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 2011  agosto 05 Venerdì calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 147 - PARIGI: PARLA IL CONTE

Questo vertice doveva discutere la Nota sulle Legazioni , se ho capito bene.

Sì, esattamente. Ma Napoleone non si lasciò convincere. Il Papa non si poteva toccare, bisognava lasciar stare i cattolici. Alla fine l’imperatore ordinò a Walewski di riunire in un unico rapporto la questione degli stati romani e la questione della Grecia. Walewski, molto riluttante, dovette obbedire. D’altra parte anche la strategia di Cavour - che aveva tentato di stabilire un nesso tra questione d’Oriente e situazione italiana - usciva sconfitta da questa decisione. Walewski potè infatti sostenere che, a questo punto, i plenipotenziari sardi non avrebbero avuto diritto di partecipare alla discussione sul destino di Moldavia e Valacchia. Clarendon spingeva su Cavour perché protestasse, ma Cavour si rifiutò: una protesta avrebbe potuto compromettere le relazioni con i francesi ed egli, come sappiamo, voleva restare alleato sia di Londra che di Parigi. Si arrivò così alla seduta dell’8 aprile. La famosa seduta in cui Cavour prese la parola.

Sentiamo.

Stavano stretti intorno al tavolo ovale perché erano arrivati i prussiani. Il tavolo, costruito apposta per il congresso, era da dodici e con i prussiani i delegati erano diventati quattordici. Cominciò Walewski: vi sono questioni in Europa - disse - che potrebbero un giorno mettere in pericolo la pace. Le elencò: le condizioni della Grecia, l’occupazione degli stati romani da parte dei francesi, il comportamento del re di Napoli, gli eccessi della stampa in Belgio. Parlava senza solennità, come se l’avessero costretto. In effetti l’avevano costretto, lui non avrebbe mai voluto far torto al conte Buol, l’austriaco. Prese allora la parola lord Clarendon. Gli si offriva infatti una splendida occasione di mettere sotto accusa lo Stato pontificio ed egli non si fece pregare. Propose che i francesi si ritirassero da Roma e che il congresso invitasse il Papa a riformare la sua amministrazione, o secolarizzandola o accordando l’autonomia amministrativa alle province piazzate tra gli Appennini, l’Adriatico e il Po. Poi attaccò Napoli e qui esagerò. Durante la guerra, Napoli era rimasta dalla parte dei russi, quindi per il conte Orlov e gli altri delegati di Pietroburgo re Bomba andava lasciato stare. Così Buol, quando ebbe la parola, potè protestare perché il congresso affrontava questioni estranee alla pace, per le quali non aveva istruzioni, non voleva chiederle e se l’avessero costretto a chiederle avrebbe consigliato il suo imperatore di non dargliene. Qui un contrasto russo sarebbe stato possibile, ma la violenza dell’attacco di Clarendon l’aveva reso impossibile.

Finora è solo guerra di frasi. In pratica non è successo niente.

Prese la parola Cavour. Capisco disse - che non si arriverà a una soluzione soddisfacente di questa discussione, e allora mi limito a una protesta formale. «Io dichiaro che pur riconoscendo il diritto dell’Austria a rifiutarsi di discutere sulla questione italiana, io considererei della massima importanza che l’opinione delle potenze riunite a congresso si manifestasse in modo formale. È chiaro che l’occupazione degli stati romani tende a diventare permanente. Essa dura da otto anni e non c’è segno che sia prossima alla fine. Le cause o i pretesti che l’hanno provocata sussistono ancora con la medesima forza dell’epoca in cui l’occupazione ebbe luogo. Lo Stato della Romagna è addirittura peggiorato, come prova il fatto che l’Austria ritenga indispensabile mantenere lo stato d’assedio a Bologna e l’adozione degli stessi sistemi di estrema durezza adottati al momento dell’occupazione di Ferrara. Non è tutto questo contrario ai trattati? Non mette in pericolo l’equilibrio nella Penisola? Non attenta quindi - per questa via alla sicurezza del Piemonte? In effetti - continuò - l’Austria, facendo perno a Ferrara e a Piacenza, di cui continua la fortificazione in contrasto con lo spirito se non con la lettera del trattato di Vienna, domina tutta la riva destra del Po, e stendendosi lungo l’Adriatico è di fatto padrona della più gran parte d’Italia. Le Potenze riunite a congresso non possono sanzionare col silenzio un tale stato di cose. Il Regno di Sardegna, in particolare, è minacciato in modo speciale e deve protestare. Ecco perché io chiedo che l’opinione dei plenipotenziari di Francia e Gran Bretagna sia menzionata nel protocollo e che in esso si dia spazio anche alla mia solenne protesta».

Gli austriaci zitti?

Fece ancora in tempo ad approvare la condanna della politica napoletana fatta da Clarendon, che Hübner l’attaccò. Il tavolo si schierò piuttosto dalla sua parte. Infine Walewski, col suo stile scolorito, tirò le conclusioni. Il congresso era finito, anche se ci furono ancora colloqui segreti e persino un approccio del conte Buol, il quale venne a protestare le migliori intenzioni dell’Austria. « Parto - disse Cavour - col rincrescimento di vedere le nostre relazioni politiche peggiorate; ciò non toglie, ch’io speri che conserverete grata rimembranza al pari di me delle nostre relazioni personali». «Lasciatemi sperare - gli rispose Buol - che anche politicamente non saremo sempre nemici ».