Marcello Sorgi, La Stampa 29/7/2011, 29 luglio 2011
DOPO TANTE PRESE IN GIRO BOSSI ORA È IN IMBARAZZO
L’imbarazzo è evidente. Di Bossi in primo luogo e poi di tutto il governo, dato che la lettera del Capo dello Stato, di cui ieri è stato reso noto il testo, è lunga e circostanziata e muove una serie di rilievi costituzionali inoppugnabili al trasferimento dei ministeri al Nord. Ma il Senatur non avrebbe mai pensato di dover affrontare sul serio un problema che per lui serio non è mai stato. Occorre sempre ricordarsi che tipo è Bossi, uno che nella sua lunga, ormai, carriera politica, ne ha dette e fatte di ogni tipo e non s’è mai preoccupato delle conseguenze delle sue sparate.
Per uno che quindici anni fa metteva in scena la secessione, con la cerimonia, poi ripetuta ogni anno, dell’ampolla e del dio Po, la distinzione tra propaganda e politica intesa sul serio non esiste. L’idea che un giorno o l’altro sarebbe venuto il momento di rendere conto di tutte le balle messe in circolazione non l’ha mai presa in considerazione, anche perché – e in questo, ma solo in questo, non si può dargli torto – gran parte dei politici frequentati o con cui si è alleato Bossi, in molte occasioni, quanto a montare il fumo con la manovella gli davano delle piste.
Ci sono paradossalmente prese in giro più serie di questa dei ministeri al Nord, di cui Bossi teme le conseguenze. A cominciare dal federalismo e dallo slogan platealmente tradito, dei «soldi del Nord che devono restare al Nord», quando ormai sono i sindaci leghisti a dire che Tremonti gli ha svuotato le casse. Aspettarsi quindi che il leader del Carroccio faccia un passo indietro o si applichi a rispondere ai rilievi del Colle, purtroppo non è realistico. Ciò rende per Berlusconi e Letta, che anche ieri nel secondo consecutivo incontro con Napolitano in occasione del giuramento dei nuovi ministri si sono impegnati a replicare formalmente alla lettera del Presidente, più arduo stavolta trovare la quadra, per usare proprio la terminologia bossiana. Il Senatur, di toccare i nuovi uffici di Monza, non ha alcuna intenzione. Di litigare con Napolitano neppure, ma sta ancora chiedendosi perché il Quirinale abbia voluto creare un caso politico su una vicenda puramente inventata, com’è appunto quella del trasloco dei ministeri. Si tratta di due concezioni della politica e della vita pubblica manifestamente inconciliabili. In mezzo alle quali, al momento, è stretto Berlusconi, che ieri ha sperato di cavarsela facendo pubblica raccomandazione ai ministri di evitare ulteriori traslochi. Ma non sembra che Napolitano possa accontentarsi solo di questo.
Marcello Sorgi