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 2011  luglio 29 Venerdì calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 140 - IL CUORE SULLA CERNAIA

Stiamo ancora aspettando notizie dalla Crimea.

La guerra di Crimea consistette alla fine nell’assedio di Sebastopoli, durato un anno. I piemontesi sbarcarono a Balaclava e di qui raggiunsero Kadiköy, dove stavano gli inglesi. A metà giugno i morti di colera erano 900. Non è che stessero proprio senza far niente: s’erano piazzati sul fiume Cernaia a copertura dell’esercito assediante. Di là compivano ricognizioni. La Marmora non ebbe da litigare, tranne il 5 luglio, quando si presentò il comandante turco Omar Pascià con la pretesa di presidiare il ponte di Traktir. E allora, disse La Marmora, i piemontesi che ci stanno a fare? Il 14 agosto, Cavour gli scrisse: « L’inazione del nostro corpo è certo cosa lamentevole...Mi lusingo che troverai modo, prima che finisca la campagna, di condurre i nostri soldati al fuoco, ove faranno bella prova di loro, ne sono più che certo. Se ciò non accadesse, ne risulterebbe nel Paese e forse in Europa un’impressione sfavorevole ed ingiusta ». Il 16 agosto, finalmente, i russi tentarono di rompere l’assedio e diedero battaglia. Gli Alleati avevano i piemontesi all’ala destra e i francesi al centro e a sinistra. Quelli attaccarono a sinistra, allargando poi l’offensiva verso il centro e più blandamente a destra. I piemontesi, con i loro 18 cannoni, respinsero l’assalto e presero di fianco i russi quando questi s’allargarono ancora. Avevano fatto quasi tutto i francesi, che avevano lasciato sul campo 181 morti contro i 14 sardi. Ma era comunque una vittoria, no? S’erano comportati assai bene ed era la prima volta dopo Novara...

E non è che a Torino avrebbero poi saputo tutti i particolari.

Ma non c’era poi troppo da sapere, alla fine. È vero, sul lato piemontese era stata poco più che una scaramuccia, ma insomma... Cavour ricevette il dispaccio telegrafico quasi subito. Glielo portò Durando. Era datato da Kamara, 16 agosto sera, e scritto in francese. Cavour lo riscrisse per Giovanna, la moglie di La Marmora: «Questa mattina i Russi hanno attaccato le linee della Cernaia con 50 mila uomini. Il telegrafo vi dirà se i Piemontesi son degni di battersi a fianco dei Francesi e degli Inglesi. Abbiamo respinto i Russi al grido di Viva il Re! Viva la Patria! I Piemontesi sono stati coraggiosi. Il generale Montevecchio è morente. Noi abbiamo perso 200 uomini. Le perdite dei Russi sono notevoli. I dispacci francesi vi informeranno sul resto».

Lei ha detto che i morti erano stati quattordici.

La Marmora aveva scritto: «...duecento tra morti e feriti...». Ma Cavour era sempre un giornalista...Oh, che importava, alla fine? Il conte girava come una trottola tenendo il foglietto in mano. Saltò al collo di Durando. Questo era dopo Novara! Scrisse a Giovanna: «Queste poche righe dettate da La Marmora significano che i nostri soldati e il loro capo si son coperti di gloria e che vostro marito ha acquisito un nuovo titolo alla riconoscenza e all’affetto dei suoi concittadini. Potete esser fiera d’esser sua moglie, come io son fiero di essere suo amico».

Beh, questa era la fine della guerra?

No, la guerra finì con la caduta di Sebastopoli, in settembre. Gli Alleati presero la torre di Makaloff ed entrarono in città. I russi fecero in tempo a incendiare tutto e scappare. A Torino Cavour fece cantare un Te Deum . Gli austriaci erano riusciti a non mandare neanche un soldato, questo rendeva la Cernaia ancora più sfolgorante. Se non si fosse firmata una pace subito, se gli austriaci avessero continuato a tenersi alla larga, allora il credito piemontese sarebbe cresciuto a dismisura. Cavour aveva già pronta la lista dei compensi: Parma, Modena e Piacenza in modo da separare il Lombardo-Veneto dal Papa con una lingua di terra piemontese. Sviluppi successivi potevano essere: costituzioni e parlamenti anche negli altri Stati italiani, fine del potere temporale del pontefice, fine dell’influsso austriaco sulla Penisola. Se l’Austria avesse tentato di invadere le Legazioni, da Piacenza la si sarebbe potuta attaccare. La richiesta dei Ducati era un pilastro della politica estera moderata anche prima di Cavour. Altri fatti che rendevano il momento esaltante: il concordato austriaco e una lettera di Napoleone III.

Cosa c’era di bello nel concordato austriaco?

Vienna aveva firmato un concordato con Roma, questa era la prova del nesso tra politica anticlericale e politica nazionale. Il concordato austriaco ammetteva la supremazia della Chiesa, dava ai vescovi il diritto di vigilanza sulle scuole, lasciava in mano ai tribunali ecclesiastici la legislazione sul matrimonio civile, sanciva che gli acattolici avevano meno diritti degli altri...Lord Shaftesbury, sulla stampa inglese, faceva una propaganda forsennata a Cavour.

E la lettera di Napoleone III?

Era arrivata il 30 maggio, prima della Cernaia. Era diretta al re ed esprimeva la speranza di conoscerlo personalmente «quest’estate». «Magari in Crimea - aveva scritto l’imperatore - le nostre truppe si preparano a fare insieme una guerra molto più seria...».