Sergio Rizzo, Corriere della Sera 29/07/2011, 29 luglio 2011
PIU’ HANNO BISOGNO PIU’ RINUNCIANO: TUTTI I FONDI EUROPEI PERSI DAL SUD
Siamo alle solite. Il commissario europeo alla politica regionale Johannes Hahn, secondo quanto ha riferito martedì scorso l’agenzia Ansa, ci ha avvertiti che rischiamo di perdere 2,8 miliardi di euro di fondi strutturali se questa somma non verrà impegnata entro il 31 dicembre prossimo. Si tratta di risorse che riguardano addirittura il periodo 2007-2009. Per capirci, 2,8 miliardi rappresentano una somma ben superiore al valore dei tagli lineari ai ministeri imposti dall’ultima manovra economica. Oppure, una cifra pari a due anni di stanziamenti del dicastero dei Beni culturali. L’allarme europeo ha cinque destinatari conclamati, che sono stati raggiunti da altrettante lettere ufficiali. Sono le Regioni Sardegna, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania. Ossia, proprio quelle che avrebbero un bisogno estremo di denari, e che invece sono a quanto pare in un ritardo clamoroso nel battere cassa, contrariamente a quanto invece hanno fatto le Regioni del Nord.
Questo masochismo ha cause ben definite e responsabili precisi. Il fatto è che l’utilizza dei fondi europei è collegato non soltanto al necessario pari impegno finanziario della Regione destinataria dei contributi (la quale deve partecipare al 50%), ma anche all’esistenza di progetti finalizzati a ottenere quelle risorse. E il dramma è proprio qui. Fra indolenze burocratiche, mancanza di idee e sciatta indifferenza, le amministrazioni regionali al Sud denunciano in questo caso tutta la propria incapacità. I progetti non ci sono, e quando ci sono, lasciano davvero a desiderare.
Una dimostrazione clamorosa è il caso dei fondi strutturali destinati al turismo: impiegati dalle Regioni meridionali, finora, per un ammontare infinitesimo rispetto alle disponibilità proprio a causa delle carenze progettuali. In barba alla crisi che affligge il settore. Atteggiamento, questo, tanto più colpevole tenendo conto che alcune parti del Mezzogiorno uscite già negli anni Novanta dal cosiddetto «Obiettivo uno», cioè l’elenco delle aree più depresse d’Europa, e per questo sovvenzionate generosamente da Bruxelles, ci stanno ora rientrando a causa del peggioramento delle loro condizioni economiche e dall’assenza di sviluppo. Ma senza poter contare più, in futuro, su quei sussidi. Che saranno eliminati.
Sergio Rizzo