Vito Catalano, Il Riformista 4/08/2011, 4 agosto 2011
“GALLO NERO”, STORIA DI UNA GIOVANE ITALIANA CHE TRIONFA A MADRID
Arrivata a Madrid nel 1999 con una borsa di studio, Donatella Iannuzzi, italiana di Matera, iniziò dopo non molto a lavorare nel mondo dell’editoria innamorandosi nello stesso tempo della nazione che la ospitava. Ricorda: «Mi ritrovai in un paese dinamico, giovane e per niente classista: di sera potevi ritrovarti a parlare nello stesso bar con un operaio e con un grande imprenditore. La società spagnola è molto più ingenua (forse per la sua giovinezza) rispetto alla logora società italiana, tutto mi sembrava più diretto e il sistema democratico sembrava che stesse vivendo ancora una specie di luna di miele. Oggi con la crisi economica sono cambiate tante cose, la Spagna soffre ma mi sorprende sempre il suo spirito positivo, è un paese privo di arroganza e spero che presto si riprenda».
Oggi Donatella Iannuzzi ha trentaquattro anni e ha fondato in Spagna una casa editrice tutta sua: “Gallo nero”. Fra i primi titoli La paura di Federico De Roberto e Atti relativi alla morte di Raymond Roussel di Leonardo Sciascia.
Lei è una donna italiana che vive a Madrid. Come ha deciso di fondare una casa editrice?
I libri sono sempre stati la mia passione. Nel 2006 a Madrid iniziai a lavorare in una casa editrice, “Gadir”, specializzata in letteratura italiana. Tra i libri in catalogo c’erano titoli di Buzzati, Carlo Levi, Elsa Morante, Pirandello…
Dopo tre anni di esperienza e approfittando di un nuovo fenomeno nel panorama editoriale spagnolo, vale a dire la nascita di tante micro case editrici con cataloghi particolari e quasi tutte dedicate a riproporre titoli dimenticati, ho pensato che i tempi fossero maturi per proporre il mio progetto al pubblico spagnolo.
Può dire qualcosa delle sue idee, del progetto editoriale?
Il progetto editoriale è un progetto del tutto personale, vale a dire che sto pubblicando i libri che mi piacciono. Abbiamo tre collane: “Piccola”, un omaggio alla collana di Adelphi, raccoglie testi brevi, tanto saggi quanto racconti; poi c’è “Narrativas”, un formato un po’ più grande dove pubblichiamo romanzi ma anche cronache; infine “Gallographics”, la nostra collana di graphic novels e libri illustrati.
Non ci siamo proposti nessun limite geografico né temporale. Tutto risponde al mio gusto personale.
Quali difficoltà ha incontrato?
In realtà avrei incontrato più difficoltà in Italia dal momento che non conosco così bene il panorama editoriale italiano. Non ho avuto grandi difficoltà, la Spagna è un paese dinamico e meno burocratico dell’Italia, ci sono minori formalità pur non mancando la serietà. Forse l’unica cosa che a volte mi crea disagio (in relazione all’editing) è non essere di madrelingua spagnola. Pur avendo un livello bilingue, a volte bisogna accettare i propri limiti e seguire il consiglio dei correttori. Con l’italiano non mi sarebbe successo.
Quanto la letteratura italiana è conosciuta dai lettori spagnoli? Chi sono gli autori italiani letti, sia fra i classici che fra gli scrittori viventi?
La letteratura italiana è molto conosciuta in Spagna. Ci sono autori che sono stati molto tradotti negli anni Sessanta e Settanta anche se poi sono stati dimenticati. Negli ultimi dieci anni c’è stata una grande riscoperta della letteratura italiana grazie soprattutto a case editrici che hanno recuperato autori che non erano tradotti da tanto. In linea generale tutti gli autori del XX secolo sono stati riscoperti da lettori spagnoli più giovani. Parliamo di Calvino, Buzzati, Vittorini, Morante, Sciascia. Tra gli autori contemporanei primo fra tutti c’è Camilleri che ha una schiera di lettori fedeli; poi ci sono i best-sellers che anche in Spagna hanno funzionato: Moccia, che è stato nella classifica dei più venduti per molte settimane, soprattutto da quando Casillas, il portiere del Real Madrid, se l’è portato sotto l’ombrellone, Paolo Giordano, Saviano…
Ha da poco pubblicato un testo di Sciascia, uno di De Roberto, un libro a fumetti di Gianluca Maconi sul delitto Pasolini. Perché ha ritenuto di iniziare la sua avventura editoriale con questi tre titoli italiani?
Perché, per quanto non viva più in Italia da dieci anni, la letteratura italiana la sento molto vicina, è parte di me. Tra l’altro è inevitabile che il lettore scopra prima o poi la mia nazionalità ed è naturale per me proporre titoli italiani, sempre e quando rientrino nei miei gusti e nel profilo della casa editrice.
Può raccontare qualcosa sul suo lavoro, sulla scelta dei titoli. Cosa è stato più apprezzato finora dal pubblico e dalla critica? E quali novità ha in programma?
Da quando ho aperto la casa editrice non ho più orari, si lavora sempre, tutti i giorni, fine settimana compresi, e per il momento va bene così. Sono totalmente assorbita, gestisco personalmente quasi tutto, ed è fondamentale. Ho le idee chiare e sono coinvolta in tutto il processo dall’acquisto dei diritti alla produzione, dalla grafica delle copertine ai social network. La passione mi spinge a vivere con un’idea fissa nella testa, tutto per me ha relazione con la mia attività, da un articolo brevissimo inizio a pensare a un possibile titolo. La ricerca dei titoli è la parte più eccitante e quella più creativa.
Per quanto riguarda i titoli più apprezzati dal pubblico, c’è sicuramente il libro di Sciascia, ha avuto critiche su tutti i media culturali del paese e soprattutto ha suscitato l’interesse di grandi firme e di un pubblico di lettori colti. Enrique Vila-Matas, per esempio, autore che in Italia pubblica soprattutto con Feltrinelli, scrisse una recensione su El Paìs e lo stesso giorno mi arrivarono decine di messaggi chiedendomi notizie sul libro. Quando succede questo strano fenomeno con un libro è la massima soddisfazione: non posso chiedere di più.