Michele Farina, Corriere della Sera 04/08/2011, 4 agosto 2011
I (GRIGI) 50 ANNI DI OBAMA
Dice Barack Obama che in questi due anni e mezzo gli sono venuti molti capelli bianchi... «Per forza, è un lavoraccio. Tutti escono provati dalla Casa Bianca. Thomas Jefferson la definiva una "splendida sofferenza". E ai suoi tempi il capo lavorava fino alle 2 del pomeriggio senza avere problemi di debito» . Robert Dallek, 77 anni, è il decano degli storici americani, specializzato in presidenti e obamiano della prima ora. Barack compie oggi 50 anni. Dov’è finita la sua audacia sexy? «Lui adesso è come un pugile sulla difensiva— spiega Dallek al Corriere —. Deve uscire dall’angolo e attaccare. Si giocherà tutto sulla disoccupazione. Ma deve anche recuperare lo smalto iniziale: gli americani non vogliono un leader che comunichi malessere» . Modelli? «Quello da non seguire: Herbert Hoover. Eletto prima del crollo del ’ 29, il giorno dell’insediamento gli dedicarono una rosa che porta ancora il suo nome. Ebbene, di lui si diceva che anche le rose in mano sua appassivano all’istante» . Barack «splendido sofferente» più che splendido cinquantenne. «Deve ritrovare la carica alla Ronald Reagan, il feel good president» . E magari farsi vedere di più con Michelle... «E’ vero che negli ultimi tempi sono apparsi meno insieme -riconosce Dallek — Ma è comprensibile: in questi tempi di crisi l’immagine della coppia al vertice può risultare irritante per il pubblico» . E così il «no drama Obama» appare scuro in volto. E’ finita la magia? «Non credo: pensate all’Iliade e alle lacrime di Achille. O a Garibaldi. L’eroe è sempre ferito— dice Silvia Vegetti Finzi, docente di psicologia dinamica all’Università di Pavia -L’Obama ferito non è un perdente. Mostrandosi così si fa compatire, nel senso etimologico del termine. Dice agli americani: soffro con voi. Ha il coraggio di non porsi come super-uomo. Non si tinge i capelli» . Ma il sex-appeal (che non guasta in caso di elezioni) ne risente? «E perché? Qui ci troviamo davanti al salto generazionale che coglie la femminilizzazione della figura maschile. I giovani non si vergognano di piangere» . Dunque l’Obama che si mostra invecchiato, l’Obama che somatizza la «splendida sofferenza» della presidenza in realtà appare più giovane? «A segnare i volti delle persone sono i conflitti psichici più che i problemi reali. E il conflitto interiore è tipico dell’"+ Io democratico"che deve confrontarsi con diverse componenti: la responsabilità verso i propri elettori, verso il Paese» . Più rughe gli vengono, più il leader è democratico? «In un certo senso sì -dice Vegetti Finzi scorrendo le immagini che trovate in questa pagina— E’ vero che il dittatore o l’autocrate somatizzano meno. Perché hanno una personalità monolitica, megalomane. Guardate Assad: è uguale a sette anni fa. Blair in sei anni di guerra in Iraq è invecchiato il doppio. Il despota non conosce conflitto interiore. Ha un problema, come dire, tecnico: sopprimere i nemici, punto. Pensate a Saddam Hussein, o a Mussolini. I despoti invecchiano meglio, ma quando crollano lo fanno di colpo» . Il potere logora di più chi lo ha ricevuto dai cittadini. E soprattutto gli uomini. Dalla tedesca Angela Merkel all’argentina Cristina Kirchner, le donne leader «somatizzano» meglio «perché sono meno fragili -dice la psicologa — Hanno la forza materna e al tempo stesso l’autorevolezza paterna della carica che ricoprono. In questo senso la figura più emblematica è la Merkel, con la sua forza tranquilla e i suoi pessimi tailleur» . E gli uomini al potere? Lo sappiamo: c’è chi si tinge i capelli trapiantati. Chi ingrigisce come Obama. Chi cerca sollievo nella «baby pensione» come il premier spagnolo José Luis Zapatero che a 51 anni, bastonato dalla crisi economica, giura di lasciare la politica e ritirarsi in provincia. «Naturale nei suoi panni la voglia di scappare— dice lo psichiatra Raffaele Morelli, direttore della rivista Riza Psicosomatica -Dopo anni sulla graticola, si gusta l’idea di ritrovare il proprio spazio, recuperare la propria immagine istintuale. Ma poi, quando ti isoli, la tua immagine pubblica torna a tentarti. Zapatero tornerà in qualche modo sulla scena» . Allontanarsi per ritornare, la psicologia della distanza: «Se hai il popolo troppo addosso, finisci per farti divorare. I dittatori esercitano meglio l’arte di mantenere le distanze, che poi è quella che crea il mito» .
Michele Farina