Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 4/8/2011, 4 agosto 2011
IL FATTO DI IERI - 4 AGOSTO 1906
Italiani, quasi tutti italiani, emigranti poveri, clandestini, ammassati sul bastimento della speranza, verso il sogno di una vita migliore. Partiti da Genova il 2 agosto 1906 sul Sirio, il “piroscafo veloce” dei cantieri di Glasgow, con cabine lussuose per passeggeri vip e centinaia di poveracci di terza classe ammassati come bestie sul ponte di prua. Un viaggio lungo, direzione Uruguay, Brasile, Argentina. Il vento favorevole e il Sirio vola, a tutta forza, lungo la costa spagnola, verso Gibilterra. È un transatlantico potente, ma non ha paratie stagne, né doppie eliche, né scialuppe di salvataggio sufficienti e, in omaggio al business degli emigranti, è stracarico di clandestini, imbarcati in soste fuori programma. Alle 5 del pomeriggio del 4 agosto, nel maledetto corridoio di Capo Palos, dove una cordigliera sommersa di graniti accorcia la profondità fino a tre metri, il Siros si incaglia, con uno scoglio conficcato nella pancia. “Mancavano le cartine di rotta”, dirà poi il comandante, quando, in una indecente contabilità della morte, si conteranno realmente 500 vittime. Quasi tutti italiani, abbandonati da un equipaggio di incapaci. La tragedia del vapore Sirio. Quando i clandestini eravamo noi.