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 2011  agosto 02 Martedì calendario

E il Parlamento paga ancora i portaborse del Psi - Un nuovo capitolo si apre nel libro nero dei costi della politica

E il Parlamento paga ancora i portaborse del Psi - Un nuovo capitolo si apre nel libro nero dei costi della politica. Riguarda i collaboratori dei parlamentari e dei lo­ro gruppi. Il senatore democratico Pie­ro Ichino ha scoperto che le Camere continuano ancora a pagare i vecchi collaboratori dei partiti estinti, come Dc e Psi. Soltanto al Senato ognuno di questi portaborse, in tutto una quaran­tina, costa al bilancio di Palazzo Mada­ma in media 10mila euro al mese. Mol­ti neppure lavorano. La cosa si trasci­na dalla stagione di Mani pulite, cioè quasi vent’anni. In altre nazioni tutto ciò non potreb­be succedere. I collaboratori dei parla­mentari vengono assunti dal soggetto pubblico: in Gran Bretagna da un’agenzia indipendente, in Germa­nia dal Bundestag, all’Europarlamen­to direttamente dall’amministrazio­ne. Il deputato non interviene. In Italia invece il parlamentare riceve per i por­tab­orse 4mila euro che non deve rendi­contare: spesso i collaboratori vengo­no presi in nero e pagati quattro soldi, con gravi disparità rispetto ai dipen­denti dei gruppi parlamentari. Ichino ha scoperto un nuovo buco in questa giungla senza regole, che nel suo blog ha definito «l’eredità dei partiti defun­ti ». Si tratta di questo. Una delibera del­la presidenza del Senato che risale al 1993 prevede che i dipendenti delle for­mazioni estinte vengano riassorbiti da altri gruppi, con un rimborso mensile per ciascun portaborse che mediamen­te si aggira sui 10mila euro a carico di Palazzo Madama. La disposizione fu varata nella stagione del passaggio di consegne tra Pci e Pds, e della progres­siva estinzione di Dc, Psi e partiti laici minori, ma non ha perso efficacia con la sparizione di Rifondazione, Verdi, Msi, e anche Pds e Ds. Ichino, che è uno dei massimi esper­ti di diritto del lavoro, è intervenuto in Aula a metà giugno per portare alla lu­ce questa situazione e il 27 luglio ha scritto una lettera al presidente Rena­to Schifani e a tutti i membri del grup­po Pd al Senato. Il tema è di estrema at­tualità in quanto le Camere stanno di­scutendo dei tagli al personale dei par­titi in rapporto al regime economico praticato all’estero, compresi rimbor­si spese e assunzioni. Il bilancio 2011-13 del Senato, secondo Ichino, prevede risparmi nell’infinitesimale misura dello 0,34 per cento. Ma la voce «trasferimenti ai gruppi parlamenta­ri » aumenta da 6,9 a 7,3 milioni di euro, e così pure il capitolo «contributo per il personale dei gruppi», che sale da 12,96 a 14,05 milioni. È in questo para­grafo che si nascondono i rimborsi for­fettari di 10mila euro mensili ai porta­borse dei partiti che non esistono più da vent’anni, di cui Ichino denuncia «l’incongruità e l’assoluta opacità». Ora alcuni parlamentari del Pd han­no presentato un ordine del giorno in cui chiedono di abrogare la delibera presidenziale del 1993 per impedire «l’assegnazione ai gruppi di finanzia­menti aggiuntivi in funzione dell’as­sorbimento del personale già dipen­dente di gruppi estinti». In base ai dati forniti dalla Stampa , il gruppo dei senatori Pdl dovrebbe di­s­porre di 21 dipendenti pagati da Palaz­zo Madama mentre ne ha 30; il Pd 18 in­vece di 24; la Lega 9 (ne ha a disposizio­ne 10); il gruppo Udc-Svp-Autonomie 7 e non 12; l’Italia dei Valori vedrebbe addirittura dimezzato il proprio perso­nale, che scenderebbe da 12 a 6. Infine il gruppo misto: esso è composto da 21 senatori e attualmente ha a libro paga 21 portaborse (uno per ogni parlamen­­tare) mentre senza la leggina del ’93 do­vrebbe contare su 8 dipendenti. Per Ichino, molti di costoro nemmeno la­vorano: «Risultano diversi casi di per­sone che, pur ricevendo regolarmente da anni lo stipendio, non mettono pie­de in ufficio».