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 2011  luglio 31 Domenica calendario

BOZZETTISTI DELLA DOMENICA

La maggior parte sono andati perduti: utilizzati come combustibile nelle stufe delle tipografie, dimenticati durante traslochi, gettati nella spazzatura. Così migliaia e migliaia di bozzetti originali, da cui sono stati realizzati manifesti cinematografici destinati a stamparsi per sempre nella memoria collettiva, non esistono più. Fatte le debite proporzioni, è come se de La Gioconda o di Guernica esistessero solo riproduzioni cartacee, ma non il quadro originale.
Il fatto è che per molto tempo, i disegni originali per i poster cinematografici non hanno goduto di alcuna considerazione, come testimonia l´avvertenza stampata su un bozzetto degli anni Sessanta: «Non è un´opera d´arte. È una semplice illustrazione realizzata da un artista senza fama, scelta per pubblicizzare questo film». E invece, mezzo secolo dopo, questi disegni sono finiti in un museo, il primo e l´unico al mondo che espone i bozzetti originali, realizzati dai più apprezzati cartellonisti di cinema: Ballestar, Capitani, Martinati, Brini, Acerbo, Geleng, Cesselon, Iaia, Ciriello, De Seta, Nano, i fratelli Nistri, Symeoni, Casaro. Il museo, chiamato "Cinema a pennello", si trova a Montecosaro, un paesino delle Marche a pochi chilometri da Macerata. Ospitato in un palazzo aristocratico, è nato per iniziativa di Paolo Marinozzi che, spinto da una passione pura, quasi infantile, ha cominciato a raccogliere i bozzetti, a collezionarli e catalogarli, fino ad arrivare a possederne alcune migliaia. La ricerca è stata lunga e complicata e si è svolta spulciando nei mercatini domenicali, rivolgendosi a qualche altro collezionista, «anche se - racconta Marinozzi - paradossalmente, a differenza di quanto accade con i manifesti, un vero e proprio mercato dei bozzetti non esiste proprio per l´esiguità del materiale», infine contattando gli stessi cartellonisti o i loro familiari, poiché la maggior parte dei pittori di cinema sono ormai deceduti. Ma a parte qualche caso isolato, dovuto più alla devozione di figli e nipoti nei confronti del lavoro del padre o del nonno, anche gli stessi cartellonisti hanno conservato pochissimo della propria produzione. «Il fatto - spiega Averardo Ciriello, oggi il decano del gruppo, novantatré anni portati splendidamente - è che noi stessi siamo stati regolarmente depredati. Nonostante fossimo a tutti gli effetti i titolari dei diritti delle nostre composizioni, i disegni, una volta realizzato il manifesto, non ci venivano mai restituiti».
Nel museo sono raccolte alcune migliaia di bozzetti, la maggior parte fatti a tempo di record, in un paio di giorni, perché i ritmi di lavorazione imposti ai cartellonisti erano frenetici. «Tant´è - ricorda Giuliano Nistri - che i tentativi di coinvolgere in questo lavoro artisti di nome come Guttuso o De Chirico, si risolsero regolarmente in un fallimento». La collezione di Montecosaro copre un arco di tempo di oltre quarant´anni, dalla fine degli anni Trenta alla fine dei Settanta, quando il manifesto cinematografico, almeno nella versione disegnata, è definitivamente defunto. «Il manifesto disegnato - racconta un altro cartellonista, Ermanno Iaia - è scomparso per la nascita di nuove fonti di informazioni sui film: i trailer, la pubblicità sui giornali, la Rete, anche se a sferrare il colpo definitivo è stato l´improvviso aumento del costo delle affissioni deciso dai Comuni. Cosa che ha spinto le distribuzioni cinematografiche a realizzare manifesti fotografici ovviamente più economici, ma che nessuno guarda più».