Il Riformista 4/08/2011, 4 agosto 2011
Carissimo onorevole, sono la nuora dell’avvocato Galliano Magno, moglie di Carlo Eugenio, coinquilini dello stabile in C
Carissimo onorevole, sono la nuora dell’avvocato Galliano Magno, moglie di Carlo Eugenio, coinquilini dello stabile in C.so Vittorio Emanuele, a Pescara nei lontani anni quaranta. Carlo mi ha parlato spesso di voi, della sua bella mamma di Grénoble, del suo papà teramano, del salutistico bicchiere di acqua calda che quotidianamente doveva bere e del violino che non amava molto suonare, della passione per la filodrammatica e delle recite con sua sorella Valeria, voi più grandi, lui più piccolo d’età - ma anche e soprattutto di statura - che vi guardava ammirato. Mi ha raccontato che, crescendo, lei aveva avuto modo di parlare spesso con suo padre, convinto antifascista e uomo giusto, che dopo la caduta del fascismo aveva avuto vari incarichi politici e amministrativi di rilievo in Pescara. E qualche sua frase è stata da lei citata e a lui attribuita durante vari comizi tenuti a Pescara nei primi decenni della sua lunga carriera politica. Non so se il poco che io so dell’amicizia che legava in quegli anni le vostre famiglie possa aver contribuito a riaprire l’album dei suoi ricordi. Ma vengo al dunque. Oggi della famiglia è rimasto solo Carlo, e sta in questo periodo chiudendo il suo studio di avvocato, visto che da molti anni non può più lavorare per una grave forma depressiva che lo ha colpito dopo l’improvvisa morte della sorella e il conseguente suicidio del cognato. Il problema è l’imponente biblioteca di suo padre, appassionato bibliofilo, che lui mi chiede di vendere il prima possibile per riconsegnare i locali dello studio. Io sto tergiversando da un paio d’anni perché davvero non mi sento di smembrare quello che mio suocero durante la sua vita ha creato. Ho avuto vari, e alla fine inutili, contatti con soprintendenze abruzzesi e strutture pubbliche preposte, in merito. Il direttore generale della soprintendenza alle belle arti di Roma ha ritenuto estremamente interessante la biblioteca e ha scritto alla sede di Pescara perchè se ne interessasse, ma nonostante i sopralluoghi e un tiepido interessamento, a tutt’oggi non è accaduto nulla, se non un blocco dei beni da parte della soprintendenza (mio suocero fu l’avvocato difensore della vedova Matteotti nel processo di Chieti e insieme alla biblioteca, dettagliatamente inventariata, esiste un’inedito e interessante carteggio in merito, oltre alla penna stilografica appartenuta all’Onorevole Matteotti e donata all’avv. Magno in segno di riconoscenza). Il fine era quello di ottenere almeno l’apertura di una stanza dedicata, in qualche luogo, che ospiti la biblioteca e i documenti inediti e in questo potrebbe essere davvero determinante un suo parere in merito al personaggio, che lei ha conosciuto e all’opportunità di destinargli uno spazio in Abruzzo. Sempre che la mia idea possa essere da lei condivisa. L’avv. Magno ebbe il coraggio di assumere la difesa della vedova Matteotti nel periodo in cui il processo venne spostato a Chieti, descritta all’epoca come “città della camomilla”, ma che tale non era: era invece nota per essere una città interamente fascista. I pochi dissidenti, una trentina circa, erano noti e controllati a vista. Il processo per altro, fu da lui iniziato, ma non concluso, per la rinuncia dei familiari a costituirsi a seguito delle violente pressioni esercitate dal regime sulla famiglia stessa e soprattutto sul suo avvocato, che venne picchiato e intimidito in ogni modo e che rischiò di non poter più esercitare la professione, ma che tenne fede fino in fondo al suo mandato, subendo con grande dignità le ripetute intimidazioni e le successive perquisizioni per eliminare ogni traccia delle difese. Non venne radiato dall’albo, come minacciato e previsto, ma dovette abbandonare Chieti per proteggere la sua famiglia e trasferirsi a Pescara. Qui ebbe per altro vari incarichi di rilievo: tra l’altro fu amministratore del patrimonio del’On. Giacomo Acerbo, benché di fede politica opposta, nel periodo in cui l’Onorevole venne incarcerato, riaprì e riorganizzò la FEA ( ferrovia Penne - Pescara) dopo la guerra, dirigendola per vari anni; fu Presidente di zona del Comitato di Liberazione Nazionale e Prefetto politico nominato dagli alleati e, soprattutto non si arricchì mai, perché fece politica come servizio alla città. La biblioteca è una raffinata raccolta di ben oltre 5000 titoli - di cui molti di pregio e rari, risalenti al periodo dalla metà del seicento (pochi) in poi, di argomento vario, dai testi giuridici, ai classici latini, all’arte, al teatro, alla musica con inusuali libretti d’opera, alla medicina all’arte, alla religione, alla letteratura, tutti rilegati in pelle con iniziali impresse; uno spaccato di vita e di cultura dell’epoca, contenuti in circa trenta metri quadri di libreria in noce nazionale di ottima fattura, più due librerie in abete di 14 metri quadri circa. Abbiamo contenuto il valore in euro 100.000 per volumi e biblioteche nella speranza che l’intero corpo possa restare insieme, così come è sempre stato, ma anche per le preziose raccolte di dischi, alcuni dei quali addirittura in cartone, con i discorsi di Mussolini e altro, oltre a importanti documenti inediti che dovrebbero portare a un aggiornamento delle notizie storiche relative al processo: il difensore di Matteotti a Chieti risulta essere erroneamente l‘avv. Modigliani di Roma, ma la documentazione in nostro possesso e le lettere scritte da Velia Matteotti e da Modigliani stesso, salvate Dio sa come dalle perquisizioni, dimostrano che non è così. Anche il Sindaco, Avv. Albore Mascia, il cui padre fece pratica nello studio di mio suocero, benché avesse promesso di occuparsene, mi ha poi incaricata di cercarmi i fondi (sic!), moderna Diogene, visto che attualmente i comuni non hanno disponibilità finanziaria. Ho ricevuto tantissime proposte di acquisto da parte di mercanti e bibliofili, ma questo vorrebbe dire smembrare quanto mio suocero ha unito, studiato, chiosato con le sue glosse e amato per tutta una vita: è una cosa che davvero non vorrei prendere nemmeno in considerazione. Purtroppo questo prezioso patrimonio culturale, in una città che di cultura proprio non ne ha, ha suscitato reazioni di assoluta e quasi infastidita indifferenza da parte delle istituzioni preposte, che preferiscono continuare a spendere cifre consistenti per sagre della porchetta, improbabili monumenti milionari, come il “bicchiere” giapponese collassato in quindici giorni e quotidiani concorsi per miss, concerti in piazza, ballerine e giocolieri: cose queste degnissime, ma con due serate in meno non morirebbe nessuno, anzi riposerebbero le orecchie di chi come noi abita vicino alla centrale piazza Salotto!!! Alcuni ci suggeriscono di donare questi beni, ma questo è impossibile per un duplice motivo: non si ha una grande motivazione a donare una cosa a chi mostra assoluto disinteresse per la stessa, inoltre è difficile chiedere di alienare un patrimonio a chi, come Carlo, per vari errori di programmazione fatti nella sua vita, ha una liquidità derivante ormai da molti anni quasi eslusivamente da una pensione di 1300 euro al mese... So che affronta con passione gli argomenti che condivide, e quindi mi affido a lei per un suggerimento e per qualunque cosa ritenga opportuno fare per ricordare l’avvocato Magno e consegnare alla fruizione pubblica il suo patrimonio culturale. Se anche riterrà di non poter fare nulla, la ringrazio comunque per la pazienza mostrata nel leggermi. Infine a lei, alle sue battaglie, il mio augurio di successo: da ex insegnante carceraria nelle sezioni penali, non posso che condividere e sostenere quanto con coraggio sta perseguendo. Un saluto cordiale Marina Campana Magno