Mario Pappagallo, Corriere della Sera 04/08/2011, 4 agosto 2011
IL GIUDICE: E’ LEGITTIMO RIFIUTARE LE CURE. LITE SUL BIOTESTAMENTO —
Ha chiesto al giudice il permesso di non essere sottoposta a trattamenti salvavita, in caso di necessità, e il magistrato l’ha accontentata. Torna alla mente il primo caso di Modena (per la prima volta in Italia, il 5 novembre 2008, un tribunale emette un decreto di nomina di amministratore di sostegno in favore di un paziente qualora questo, in un futuro, fosse stato incapace di intendere e di volere). Di nuovo i giudici che applicano Costituzione e Convenzione di Oviedo. Di nuovo i p o l i t i c i c h e p a r l a n o dell’indispensabilità di una legge, ormai al traguardo dopo quasi 17 anni di discussioni. Di nuovo polemiche e clamore nell’opinione pubblica. Protagonista una malata di 48 anni, testimone di Geova, che dal giudice tutelare di Treviso Clarice di Tullio ha ricevuto il permesso, e con lei il marito, di non utilizzare farmaci e trattamenti salvavita. Che cosa ha detto la donna al giudice? «Non voglio che la mia vita venga prolungata— è la volontà espressa dalla testimone di Geova— se i medici sono ragionevolmente certi che le mie condizioni sono senza speranza» . E qui ha sottolineato la propria fiducia nei medici curanti. Il magistrato l’ha ascoltata, firmando nel gennaio scorso un decreto che consente alla donna, colpita da una gravissima malattia degenerativa, la possibilità di rifiutare le cure. La richiesta era stata fatta in seguito a un peggioramento delle condizioni di salute della quarantottenne. In ospedale aveva rifiutato (da testimone di Geova) la trasfusione e anche (e qui la religione non c’entra) la tracheostomia. Cioè la tracheotomia permanente che permette di limitare i deficit respiratori. Ultime volontà affidate al marito. D’accordo il magistrato che lo ha nominato amministratore di sostegno, con la facoltà di far rispettare la scelta della moglie. Il decreto è arrivato dopo un’istruttoria complessa. Sarà la paziente, spiega il provvedimento, a decidere sul «proprio fine vita» , oppure il marito se lei non fosse nelle condizioni di farlo. Clarice di Tullio ha argomentato la propria decisione basandosi sul codice deontologico dei medici». e su norme sovranazionali come quelle del Consiglio d’Europa relative ai diritti dell’uomo e alla biomedicina, laddove stabiliscono che «nessun intervento nel campo della salute può essere effettuato qualora il paziente non abbia espresso il proprio consenso libero e informato» . Spiega una collega del giudice di Treviso, Valeria Castagna: «Dal punto di vista giuridico il provvedimento fa riferimento a numerosi precedenti, il più famoso dei quali in Cassazione aveva riguardato il caso di Eluana Englaro» . La legge approvata alla Camera e al vaglio del Senato impedirebbe tutto ciò. Ma la legge ancora non c’è. E adesso si riparte nell’accelerarne l’approvazione per «disinnescare» i giudici. «Una legge in tal senso— interviene il giurista Amedeo Santosuosso, università di Pavia— è destinata ad essere travolta dalla Consulta, perché contraria alla Costituzione e alla legislazione internazionale» . Di parere diverso il ministro del lavoro Maurizio Sacconi: «Il provvedimento di Treviso appare, ad una prima considerazione, più ideologico che pratico. Tanto con la legge di oggi quanto con quella che mi auguro il Senato approverà presto in via definitiva, una persona vigile è libera di decidere responsabilmente di sé. Il problema riguarda quindi non il presente, ma un futuro nel quale la persona non sarà più vigile» . Mentre attraverso la decisione del giudice, aggiunge Sacconi, «si vorrebbe, quanto meno oggettivamente, concorrere a introdurre il suicidio assistito e programmato, che il nostro ordinamento non consente. Solo il Parlamento può assumere decisioni così rilevanti e mi auguro che non lo vorrà mai fare» . Pronta la replica di Massimo Cozza, Cgil Medici: «Nel provvedimento della magistratura di Treviso non c’è nessun concorso al suicidio assistito programmato, ma la garanzia del giusto rispetto delle volontà anticipate come previsto anche dal codice deontologico dei medici» . Concorde Ignazio Marino, senatore pd, che aggiunge: «Il giudice ha preso una decisione consapevole, anche sulla base della fede religiosa della donna» . Ma la miccia è di nuovo accesa e si preannunciano nuovi decreti della magistratura. Nei prossimi giorni sarà depositato a Treviso un analogo ricorso per affidare al fratello di Paolo Ravasin (il trevigiano da anni immobilizzato da Sla, che nel 2009 ha depositato un testamento biologico in cui chiede di non essere sottoposto ad alimentazione e idratazione forzate) l’amministrazione delle sue volontà.
Mario Pappagallo