Fabrizio Peronaci, Sette 4/08/2011, 4 agosto 2011
DALLA TESI DI UNO STUDENTE “NUOVE PISTE” PER IL CASO ORLANDI UN’INDAGINE DA 110
E nel cold case di Emanuela Orlandi spuntò il laureato-investigatore. Un giovanotto con la mania del noir, che per due anni ha studiato tutti gli articoli pubblicati (siamo nell’ordine delle migliaia…), consultato gli atti giudiziari, letto libri, visionato filmati televisivi, compulsato il mondo del web fino all’ossessione. Non basta: poi è passato alle fonti orali. Ed è andato a sentire le amiche di Emanuela, gli insegnanti della scuola di musica, persino il primo giudice istruttore dell’epoca, Margherita Gerunda, presentandosi con impareggiabile faccia tosta: «Scusi il disturbo, può raccontarmi qualche retroscena investigativo? Meglio se inedito, sa... Sto facendo una tesi di laurea…».
Tommaso Nelli, 28 anni, marcato accento pisano, ex studente fuorisede a Roma, oggi precario: è lui il neodottore della facoltà di Lettere della “Sapienza”, cattedra di “Giornalismo d’inchiesta”, capace di portare tre novità non trascurabili in uno degli intrighi più inquietanti d’Italia, il giallo della ragazzina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983 e mai più ritrovata. Tommaso si è laureato un anno fa con una tesi da titolo “Vittime di un gioco più grande. Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: due misteri senza fine”, negli stessi giorni in cui Pietro, il fratello maggiore, volava in Turchia per incontrare Ali Agca. «Mi hanno dato 8 punti, bel colpo! Partivo da 102 e ho preso 110».
Il suo lavoro di scavo, insomma, in sala lauree è stato premiato. E chissà che non possa tornare utile alla Procura di Roma. Anche perché, negli ultimi tempi, la Vatican connection (la scomparsa della Orlandi è da sempre abbinata a quella di Mirella, un mese prima, anche lei a Roma) ha ripreso quota in seguito alle dichiarazioni di “Lupo”, al secolo Luigi Gastrini, ex agente segreto del Sismi: «Emanuela è viva, in un manicomio a Londra», ha detto l’enigmatico 007, intervenuto in diretta in una tv romana mentre Pietro Orlandi stava presentando il suo libro “Mia sorella Emanuela”. Il fratello è quindi partito per l’Inghilterra. Ha bussato a una decina di ospedali e cliniche psichiatriche. Ha lasciato ai dottori la foto dell’“invecchiamento” del volto realizzata dalla polizia scientifica. Ed è tornato deluso, anche se non rassegnato, in attesa di ulteriori sviluppi, visto che Gastrini è stato poi interrogato dai magistrati di Bolzano, dove la ragazza fu vista un mese e mezzo dopo la scomparsa.
E ora c’è la tesi-Nelli. «Ho scoperto novità rilevanti, possono interessare?». La prima, supportata da una robusta pezza d’appoggio, è che il telefonista “Mario”, alias Giuseppe De Tomasi, esponente della banda della Magliana attualmente ai domiciliari per storie di usura, ma soprattutto indagato dal 2009 in quanto ritenuto “la voce” che per prima chiamò a casa Orlandi, in realtà il 21 giugno 1983, giorno prima del rapimento, era finito in galera. «L’ho appurato leggendo le 480 pagine della sentenza Lupacchini del 1994 sulla banda della Magliana. De Tomasi fu tratto in arresto dai carabinieri di Roma in esecuzione del mandato di cattura n. 6932/81, per riciclaggio, ricettazione e associazione per delinquere. Mi pare strano che abbia potuto telefonare dal carcere, anche perché i cellulari all’epoca non c’erano». Implacabile, Watson. E così la pista della Magliana è sistemata…
Ma non basta. Il paragrafo 3.5 della tesi-Nelli si intitola S.C.V., vale a dire “Silenziosa Complicità Vaticana”. Sul caso Orlandi “in piazza San Pietro hanno reagito tirando le tende e chiudendo le persiane”, chiosa l’aspirante Carl Bernstein nostrano che, dopo aver approfondito il tema “Rogatorie cadute nel vuoto”, cala un altro asso: «Mi sono rivolto alla sala stampa della Santa Sede, nella persona di padre Federico Lombardi, per chiedere una testimonianza diretta. L’unica risposta pervenuta sono stati i comunicati stampa emessi dal 3 luglio 1983 al 25 aprile 1984». Materiale inutile? Mica tanto: «Da queste veline emerge un’anomalia», incalza Tommaso, «perché sotto la voce “argomenti”, parametro usato a fini d’archivio, già dal primo appello di Wojtyla la vicenda è stata classificata come “sequestro di persona”. Eppure quel 3 luglio 1983 nessuno aveva ancora rivendicato l’ostaggio e si parlava solo di una scappatella di una quindicenne…». Già, nessuno. Ergo: qualcuno in Vaticano sapeva?
LA SCOPERTA FINALE
L’ultima discovery è supportata da una fotografia: l’ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro seduto a fianco di suor Dolores, la direttrice del conservatorio frequentato da Emanuela, in occasione di una cerimonia pubblica. «Si sapeva che Scalfaro, che al tempo del sequestro Orlandi fu ministro dell’Interno nel governo Craxi, aveva l’ufficio al 4° piano del palazzo di Sant’Apollinare, vicino alle aule di musica e sopra la cripta in cui è ancora sepolto il boss della Magliana Renatino De Pedis?». Veramente no. «È un dettaglio che può aprire nuovi scenari. Un maestro della scuola mi ha detto che l’ex presidente conosceva suor Dolores e offrì il suo aiuto per ritrovare Emanuela. Ora mi chiedo: perché i giudici non l’hanno mai sentito? Vista la carica ricoperta nel governo, cioè punto di riferimento dei servizi segreti, e i rapporti confidenziali con suor Dolores, una sua testimonianza poteva essere utile…».
E tre. L’indagine, oltre al “110”, è valsa a Nelli i complimenti di Pietro Orlandi, che l’ha incontrato per ringraziarlo: «Voi giovani siete la nostra speranza: la verità su mia sorella si potrà conoscere solo tenendo alta l’attenzione sulla scandalosa rete di omissioni, reticenze e depistaggi che hanno caratterizzato l’intera vicenda». Adrenalina allo stato puro, per il giovane detective: «Il mio sogno? Ovvio, risolvere questo giallo, forse il più intricato della storia repubblicana. Intanto collaboro con un sito specializzato in inchieste senza censura, www.infiltrato.it...». E bravo il Marlowe pisano.