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 2011  agosto 04 Giovedì calendario

IN ARGENTINA NON CONOSCONO BELEN


La storia che sto per raccontare ha dell’incredibile. Ho deciso di trascorrere alcuni giorni di vacanza a Buenos Aires perché attratto dalla terra dove sono nati Carlos Gardel, Evita Peron, Che Guevara, Maradona, Messi e, ultima non ultima, Belen Rodriguez, la regina dello spettacolo televisivo e della pubblicità italiana.
Mi accompagna Gianni Macrì (il dentista di Pippo Baudo, Fabio Fazio e ora anche di Bianca Balti) che conduce un programma dal titolo l’Altra Televisione (prossimamente su Telelombardia) nel quale ha lavorato anche Cecilia Rodriguez, sorella di Belen.
Un po’ per gioco, e un po’ per scommessa, dico al dentista: «In Argentina Bianca Balti non sanno nemmeno che faccia abbia. Non è mica come Belen Rodriguez, la più brava e la più desiderata dai focosi maschi italici e dai gauchos argentini ». E allora Macrì, per sfida, inizia a chiedere al taxista di Plaza De Majo: «Lei conosce Belen Rodriguez?». «Chi?», è la risposta secca. «Ma come – intervengo io – Belen ha anche condotto l’ultimo Festival di Sanremo». «Noi amiamo quella signora bionda italiana che canta Come è bello far l’amore da Trieste in giù, come si chiama, ah sì, Raffaella Carrà». Non mi scoraggio. Ci fermiamo in centro alla storica farmacia Estrella, a due passi dalla Chiesa di San Francisco e Santo Domingo. C’è un giovane e aitante argentino. E allora ritorno alla carica con la solita domanda. «Scusi. Lei conosce Belen Rodriguez? ». «No. Chi è? La dottoressa della farmacia?», mi fa quello tra i risolini. Non mi scoraggio. C’è una scolaresca nella fredda piazza riscaldata da un pallido sole. In Argentina è inverno e i ragazzi escono infreddoliti dalle scuole. «Scusate – faccio io in un incerto spagnolo – vi gusta Belen Rodriguez, l’argentina che spopola in Italia». «Noi andiamo in estasi solo per Laura Pausini», replicano all’unisono per la gioia di Piero Chiambretti che con la Pausini dovrebbe realizzare uno speciale di prima serata a novembre su Italia 1. Non ci credo. E allora insisto con una coppia che si sbaciucchia a Porto Madero nei pressi dell’Università Cattolica Argentina. Faccio l’ormai tediosa domanda e la replica è: «Di cosa sta parlando?». E continuano ad amoreggiare. Sono in difficoltà. Mi reco nell’esclusivo albergo Faena, disegnato dall’architetto Philippe Starck, in Martah Salotti 445. Il proprietario, tempo fa, si è permesso il lusso di rifiutare i Rolling Stone temendo il troppo rumore. I membri dello staff sono tutti giovanissimi e gentili. Ascoltano buona musica di Luis Miguel. «Cosa pensate della vostra famosa connazionale Belen Rodriguez», oso ancora. «Noi amiamo Il Mio canto libero di Lucio Battisti in spagnolo», eludono la domanda capendo che sono italiano, «ci piacciono anche Franco Simone e Aleandro Baldi». «Sì, d’accordo, ma Belen Rodriguez è più moderna». «Non sappiamo di cosa stia parlando», replicano scocciati.
Sono esterrefatto ma non demordo. Vado al ristorante “Il Filo”. Come cuoco lavorava Giovanni Ventura (coinvolto nella strage di Piazza Fontana con Franco Freda prima) di morire. Lo frequentano argentini che adorano la cucina italiana. E sicuramente andranno pazzo per Belen, penso io. Faccio la domanda tormentone a 4-5 tavoli. E la risposta è sempre la stessa: «Noi faremmo pazzie solo per la Pausini, ignoriamo questa Belen di cui parla lei». Non mollo. Mi sposto la sera successiva al ristorante “La stampa” dove si può mangiare un riso chiamato “Vasco Rossi”. In passato ci sono venuti anche l’ex presidente della Repubblica Scalfaro e Lino Banfi. Sono appese le loro foto al muro. E Belen? Mai vista né sentita, una vera desaparecida. Entro in un cinema dove stanno per proiettare Habemus Papam di Nanni Moretti. «Se accettano Moretti – ragiono io – conosceranno anche Belen dell’Italia». Piuttosto mi ripetono i versi della canzone Ho capito che ti amo di Luigi Tenco. Ma di Belen nessuna traccia. Al massimo dice un signore con la sciarpa, «conosciamo Valeria Mazza».
Nell’ex teatro diventato libreria El ateneo vendono il libro Papi di Marco Travaglio e i romanzi di Umberto Eco. Qui ce la posso fare. Mi sembrano tutti ben informati e, invece, mi chiedono di Zoff, il miglior portiere di tutti i tempi a loro avviso. Infine, stremato, per avere finalmente un esito positivo chiedo: «Conoscete Berlusconi? ». Ovviamente strappiamo un sì. E un sorriso.

Tiberio Fusco