Giovanni Vegezzi, Il Sole 24 Ore 2/8/2011, 2 agosto 2011
PREZZI DA SALDO, APPETIBILI I TAKE OVER
Al momento nessuno ha preso ancora seriamente in considerazione l’ipotesi, ma i prezzi «da saldo» delle principali banche italiane non scoraggiano certo la possibilità di takeover ostili. I dati di mercato, aggravati dai pesanti cali di ieri, penalizzano i nostri istituti ben più dei concorrenti esteri rendendoli prede appetibili in caso di scalate.
Basta guardare la capitalizzazione di mercato dei primi tre big del credito nazionale: mettendo insieme le forze, ai 24,3 miliardi di Intesa Sanpaolo, si possono sommare i 23 di UniCredit e i 5,3 di Monte dei Paschi di Siena. Il risultato? Comunque inferiore ai 58 miliardi di euro che può vantare Santander, istituto di un Paese certo non meno periferico come la Spagna che ha chiuso con il secondo trimestre con profitti in calo del 38 per cento. La somma della capitalizzazione di Intesa, UniCredit e Mps riesce, invece, quasi a pareggiare i 52,7 miliardi che, secondo la Borsa, esprimono il valore di Bnp Paribas che pure ha in pancia 5,2 miliardi di bond greci.
Insomma le vendite frenetiche degli operatori, quando si tratta di colpire le banche italiane, badano sì allo spread fra i Btp e Bund, ma non danno troppo peso né agli stock di titoli greci detenuti, né al crescente differenziale dei Bonos di Madrid che ieri hanno superato i 370 punti base. E così la pressione sui titoli della Repubblica italiana in pancia ai nostri istituti aumenta il rischio takeover. Anche perché la convenienza è assicurata dallo sconto medio del 40% sul net asset value delle banche italiane.
La composizione dell’azionariato del resto non sembra offrire grandi ostacoli a questo scenario. Se in Mps la fondazione di Rocca Salimbeni pesa per poco più del 45%, in Intesa le fondazioni sono vicine alla soglia del 25%, mentre in UniCredit la somma delle participazioni di Carimonte, Fondazione Crt e Fondazione Cariverona supera appena il 12 per cento. Per non parlare di Ubi dove gli azionisti sotto la soglia delle partecipazioni rilevanti pesano per il 90% e del Banco Popolare, dove la quota sale al 97 per cento. E tutto con i titoli del settore che negli ultimi 12 mesi hanno ceduto in media il 40 per cento.