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 2011  luglio 25 Lunedì calendario

Pechino batte gli Usa e conquista i fondali - La nuova frontiera dell’esplorazione umana è sotto il mare, e la Cina qui sta sfidando e superando il resto del mondo

Pechino batte gli Usa e conquista i fondali - La nuova frontiera dell’esplorazione umana è sotto il mare, e la Cina qui sta sfidando e superando il resto del mondo. Un’offensiva che ha ricadute economiche, militari e di immagine, perché mette in mostra un Paese che ormai ambisce sempre a stare all’avanguardia. L’ultima notizia è arrivata giovedì, quando il sottomarino cinese Jiaolong ha toccato la profondità di 4.027 metri, immergendosi dentro una fossa dell’oceano Pacifico che divide le Hawaii dall’America del Nord. Nelle stesse ore l’International Seabed Authority, l’agenzia dell’Onu incaricata di supervisionare l’utilizzo delle acque internazionali, approvava la richiesta presentata da Pechino per poter condurre delle esplorazioni nel South West Indian Ridge, una vasta zona di mare che separa l’Africa meridionale dall’Antartico. Lo scopo di queste missioni sarà trovare metalli depositati sul fondo dell’oceano, da raccogliere come se fossero dentro una miniera. Fino a qualche anno fa i pionieri di simili avventure erano gli americani, che con il sommergibile Alvin avevano scoperto solfuri polimetallici già nel 1979, immergendosi al largo della costa occidentale del Messico. Questi solfuri contenevano tracce di rame, piombo, zinco, ma anche oro e argento, e quindi sembravano molto promettenti. Con il passare degli anni, però, gli investimenti americani nel settore della ricerca sottomarina sono diminuiti, e quindi poco alla volta gli Stati Uniti sono stati raggiunti o scavalcati da Russia, Giappone, Francia, e adesso Cina. Tokyo ha costruito lo Shinkai, il sommergibile capace di scendere più in profondità di tutti, fino a 6.500 metri. I russi hanno varato il Mir e i francesi il Nautile, ma tutti sono stati superati dal Jiaolong cinese, che è stato progettato per scendere fino a 7.000 metri. Entro il 2015 gli Stati Uniti dovrebbero rispondere con una versione aggiornata dell’Alvin, in grado di toccare la profondità di 6.500 metri, ma chissà dove saranno arrivati allora i rivali orientali. Dietro a questa corsa, in realtà, si cela qualcosa in più dell’ambizione di surclassare Jules Verne. Gli scopi principali sono due: primo, trovare nuove risorse dove ancora nessuno le sta cercando, per soddisfare la fame di materie prime dei Paesi emergenti; secondo, sviluppare delle tecnologie che in futuro potranno essere molto utili anche sul piano militare. Dominazione economica e strategica, dunque, dove la Cina sfida sempre più apertamente gli Stati Uniti.