Paolo Isotta, Corriere della Sera 02/08/2011, 2 agosto 2011
ERODOTO RIVISTO IN CHIAVE MODERNA
La seconda serata del Festival della Valle d’Itria a Martina Franca è fatta di due Atti Unici di tale interesse e valore che non è possibile parlarne congiuntamente: siamo costretti a dedicare un articolo a ciascuno. Il primo è di Erich Korngold, s’intitola L’Anello d i PoLicrate (1913-14) e risale al sedicesimo anno del prodigioso compositore. Parte dalla leggenda narrata da Erodoto avente per protagonista l’antico re Policrate. Questi era troppo felice e troppo fortunato: gli viene consigliato un sacrificio per placare «l’invidia degli dèi» . Si fa portare in mare aperto è getta alle onde il suo gioiello più prezioso, un anello. La versione moderna è trattata in una Ballata di Schiller, che però il regista Franco Ripa di Meana riporta all’epoca stessa della composizione, con esito non sgradevole.
I protagonisti sono una coppia di coniugi, la quale da due anni vive l’atmosfera incantata di un matrimonio che non potrebbe essere più felice, coronato dalla nascita di un bimbo. Egli è un compositore di grandissimo successo, che proprio in quel giorno riceve la nomina a direttore dell’orchestra di Corte. I deuteragonisti sono due giovani servitori, perfetti nel loro ruolo: altro coronamento, ben si sa, della vita coniugale.
Ma arriva una lettera: il mittente è Vogel, vecchio amico del compositore: jettatore e sfortunato. In treno egli è stato derubato di ogni suo avere, chiede ospitalità «per qualche giorno» e un eventuale soccorso pecuniario. Costui giunge e, nella sua troppa felicità, il compositore non si tira indietro ad alcuna richiesta. Lo jettatore ne approfitta per narrare a sua volta la leggenda dell’anello di Policrate; raccomanda in segreto al giovane amico di provocare una crisi coniugale che porti a una momentanea sfortuna nella coppia, al protagonista di trattar male l’incantevole mogliettina e così placar l’invidia degli dèi.
Il compositore lo tenta, ma la recita non gli riesce. Sebbene la consorte, dapprima incredula, si offenda per davvero; intanto i servitori progettano di chiedere licenza e trasferirsi a Vienna, dove apriranno una rosticceria. Il compositore riflette meglio sul consiglio di Vogel e decide di effettuare il seguente sacrificio: liberarsi dell’anello di Policrate nella persona del vecchio amico: e scaccia di casa sua lo jettatore; la gioia ritorna. I servitori non dovranno più andare a Vienna, resteranno nella loro casetta. Korngold, che finirà per emigrare negli Stati Uniti (razza) e lì inventare la musica per film, era un grandissimo ammiratore di Strauss: in questa partitura lo fa palese, con una sapienza tecnica senza eguali. Ammirava moltissimo (e chi ne dubiterebbe) anche il mondo dell’Operetta viennese. L’Opera è così una mescidanza di Strauss e di Operetta, ove le melodie di stampo alla Strauss, pieghevoli e incantevoli si alternano a un «quasi parlato» , intonato bensì, che rinviano all’altra sua predilezione. L’orchestra è trattata in maniera magistrale, con una presenza delle percussioni chiare assolutamente nuova. Il tutto è classico e insieme modernissimo.
L’Atto Unico si esegue sotto l’attenta direzione di Roman -BroGLi Sacher . Wilhelm è Ladislav Eigr, Laura la virtuosissima Aurine Stundyte, i servitori Daniel Szelli e Anne Ellersiek, lo jettatore, piccolo prodigio registico, Antonio Yang. Grande successo.
Paolo Isotta