Antonio Carioti, Corriere della Sera 04/08/2011, 4 agosto 2011
TORNA SPIDER-MAN, E’ UN NERO ISPANICO
L’Uomo Ragno cambia pelle di continuo. Anche in senso letterale, visto che, nella nuova versione proposta dalla Marvel, Spider-Man è un giovane mulatto di origine latinoamericana, Miles Morales, con probabili tendenze gay. Molto diverso dal classico Arrampicamuri Peter Parker, bianco e anglosassone, a lungo sposato con una sventola dai capelli rossi, Mary Jane Watson. Invece gli eroi western della saga di Tex Willer, il ranger creato da Gianluigi Bonelli, sono per definizione sempre uguali a se stessi.
Di recente però nel più popolare fumetto italiano è stato adombrato un colpo di scena sconvolgente, simile a quelli tipici dei supereroi americani. Tutto è cominciato con l’uscita del volume di Mauro Boselli Tex Willer. Il romanzo della mia vita, edito da Mondadori (pp. 223, 17) su licenza della Bonelli Editore. Un libro in cui s’immagina che nel 1899 il cronista Jack Granger vada a incontrare il ranger tra gli indiani Navajo di cui è il capo (loro lo chiamano Aquila della Notte) e si faccia raccontare la sua vita. Al termine del colloquio Granger visita il cimitero dei pellirosse e vede la tomba di Kit Carson, inseparabile compagno d’avventure di Tex.
Di per sé la cosa non stupisce. In fondo Carson è di parecchio più anziano, come si evince da capelli, baffi e pizzetto bianchi, per cui è plausibile che sia defunto di vecchiaia prima di Tex. Ma poi il sito della Bonelli ha annunciato il primo numero, sceneggiato proprio da Boselli, della serie annuale «Color Tex», in edicola da domani. E qui non solo il ranger riceve la notizia della morte dell’amico, ma è chiamato alla penosa incombenza di riconoscerne la salma. Si trova di fronte un cadavere dalla chioma candida, sfigurato, ma con la stessa corporatura di Carson. Quando lo sceriffo locale gli chiede se ha dubbi, Tex replica: «Non ne ho».
Kit Carson è dunque passato a miglior vita, come è accaduto a diversi eroi dei fumetti americani (di solito però resuscitati in seguito)? «No, la sua morte è solo un espediente narrativo e tutto si risolve nell’arco dello stesso albo», risponde Sergio Bonelli, che ha ereditato e dirige la casa editrice fondata dal padre nei lontani anni Quaranta. «Non volevamo in alcun modo - prosegue - sovvertire i canoni dei nostri albi, né attirare i lettori con un colpo a effetto. Lasciamo volentieri queste trovate agli americani, anche perché con il nostro pubblico non attaccano. Abbiamo dei fan molto affezionati a tutti e quattro i pards, gli eroi delle nostre storie: Tex, suo figlio Kit, l’indiano Tiger Jack e Kit Carson. Del resto vale anche per i cattivi. Mio padre aveva fatto morire un paio di volte Mefisto, il mago malvagio nemico giurato di Tex, ma poi se ne era pentito. Di recente lo abbiamo riportato in vita attraverso l’incantesimo di uno stregone indonesiano».
Bonelli rivendica il suo attaccamento alla tradizione: «Abbiamo inaugurato gli albi annuali a colori perché i lettori ce li chiedevano, ma la serie mensile resterà sempre in bianco e nero: una versione che valorizza il lavoro del disegnatore, mentre i colori spesso servono a coprirne le imperfezioni».
Quindi Tex resta coerente nel suo vecchio West, mentre i comics americani sono alla rincorsa della società digitale e multirazziale. In particolare la Marvel ha creato l’universo Ultimate, in cui i suoi classici supereroi, nati in maggioranza negli anni Sessanta e Settanta, compaiono in versione aggiornata per adeguarli ai tempi.
Appunto in questo universo parallelo Parker è stato ucciso nel giugno scorso dal più insidioso nemico dell’Uomo Ragno, Goblin. E ora a sostituirlo provvede il colored Morales, disegnato fra l’altro dalla giovane e talentuosa italiana Sara Pichelli. A quanto pare anche i superpoteri del nuovo Spider-Man sono differenti e già si mormora delle sue tendenze omosessuali. Negli albi regolari della Marvel, fuori dal mondo parallelo Ultimate, resta tuttavia in servizio come Spider-Man il buon vecchio Peter, sulla breccia dal lontano 1962. Anche negli Usa ci sono lettori tradizionalisti, che non si separerebbero da lui per nulla al mondo.
Antonio Carioti