ANDREA MALAGUTI, La Stampa 5/8/2011, 5 agosto 2011
Mobbing, marijuana e festini Trema la Torre di Londra - Lo scandalo, la congiura, una donna oltraggiata dagli Yeomen Warders e la vendetta
Mobbing, marijuana e festini Trema la Torre di Londra - Lo scandalo, la congiura, una donna oltraggiata dagli Yeomen Warders e la vendetta. Una dramma shakespeariano postmoderno ambientato nell’ambiguo cuore della Torre di Londra. Un Riccardo III meno violento, ma altrettanto velenoso, che fa impazzire i tabloid e mette a repentaglio la reputazione dei 35 Beefeaters. I riveriti guardiani dei Gioielli della Corona sono accusati di avere coltivato marijuana tra le mura del palazzo, mobbizzato una collega e organizzato visite private e in nero nelle stanze nobili di una fortezza trasformata in un villaggio selvaggio e fuorilegge. Furfantelli di quarta categoria che ospitavano per settimane disinvolte turiste nei propri letti, o vilipeso simbolo di una tradizione apparentemente indistruttibile? Dilemma che il Tribunale del Lavoro di Kingsway road ha il dovere di risolvere, nel corso di un processo che ha portato sul banco degli imputati i vertici della Historic Royal Palaces, fondazione indipendente che gestisce parte delle proprietà immobiliari di Sua Maestà. La prima volta che Keith Cima entrò da governatore tra le millenarie mura del monumento più visitato del Paese, chiese di passare dalla Porta dei Traditori, sfruttando l’entrata fluviale voluta da Edoardo I. «Sarà il simbolo della nostra potenza». Divenne un imbuto di sangue. Cima era convinto che l’ingresso sotto la volta di San Tommaso restituisse in maniera precisa l’oscuro senso di potere e mistero che dal 1078 definisce lo spirito della Torre. Era l’inverno 2006 e il governatore, dopo una vita passata nell’esercito, aveva accettato l’incarico da 90 mila sterline l’anno con l’orgoglio di chi si sente finalmente a cavallo della storia. Si era appena infilato in una palude. Gli Yeomen Warders (i Beefeaters appunto) sarebbero diventati presto il suo incubo peggiore. «Mi hanno isolato appena hanno capito che avrei attaccato la loro gestione illegale della Torre», ha giurato davanti ai giudici. Le cose precipitarono nel 2007, quando tra le guardie, per la prima volta in mille anni, venne arruolata una donna, Moira Cameron. I colleghi l’accolsero con freddezza. «Sarà complicato farti crescere la barba», dissero un paio di loro, con una aggressività che sfiorava la violenza. La Cameron fece rapporto a Cima e Cima si rivolse ai vertici della fondazione della Torre. Chiese - e ottenne la testa dei due irrequieti Beefeaters. «Da quel momento hanno cercato di farmi fuori. Anche fisicamente. Sono certo che parlarono con un killer». Un’idea folle? Di certo un’idea fissa. Tanto che il governatore pretese che fossero installate delle telecamere fuori dal suo appartamento. Tra le volte di quella pietra bionda di Caen voluta da Guglielmo il Conquistatore si sentiva uno struzzo spaesato. Girava da una stanza all’altra parlottando con se stesso, come gli anziani che recitano ai cubetti di ghiaccio del whisky il loro disagio in bianco e nero, spaventato dai sorrisi ambigui dei sovrani dipinti nelle gallerie reali, dal suono eternamente presente dei passi da fantasma di Anna Bolena, decapitata nella Torre il 19 maggio del 1536 e da allora incapace di trovare pace. Secondo Michael Day, chief executive della fondazione che decise di licenziare Cima nel gennaio del 2011, il governatore «aveva comportamenti inaccettabili per una persona che ricopre il suo ruolo. Si rivolgeva ai Beefeaters in modo autoritario e dava troppo ascolto alle voci. La storia della marijuana, ad esempio. Erano piante di pomodoro». Già, identiche. Day sostiene che Cima perse la testa quando un tribunale decise di risarcire con 60 mila sterline i due Yeomen licenziati per il caso Cameron. La donna, che portava la divisa con orgoglio, come un profumo intatto sul corpo, si ribellò di nuovo. «Dando ragione a loro prendono me per una visionaria». Non le andava di passare per una isterica mestierante da teatro che dopo uno spettacolo cambia d’abito e se ne va. Quella era la sua vita vera. Cima si infuriò ancora più di lei. «Prese la cosa come un affronto personale. Con le guardie il rapporto divenne insostenibile», insinua Day. Li odiava in maniera personale e caotica, con estrema veemenza. Questi uomini insolitamente privi di poesia gli sembravano barbari. In fondo il governatore amava la Torre con diffidenza, come si vuole bene a un cane zoppo o a una moglie che russa troppo forte per lasciare libera la notte. Per noia, per abitudine, o forse per la necessità di espiare oscuri peccati. Nessuno sa che cosa lo legasse davvero a quel luogo. Si sa però che una volta licenziato è andato dritto in tribunale per chiedere indietro il suo posto e uccidere i suoi fantasmi. «Nella Torre di Londra succedono cose orribili».