (almeno potenzialmente) illimitato. Se ci fosse un tetto, il mercato andrebbe subito a testarlo, come ha fatto finora tutte le volte che è stato annunciato un intervento a sostegno di un Paese in crisi. La Germania sarebbe quindi costretta ad alzarlo, perdendo soldi e credibilità. Il secondo problema è che questo aiuto ammonta a un enorme trasferimento dai tedeschi agli italiani e spagnoli. Non si tratta di solidarietà ma di assistenza. Perché dovrebbe l’operaio tedesco pagare molte più tasse per risparmiare ai ricchi italiani e spagnoli una patrimoniale? Anche se la Merkel volesse suicidarsi politicamente e approvare questo aiuto, sarebbe rapidamente bloccata dalla Corte costituzionale tedesca.
Il terzo problema è che, per funzionare, questo aiuto deve avvenire contestualmente a un trasferimento di autorità politica e fiscale a Bruxelles (leggi Berlino). Come la Spagna ha dimostrato, l’autonomia regionale senza controllo centrale porta a un’esplosione del debito. Questo significa commissariare l’Italia, con rischi di fortissime tensioni politiche e sociali. Se dopo l’unificazione il Sud d’Italia si ribellò per l’imposta sul macinato, come si comporterebbe l’Italia di fronte a una nuova forte imposizione fiscale decisa a Berlino?
La seconda via d’uscita è il tanto invocato intervento della Banca centrale europea. Ma si tratta di un modo surrettizio per arrivare allo stesso risultato. Per riuscire, l’intervento della Bce dovrebbe essere un enorme "quantitative easing" in cui la Bce si compra i titoli di Spagna ed Italia. Non si tratterebbe di una semplice immissione di liquidità ma di un vero e proprio bailout. Come tale scatenerebbe gli stessi problemi della prima via d’uscita.
La terza via d’uscita è la fine dell’euro. Come già scrissi sul Sole 24 Ore (9 maggio 2010), il modo più indolore per realizzarlo sarebbe quello di far uscire dall’euro la Germania ed i Paesi del Nord Europa, che formerebbero un nord-euro. Il nord-euro si apprezzerebbe immediatamente rispetto all’euro attuale, permettendo all’Italia di aumentare le sue esportazioni e di riprendere a crescere. L’Inghilterra oggi ha una situazione fiscale comparabile alla nostra, ma non soffre sui mercati perché può stampare la sua moneta. Nel momento in cui anche noi potessimo fare lo stesso la nostra situazione sarebbe immediatamente diversa. Avremmo il rischio d’inflazione, ma non quello più devastante del default.
L’euro è stato un bellissimo ideale, ma lo si cercò di realizzare prima che ci fossero le condizioni necessarie per sostenerlo. Bisognava fare prima gli europei e poi l’Europa e non viceversa. Perché Paesi diversi possano vivere con la stessa moneta è necessario che siano integrati non solo nel mercato dei prodotti (come lo è l’Unione europea), ma anche nel mercato del lavoro. Nel frattempo è meglio che seppelliamo la moneta unica prima che la moneta unica seppellisca per sempre l’idea di Europa.