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 2011  agosto 04 Giovedì calendario

Addio a Berrino, inventore del Muretto - Mario Berrino è morto a 90 anni proprio quando le ragazze dovevano andare sul suo Muretto per la sfilata delle miss

Addio a Berrino, inventore del Muretto - Mario Berrino è morto a 90 anni proprio quando le ragazze dovevano andare sul suo Muretto per la sfilata delle miss. E’ che ci sono appuntamenti che non guardano tanto per il sottile. Ieri, alle 5 della sera, le 35 nuove bellezze del 2011 sono salite per la fotografia di rito su quel terrapieno lungo 60 passi e alto poco più di un metro e mezzo che tiene i giardini accanto al Municipio, come uno di quei miti che durano il tempo di un uomo. A volte restano anche quando non ci sono più. Mario Berrino aveva smesso di respirare alle 9 e 30, in casa sua, nella villa del Mulino, sulle alture di Alassio. Da lassù poteva vedere tutto quello che era passato. E un giorno dell’estate del 1951, lo scrittore Ernest Hemingway era capitato al caffè Roma, in via Dante, e gli chiese se aveva del whiskey Antiquary vecchio di 12 anni che lui cercava dappertutto senza trovarlo mai. Suo fratello ne aveva comprato una cassa. Così glielo diede e diventarono amici. Una volta gli chiese cosa ne pensava di quel muretto: era brutto così. Voleva decorarlo con piastrelle in ceramica colorata e farle firmare. Ernest gli disse che era una grande idea. Ci lavorarono nella notte e al mattino dopo erano pronte le prime tre: Hemingway, il Quartetto Cetra e Cosimo Di Ceglie. Adesso sono più di 800. Mario Berrino era un pittore e un uomo di cultura, ma era anche uno di quelli che ha inventato il turismo della Rinascita, quello del dopoguerra, delle città da ricostruire e degli Anni del Boom, come il commendator Arpesella del Grand Hotel di Rimini, o come Bernardini a Viareggio. Sognavano un mondo per divertirsi. Berrino è morto quando quel mondo è finito. Adesso dovremo cercarci un posto per sopravvivere. Però, il suo nome è rimasto indissolubilmente legato al Muretto. Quel terrapieno piacque subito ai giovani. Ci si mettevano a gambe penzoloni, facevano flanella e guardavano lo struscio. Il sindaco di Alassio decise di multarli, perché non stava bene davanti al Municipio tutta quella gioventù sfaccendata. Loro inscenarono una protesta, venne giù un giornalista di Stampa Sera e poi tutti i grandi quotidiani. Il sindaco fu costretto a fare retromarcia. E i ragazzi per festeggiare, nella notte, assieme al presentatore Lucio Flauto, organizzarono un improvvisato concorso di Miss su quel Muretto diventato così famoso. Era il 1953, moriva Stalin e sulla spiaggia di Torvaianica venne ritrovato il corpo di Wilma Montesi. Quel giallo squassava la Roma bene e la politica, mentre Charlie Chaplin scappava dagli Usa messo sotto accusa dal maccartismo. Da allora quella manifestazione c’è tutti gli anni: hanno vinto anche Marisa Allasio, Maria Teresa Ruta, Simona Ventura, Laura Freddi. Tra le prime presidenti di giuria c’era Wanda Osiris, e fra i primi presentatori un giovanissimo Pippo Baudo. Un mondo di gente felice, che sognava un futuro, e spesso lo aveva. Dal 1953, dalla legge truffa al centrosinistra, e poi agli anni di piombo, il Muretto e Berrino hanno accompagnato l’Italia. Nel ‘74, il pittore fu vittima di uno dei primi sequestri. Tornò dopo il rapimento in questa casa dove è morto ieri mattina, guardando per l’ultima volta il suo mondo. Ne uscì, da quella storia, molto segnato. Però, quando doveva parlare di Alassio, continuava a citare un elenco di bella gente, grandi industriali, soldi a palate, ricordi. Come quello del pappagallo Pedrito, che Hemingway gli aveva regalato. Lo scrittore americano gli dava da bere la schiuma della birra. E lui raccontò che un giorno un cameriere aveva fatto cadere un vassoio pieno di bicchieri di Marie Blizzard, «e Pedrito si era precipitato lì sopra e s’era messo a bere come un ciuco. Rimase ubriaco per quattro giorni cantando tutte le canzoni che conosceva». Alla fine se n’è andato come l’ultima sentinella di un mondo che non c’è più, con il vestito nuovo della festa e una stanchezza strana che gli aveva preso il cuore. Solo un mese fa se ne andava ancora alla sera a fare una passeggiata sulla battigia, fino all’hotel Méditerranée. Gli piaceva guardare i bagnini che rimettevano a posto le sdraio, perché domani, in fondo, sarebbe stato di nuovo un altro giorno. *** Ricci: “Celebrai il suo spirito con tre tapiri” - Ora che è morto Mario Berrino, il turismo ligure sembra più stretto. Scompare il simbolo di un modo di fare vacanza all’opposto del mordi e fuggi odierno. Allora, chi poteva faceva le vacanze di almeno tre settimane consecutive e Alassio apriva due ore dopo che la Fiat Mirafiori chiudeva per ferie. Antonio Ricci, alassino di adozione, patron di «Striscia la notizia», parla del personaggio-Berrino. Come lo ricorda? «Era un uomo pieno di energia positiva. Bastava vederlo apparire sulla sua 500 rossa decappottata per metterti di buon umore. Questa positività si riscontra nei suoi quadri, che ha prodotto nell’arco di 60 anni. Una pittura solare, che ricorreva ai colpi di spatola, ai colori tratti dal tubetto e spalmati sulla tela. Il suo era un mondo risoluto, senza dubbi esistenziali, proiettato su paesaggi assolati». Come e quando lo ha conosciuto? «Berrino lo conoscevo da tempo, ma solo di recente ho avuto il piacere di parlargli. L’occasione si è presentata l’anno scorso, in autunno, quando ci furono i festeggiamenti ufficiali, con tanto di ricevimento in Comune, per i suoi 90 anni. Siccome mi avevano spiegato che in quell’occasione venivano ricordati anche i 30 anni del nipote e i 60 del genero, rispettivamento figlio e marito di Luisella (figlia di Berrino, ndr), la speaker di Radio Montecarlo, pensai di fargli recapitare da Staffelli tre tapiri di diverse dimensioni, montati a piramide, a significare il trascorrere delle generazioni. Ne fu particolarmente contento. La sua voce al telefono era piena di entusiasmo ed energia». Che personaggio era? «Era davvero un personaggio e non dimentico anche il suo grande amore per la famiglia». ROMANO STRIZIOLI