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 2011  agosto 05 Venerdì calendario

LA CRISI? CHIAMATELA LA GRANDE CONTRAZIONE

Perché tutti continuano a far riferimento alla recente crisi finanziaria chiamandola "La Grande Recessione"? Dopotutto, questo termine è basato su una diagnosi sbagliata, e per questo pericolosa, circa i problemi che affliggono gli Stati Uniti e altri Paesi causando previsioni e policy erronee.

L’espressione "Grande Recessione" dà l’impressione che l’economia stia assumendo il profilo di una tipica recessione, anche se un po’ più severa - qualcosa come un’influenza molto brutta. Ecco perché, durante questo ribasso, gli esperti e gli analisti che hanno tentato di fare analogie con le precedenti recessioni americane post-belliche si sono sbagliati completamente.

Inoltre, troppi policymaker si sono basati sulla convinzione che, alla fine dei conti, quella che osserviamo è solo una profonda recessione che può essere domata facendo generosamente affidamento sugli strumenti di policy convenzionali, come un’adeguata politica fiscale o bailout massicci.

Tuttavia il vero problema è che l’economia mondiale si è eccessivamente indebitata, e non c’è alcuna via di scampo veloce senza un piano per trasferire ricchezza dai creditori ai debitori, tramite dei default o delle repressioni finanziarie o utilizzando l’inflazione.

Una più accurata, anche se meno rassicurante, definizione della crisi in corso è "la Seconda Grande Contrazione". Carmen Reinhart e io proponiamo quest’epiteto nel nostro libro Questa volta è diverso, uscito nel 2009, basato sulla diagnosi che vede la crisi come una tipica profonda crisi finanziaria e non una tipica profonda recessione.

La prima "Grande Contrazione" naturalmente fu la Grande Depressione, come rilevato da Anna Schwarz e dall’ultimo Milton Friedman. La contrazione si manifesta colpendo non solo la produzione e l’occupazione, come in una normale recessione, ma anche debito e credito, e con il deleveraging che tipicamente si completa in parecchi anni.

Perché discutere di semantica? Beh, immaginate di avere una polmonite e di pensare che sia solo una brutta influenza. Potreste facilmente prendere la medicina sbagliata e pensereste certamente di tornare alla vostra vita normale molto più velocemente di quanto sia realmente possibile.

In una recessione convenzionale, una ripresa della crescita implica un ritorno alla normalità ragionevolmente veloce. Non solo l’economia riguadagna il terreno perduto ma, entro un anno, si riallinea con il trend di sviluppo di lungo periodo.

Il seguito di una tipica profonda crisi finanziaria è qualcosa di completamente diverso. Come Reinhart e io dimostriamo, un’economia ha bisogno di più di quattro anni per raggiungere gli stessi livelli di reddito per capite che aveva nel momento migliore prima della crisi.

Fino adesso, in un’ampia gamma di variabili macroeconomiche, che includono output, occupazione, debito, prezzi delle case, e persino equity, i nostri riferimenti quantitativi basati sulle precedenti crisi finanziarie post-belliche hanno dimostrato di essere molto più accurati della logica convenzionale in caso di recessioni.

Molti commentatori hanno sostenuto che lo stimolo fiscale ha per lo più fallito non perché è stato mal diretto, ma perché non è stato grande abbastanza per contrastare una "Grande Recessione". Ma, in una "Grande Contrazione", il problema numero uno è l’indebitamento esagerato. Se i Governi che hanno un alto rating vogliono spendere le proprie risorse in maniera efficace, la cosa migliore da fare è di concentrarsi su cancellazioni o riduzioni del debito.

Per esempio, i Governi potrebbero facilitare la stipulazione d’ipoteche in cambio di una parte in qualsiasi aumento del prezzo delle case che potrebbe avvenire in futuro. Una stessa cosa potrebbe essere fatta a livello dei Paesi. Per esempio, i votanti dei Paesi ricchi in Europa potrebbero forse essere convinti a prender parte a un piano di salvataggio della Grecia molto più ampio (uno che sia effettivamente abbastanza importante da funzionare), in cambio di pagamenti più elevati in dieci, quindici anni se la crescita greca risultasse essere migliore del previsto.

Esiste un’alternativa ad anni di giri in tondo e indecisioni? In un mio intervento del dicembre 2008, sostengo che l’unico modo pratico di accorciare l’imminente periodo di doloroso deleveraging e crescita ridotta sarebbe una vampata sostenuta d’inflazione moderata, diciamo 4-6% per diversi anni.

Naturalmente, l’inflazione è un trasferimento ingiusto e arbitrario di reddito da risparmiatori a debitori. Ma alla fine dei conti, un trasferimento di questo tipo è il modo più diretto per velocizzare la ripresa. Alla fine, in un modo o nell’altro ci sarà comunque, come l’Europa sta imparando dolorosamente.

Alcuni osservatori guardano a qualsiasi suggerimento d’inflazione anche poco elevata come a un’eresia. Ma le Grandi Contrazioni, al contrario delle recessioni, sono eventi molto rari, che accadono ogni 70 o 80 anni. Ci sono momenti in cui le banche centrali devono spendere parte della credibilità accumulata durante gli anni normali.

La fretta di saltare sul carro della "Grande Recessione" è dovuta al fatto che molti analisti e policymaker semplicemente avevano una struttura erronea in mente. Sfortunatamente, adesso è anche troppo chiaro quanto si stessero sbagliando.

Ammettere che abbiamo usato una struttura interpretativa fallace è il primo passo verso una soluzione. La storia suggerisce che le recessioni vengono sempre rinominate quando il fumo svanisce. Forse in questo caso il fumo svanirà più velocemente se abbandoniamo l’etichetta "Grande Recessione" immediatamente e la sostituiamo con qualcosa di più congruo, come "Grande Contrazione".

È troppo tardi per cancellare le previsioni sbagliate e le policy inopportune che hanno segnato il seguito della crisi finanziaria, ma non è troppo tardi per agire in maniera migliore.

(Traduzione di Roberta Ziparo)