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 2011  agosto 06 Sabato calendario

FINANZA E DERIVATI OTTO VOLTE PIÙ FORTI DELL’ECONOMIA REALE

Quando i politici ribadiscono che l’attacco all’Europa e all’Italia è ingiustificato perché i fondamentali economici sono sani, ricordano un po’ il vecchio Priamo. Anche il mitologico re di Troia pensava che le mura della sua città fossero forti per resistere all’attacco degli achei. E in effetti lo erano: il problema è che un gigantesco cavallo di legno, con l’inganno, le varcò comunque. Oggi il rischio è lo stesso: i moderni cavalli di Troia non sono più di legno e hanno nomi ben meno mitologici: si chiamano credit default swap, spread, Etf, Borse, derivati, volatilità. Ma rischiano di avere lo stesso effetto distruttivo: insinuarsi nell’economia reale e, alla lunga, minarne le fondamenta. Come cavalli di Troia. O, per cambiare paragone, come Ufo pronti ad invadere la Terra.

Il motivo è presto detto: sono, come si vede nella grafica, molto più grandi dell’economia reale. Se il Prodotto interno lordo del mondo intero nel 2010 è stato di 74mila miliardi di dollari, la finanza lo surclassa: il mercato obbligazionario mondiale vale 95mila miliardi di dollari, le Borse di tutto il mondo 50mila miliardi, i derivati 466mila miliardi. Tutti insieme (e stiamo escludendo valute e quant’altro), questi mercati sono otto volte più grandi della Terra: della ricchezza prodotta da industrie, agricoltura, servizi. È per questo che, con mille meccanismi, riescono a condizionare con il loro isterismo il mondo reale. La teoria insegna che i mercati finanziari dovrebbero riflettere i fondamentali economici, ma non è più così: ormai li determinano.

Il posizionamento

Per capire come funzionano bisogna fare un passo indietro. Tutto inizia quando la Grecia entra in crisi, seguita da Irlanda e Portogallo. Questo mina ben presto la fiducia degli investitori internazionali: non tanto per il peso di questi Paesi (che contano poco nell’economia europea), ma per la totale incapacità dell’Unione europea di reagire. I grandi fondi e le grandi banche mondiali iniziano così ad alleggerire i loro investimenti su questi paesi, ma risparmiano in parte l’Italia: il Belpaese è abbastanza periferico per consentire loro di tenere un’esposizione sul Sud Europa, ma abbastanza solido per non rischiare troppo.

Per fare tutto questo, e per guadagnarci anche, ci sono mille modi. Tanti giochetti finanziari. «Uno era di vendere Spagna sui mercati dei titoli di Stato e di comprare Italia», spiega un operatore. Un altro – ben più popolare – era di vendere Italia e comprare Germania. Questo si poteva e si può fare con i titoli di Stato veri e propri, oppure con i loro "cloni": i credit default swap (Cds), polizze che servono per assicurarsi contro il crack di un Paese. Un’altro giochino è quello chiamato carry trade: i grandi investitori prendono in prestito denari a tassi bassi per comprare titoli (anche BTp) con tassi più elevati. Oppure ci sono gli Etf: strumenti che replicano pedissequamente gli indici azionari o obbligazionari, con la possibilità di ampliarne i movimenti. Se si azzecca l’intuizione, si può guadagnare il doppio o il triplo. Su tutti gli investimenti, infine, si può sempre costruire una "leva": un ulteriore moltiplicatore di guadagni e di perdite. Le vie della finanza sono infinite.

L’invasione

Il problema è che poi il clima è peggiorato in Europa. Alla crisi di Grecia, Portogallo e Irlanda, si è aggiunta un’aggravante: l’economia ha iniziato a rallentare. Questo ha fatto scattare il panico in molti investitori: se la congiuntura frena, per gli Stati (Italia in primis) sarà più difficile rimborsare i debiti. Subito sono iniziate le vendite: in Borsa, sui bond, sui derivati. Chi in precedenza aveva imbastito giochi speculativi ha dovuto subito smontarli: chi, per esempio, vendeva Spagna e comprava Italia ha iniziato a fare l’opposto. E ha continuato a comprare Germania, cioè Bund.

Mercati finanziari così grandi permettono di aggiustare il tiro in poco tempo. Chi può, vende titoli di Stato. Altrimenti scarica azioni, per esempio quelle italiane: qualunque titolo è ormai considerato rischio-Stato. Altrimenti fa lo stesso attraverso i credit default swap: compra polizze assicurative e si protegge dal rischio Italia. Oppure usa i futures. O i cari amici Etf. Morale: neanche il tempo di accorgersene e crolla tutto.

Le conseguenze

Tutto questo ha effetti diretti sul destino di interi Paesi. Se i rendimenti dei titoli di Stato salgono troppo, che sia giusto o sbagliato non importa: per i Governi in ogni caso diventa prima oneroso, poi difficile infine impossibile rifinanziare il proprio debito. E se i Governi non riescono più a collocare titoli di Stato, vanno in default perché non possono più rimborsare i debiti in scadenza: evento già sfiorato da Grecia, Portogallo e Irlanda. Se accade, significa che il primo cavallo di Troia ha varcato le mura. Anche perché subito dopo crollano le banche. Se i titoli in Borsa precipitano troppo, il problema è invece serio per le imprese: il Paese perde ricchezza, i consumi calano, le imprese fatturano meno, dunque licenziano. Se accade, significa che il secondo cavallo di Troia ha fatto centro.

E così via: mercati finanziari immensi e volatili, con la loro capacità di amplificare l’isterismo, hanno alla fine un impatto enorme sull’economia reale. Chi vede il bicchiere mezzo vuoto pensa che tutto questo possa distruggere Paesi interi. Chi preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno, invece, pensa che alla fine i mercati spingeranno i Governi a prendere velocemente decisioni difficili ma necessarie. Comunque li si guardi, i cavalli di Troia stanno entrando. E non possiamo neppure arrabbiarci non Ulisse: li abbiamo costruiti noi – uomini di finanza con il tacito consenso dei politici – non fantomatici nemici. My. L. • PAROLA CHIAVE CDS - Il credit default swap (Cds) è uno swap che ha la funzione di trasferire l’esposizione creditizia di prodotti a reddito fisso tra le parti. È il derivato creditizio più usato: si tratta dell’accordo tra un acquirente e un venditore per mezzo

del quale il compratore

paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo a un credito (per esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito. Il Cds viene spesso utilizzato con la funzione di polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un’obbligazione. • PIÙ DELLE MOSSE SUL DEBITO SERVONO REGOLA AI MERCATI - «Io sono in totale disaccordo con la teoria generalmente accettata, secondo cui i mercati finanziari tendono sempre all’equilibrio e scontano il futuro in maniera corretta. Io ho un credo differente. I mercati – a mio avviso – non si limitano a scontare il futuro: concorrono nel crearlo. In certe circostanze, possono avere un effetto diretto sui cosiddetti fondamentali. Quando questo accade, i mercati entrano in uno stato di disequilibrio dinamico e iniziano a comportarsi in maniera difforme da ciò che viene considerato normale. Questi momenti non sono frequenti, ma quando si verificano i mercati possono diventare distruttivi: per il semplice motivo che possono influire sui fondamentali dell’economia».

Queste parole sono state pronunciate da uno che di finanza distruttiva se ne intende: George Soros. L’uomo che nel 1992, con le sue speculazioni sulla lira e sulla sterlina, costrinse l’Italia e la Gran Bretagna ad uscire dal Sistema monetario europeo. Soros questo discorso lo fece nel 1994 davanti al Congresso americano, riferendosi alla sua teoria della «riflessività» elaborata nel 1987. Eppure questo monito, arrivato 14 anni fa dal padre di tutti gli speculatori, è caduto nel vuoto. Nessuno, né nel Congresso americano, né tra gli organismi internazionali, ha mai pensato di regolamentare o di rinchiudere in Borse ufficiali mercati che un giorno o l’altro avrebbero potuto impazzire.

Nel 1994 si sarebbe anche potuto fare qualcosa. I mercati finanziari, infatti, erano un nonnulla rispetto ad oggi. I derivati di tutto il mondo – calcola l’Isda – ammontavano a 11mila miliardi di dollari: tanto, ma comunque 42 volte meno dei 466mila miliardi di oggi. I credit default swap, spesso oggi sotto accusa, non esistevano neppure. I mercati obbligazionari valevano, in tutto il mondo, 11mila miliardi di dollari: una briciola rispetto ai 95mila di oggi. Allora, se si fosse ascoltato il monito di Soros, si sarebbero potute creare regole più stringenti o Borse regolamentate anche per i derivati.

E invece non è stato fatto. Oggi i 466mila miliardi di euro di derivati sono tutti scambiati fuori da qualunque Borsa o listino regolamentato: generalmente vengono contrattati dai trader al telefono. Anche i credit default swap: un operatore alza la cornetta, l’altro gli propone un prezzo, e l’affare si chiude. Senza alcuna trasparenza. Senza che nessun altro ne sappia nulla. Anche i mercati obbligazionari sono in gran parte fuori dalla luce: uno studio di Celent rivela che, in Europa, solo il 40% del mercato gira su listini elettronici. Tutto il resto è nella nebbia. Persino gli scambi azionari, fino a pochi anni fa concentrati in Borsa, ora si stanno spostando su luoghi meno trasparenti. Per esempio i «dark pool» (piscine oscure). Oggi, forse, è troppo tardi. Ma se invece di gridare al lupo di fronte agli speculatori venissero erette regole internazionali in grado di aumentare la trasparenza, forse un argine in più ci sarebbe. Morya Longo • PAROLA CHIAVE - TRIPLA A (AAA) - La tripla A (AAA) è la sigla utilizzata dalle società di rating per indicare un soggetto che gode del massimo livello di affidabilità. Per avere un’idea della classificazione di un rating, Standard & Poor’s utilizza le seguenti definizoni. Tripla AAA = elevata capacità di ripagare il debito; doppia AA = alta capacità di ripagare il debito; A = solida capacità di pagare i debiti, che può essere influenzata de fattori esterni (es. prezzo del petrolio); BBB = adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare; BB o B = debito prevalentemente speculativo; CCC o CC - debito altamente speculativo; D = Società in stato di insolvenza.