Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  luglio 23 Sabato calendario

IL SEGRETO DELLA JOSEPH FOUNDATION

La sede della Allgemeines Treuunternhemen è in una palazzina di tre piani al numero 5 della Äulestrasse, proprio di fronte alla Vp Bank, in un edificio anonimo come la maggior parte di quelli che a Vaduz ospitano banche e società finanziarie. È domiciliata negli uffici di questa società fiduciaria la Joseph Foundation, la fondazione presieduta da don Luigi Verzè che ha avuto un ruolo negli affari del San Raffaele ed è stata coinvolta a partire dal 2001 nella ricerca di denaro per il progetto dell’ospedale di Cracovia, in Polonia. Ma cosa ci fa una fondazione guidata da un uomo di chiesa nel principato al confine tra Svizzera e Austria meta abituale di evasori fiscali e capitali di origine illecita? Poco più avanti, al numero 70 della stessa via che taglia in lungo la cittadina del Liechtenstein, nascosta dietro un altro edificio, c’è la palazzina che ospita il registro pubblico delle imprese. Dall’unica addetta allo sportello si riesce ad avere qualche scarno documento, ma tanto basta a capire che la Joseph Foundation non è un’entità marginale della galassia San Raffaele. Nel suo consiglio d’amministrazione sono infatti schierate alcune delle persone più vicine al prete-imprenditore. Anzitutto Mario Cal, che fino al momento del suo suicidio, avvenuto lunedì scorso, è stato il numero uno operativo della Fondazione Monte Tabor, l’ente da cui si dipana il controllo del gruppo milanese di Via Olgettina. Cal risulta tuttora vicepresidente della Joseph Foundation. Accanto a lui siede nel Cda Raffaella Voltolini, tra le fedelissime di don Verzè, non a caso presente anche nel consiglio dell’Associazione Monte Tabor, che possiede a sua volta l’omonima fondazione. Il risultato è una struttura societaria opaca. Né le associazioni né le fondazioni hanno particolari obblighi informativi, tanto meno quello di depositare il bilancio. La stessa Voltolini è inoltre direttrice generale dell’università "Vita Salute" e presidente della H San Raffaele Resnati, che offre servizi sanitari polispecialistici.

A sopresa, tra gli amministratori della Joseph Foundation spunta il nome di Giorgio Rebecchi, l’uomo che ha gestito per conto di don Verzè l’operazione Cracovia. Commercialista di fiducia del padre-padrone del San Raffaele, Rebecchi risulta amministratore di società cessate e in liquidazione, tra cui la Servizi Registrazioni Contabili, una Srl di Milano che ha dichiarato fallimento nel 1999. È lui a tirare le fila nella ricerca di finanziamenti per l’ospedale di Cracovia. È lui a gestire il rapporto con lo scomparso Anthony Apap Bologna, l’avvocato-faccendiere di Lugano che si adopera per trovare i soldi a favore della Joseph Foundation e dell’Aispo (l’Associazione Italiana per la Solidarietà tra i Popoli presieduta dal solito don Verzè). È lui a interloquire con l’avvocato d’affari di Chiasso Pierfrancesco Campana. È lui a costituire strane società-doppione dell’Aispo servendosi del fiduciario ticinese Federico De Vittori. Ed è sempre lui a mantenere i contatti con Ferruccio Ansaldi, rappresentante della Drudel Holdings, società-schermo delle Isole Vergini Britanniche. Da un fax in nostro possesso del giugno 2002, inviato da Ansaldi a Rebecchi, si scopre che l’Aispo ha un conto in Svizzera all’Ubs da cui potrebbero essere transitati 2 milioni di euro provenienti da un altro conto presso la Banca Cantonale di Lucerna. Il beneficiario di questo conto era all’epoca l’avvocato di San Gallo Stephan Frischknecht in qualità di trustee dell’accordo di trust tra la stessa Drudel Holdings e la Bower Group limited. Perché un’associazione come la Aispo che persegue scopi umanitari è intestataria di un conto sulla piazza elvetica? E perché lo stato maggiore del San Raffaele va a costituire una fondazione a Vaduz, dove il segreto bancario è impenetrabile? La Joseph Foundation ha come ragione sociale, tra la’ltro, l’acquisto e la vendita di beni immobili in Liechtenstein e all’estero, in particolare in Israele, e il sostegno alla scolarizzazione in tutti i paesi in via di sviluppo, anche attraverso opere di beneficenza. Ma da chi prende i soldi per assolvere a questa funzione? E come mai tra i procacciatori di fondi della Joseph Foundation figura una fiduciaria svizzera, la So-We Holding?

C’è poi un rebus. Nel febbraio 2002, in veste di presidente dell’Aispo, don Verzè firma una lettera di impegno con un altro soggetto di Vaduz, la Recla Foundation. Nella missiva si legge che «la Fondazione Recla è in grado di ottenere finanziamenti a fondo perduto, direttamente o tramite altre organizzazioni, per la realizzazione degli scopi umanitari formanti oggetto dell’attività statutaria» e che «l’associazione Aispo ha la possibilità di ottenere i mezzi necessari all’esecuzione dei propri scopi umanitari, mediante transazioni finanziarie promosse dalla fondazione Recla Foundation». I proventi avrebbero dovuto essere suddivisi al 50% tra le due fondazioni.

Allo sportello del pubblico registro l’impiegata interroga per l’ultima volta la banca dati, ma della Recla di Vaduz non c’è alcuna traccia, non è mai esistita. Nessuna società è mai stata registrata con questo nome.