Giorgio Dell’Arti, La Stampa 4/8/2011, 4 agosto 2011
VITA DI CAVOUR - PUNTATA 146 - IL BAMBINO DI EUGENIA
Napoleone aveva una proposta alternativa?
Sì, spostare i duchi di Modena e di Parma in Moldavia e Valacchia, in modo da assegnare i due ducati al Piemonte. Oppure: si fa un solo stato di Moldavia e Valacchia e ci si manda il duca di Modena, si sposta a Modena la duchessa di Parma e si dànno a Vittorio Emanuele Parma e Piacenza. Che ne dice Londra? Londra fece sapere che non respingeva neanche questo progetto.
La Moldavia e la Valacchia corrispondono all’attuale Romania?
Più o meno. La verità era che nessuno dei due piani era praticabile, e Cavour lo sapeva benissimo. Francesi e inglesi tentavano di non rompere con Cavour ed evitavano di dire dei «no» espliciti. Napoleone III aveva adottato questo metodo, di far cadere il progetto cavouriano sulle Romagne proponendone un altro ancora più vasto, ancora meno praticabile. Cavour fingeva di crederci. D’altra parte, se nessuno se la sentiva di dire un no chiaro, poteva anche darsi che alla fine si arrivasse a ottenere qualcosa.
Perché - accettando per un momento queste logiche abbastanza allucinanti - lo scambio Modena/Parma con Moldavia/Valacchia non era praticabile?
Si legava la soluzione del problema italiano a quella del problema orientale. Le ricordo che il problema orientale non è risolto, di fatto, ancora oggi. E poi il congresso era stato riunito a seguito di una guerra tra russi e turchi che aveva modificato i confini a est e si trattava innanzi tutto di ripristinare quei confini esattamente come erano prima. Sarebbe stato ben strano che, operando così a est, si fosse poi rivoluzionata la carta geografica a ovest. V’erano anche una quantità di ostacoli materiali. I turchi non rinunceranno - è evidente - ai protettorati. In secondo luogo girava per gli alberghi dei congressisti una delegazione di moldovalacchi i quali scongiuravano di non mettere sul loro trono un austriaco. Purtroppo Francesco V di Modena era un Asburgo. Cavour propose di mandare laggiù il duca di Parma, cioè il figlio di Luisa Maria. Gli risposero: ma se ha otto anni! E lui: no, potremmo sposare la Luisa Maria col principe di Carignano e mandarli a Bucarest, non c’è pericolo che nascano figli dato che la Luisa Maria ha 38 anni e il Carignano non è troppo virile, insomma alla fine quel trono sarebbe tornato al piccolo Borbone...
E allora?
Impraticabile. I turchi non volevano riunire in un solo stato Moldavia e Valacchia. I turchi dicevano: ma in fin dei conti abbiamo vinto la guerra, come mai dovremmo rinunciare a dei territori? Così Walewski propose di accantonare la questione dei principati fino a che la pace non fosse stata firmata e, naturalmente, a quel punto la Sardegna non avrebbe avuto diritto di partecipare alla discussione, dato che non c’era rapporto tra i territori del Danubio e quelli padani. Walewski era sfacciatamente amico dell’Austria.
Ma senta, come si fa a spostare i confini in quella maniera...
La smania di rimescolare tutto aveva preso anche gli inglesi. Palmerston da Londra chiese se non si sarebbe potuto lo stesso combinare questo matrimonio Carignano/Luisa Maria, i due poi si sarebbe potuti mettere sul trono di Atene, in modo da lasciar libera Parma e Piacenza...
E i greci?
Ma le pare che si ponessero il problema di che cosa pensavano i greci? Cavour, a sentire quest’altra proposta, benché fosse la più pazzesca di tutte, si fregava le mani. Qui - pensava - a furia di offrir troni al Carignano finiranno per metterlo a Napoli al posto di Bomba.
Carignano? Bomba?
Carignano era un cugino di Vittorio Emanuele II. «Bomba» è il re di Napoli, Ferdinando II, famoso bombardatore di siciliani.
Ma quindi ci si stava avvicinando a una qualche soluzione favorevole...
No, erano tutte chiacchiere. Il congresso andava male. La parola «Italia» non era mai stata pronunciata.
Dove si svolgevano i lavori?
Al Quai d’Orsay, cioè al ministero degli Esteri, salone degli Ambasciatori, piano terra. Le sedute avevano un che di conviviale. Le finestre davano sulla Senna, le pareti erano tappezzate in satin cremisi, si camminava su un gran tappeto di Aubusson. Ai due lati della porta stavano i ritratti di Napoleone e Eugenia. Anche l’imperatrice Eugenia, la cosiddetta «spagnola», giocò una parte durante i lavori, perché era lì lì per dare alla luce un bambino e l’imperatore sperava che il Papa sarebbe venuto a Parigi a battezzarlo. Mai e poi mai, perciò, avrebbe acconsentito al progetto cavouriano sulle Romagne.
Su queste cose si giocano i destini di un Paese...
Il bambino poi nacque proprio nel giorno in cui Cavour voleva presentare a Bonaparte la Nota sulle Legazioni . Tentativo estremo di ottener qualcosa. La Nota si basava sull’idea di appoggiare la richiesta cavouriana con una protesta preparata a Bologna dai sudditi pontifici e sottoscritta dal maggior numero possibile di persone. Cavour mandò a questo scopo istruzioni a Minghetti, poi gli chiese di venire a Parigi. La polizia, a Bologna, non lo voleva neanche far partire, Minghetti dovette dire che andava a comprare certe macchine in Belgio. Quando arrivò a Parigi, dato che intanto era nato il bambino, si perse ancora qualche giorno. Ma, finalmente, eccoli riuniti: Napoleone, Clarendon, Cavour e Walewski.