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 2011  luglio 29 Venerdì calendario

CHE FINE HA FATTO IL CETO MEDIO

In India, è facile: è ceto medio chi ha lo scooter, la tv color, il telefonino. In Italia è più complesso. Secondo l´Ocse, è ceto medio "chi dispone di una vita confortevole". Ovvero, "casa, lavoro stabile, cure mediche, scuole e università, pensione, qualche soldo per il tempo libero". Su questa base, gli anni Ottanta hanno visto la classe operaia sciogliersi nel mare delle classi medie, dove a (quasi) tutti è sembrato possibile avere la casa in proprietà (anche se con il mutuo) e i figli all´università. Il risultato è, però, quella che Wright Mills definì "un´insalata", la cui mappatura è pressochè impossibile. In questo senso, i ceti medi più che riconosciuti e definiti, vanno costruiti, incrociando psicologia ed economia, sostengono Rocco Sciarrone, Nicoletta Bosco, Antonella Meo e Luca Storti, nel loro La costruzione del ceto medio (Il Mulino, 368 pagine, 30 euro). Il volume è un´analisi accurata di come i media, fra inchieste e commenti, hanno seguito, negli ultimi vent´anni, l´evoluzione di quella sorta di classe media generale, che gli anni Ottanta avevano inaugurato. Ma, in realtà, con il lungo ristagno dell´economia, avviato negli anni Novanta, è la cronaca di un processo a ritroso, quasi una discesa agli inferi, con il progressivo smantellamento di quei parametri indicati dall´Ocse, il diffondersi a macchia d´olio di una sensazione, sempre più forte, di insicurezza e di instabilità, riassunta nella ormai prevalente convinzione - cruciale per qualsiasi psicologia di classe media - che "i nostri figli staranno peggio di noi".
Anche se l´analisi è concentrata sui media, gli autori imputano, in particolare, ai partiti politici l´incapacità di formulare, in questi anni, un progetto per le classi medie, al di là dell´inseguimento di interessi particolari. La costruzione politica del ceto medio, dicono, è carente. È un´accusa, forse, troppo generica. I dati elettorali dell´ultimo decennio delineano due schieramenti abbastanza definiti. Pubblico impiego, dirigenti e impiegati del settore privato con il centro sinistra. Liberi professionisti, imprenditori, commercianti e basse qualifiche del settore privato con il centro destra. Al cuore di questa contrapposizione, c´era, soprattutto, la questione fiscale e la divaricazione fra quello che una fortunata invenzione giornalistica definì "il popolo delle partite Iva", a cui è socchiusa la porta dell´evasione, e l´esercito delle buste paga, che la vede sbarrata. Era uno scontro non di valori, ma di soldi. Le ricerche della Banca d´Italia documentano, nel lungo ristagno italiano, il declino di salari e stipendi e l´incremento dei redditi dei lavoratori autonomi.
Fino a che, sul ristagno, non è arrivata la crisi, che ha tagliato i redditi per tutti e fatto esplodere anche il recinto delle partite Iva, ormai colonizzato da precari co. co. co e immigrati. La ritirata dei ceti medi è ormai generale. Non servono neanche i dati dei sondaggi, che documentano come sempre meno italiani sentano di rispondere ai requisiti delle classi medie. Bastano i dati economici: nel 1993, gli italiani destinavano quasi il 20 per cento del reddito a quel monumento della classe media che è il risparmio. Oggi siamo appena al 6 per cento. Paradossalmente, forse, è proprio mentre il ceto medio si svuota che diventa più facile pensarlo come progetto politico.