Arturo Zampaglione, Affari & Finanza 25/7/2011, 25 luglio 2011
STATI UNITI IN RITARDO NELLA CORSA AGLI ABISSI MARINI
Mentre l’Atlantis atterrava giovedì scorso a Cape Canaveral, segnando la fine dell’era dello Shuttle e di molti sogni della Nasa, a 10 mila chilometri di distanza un team di oceanografi cinesi cominciava le manovre sul Jiaolong. Chiamato come il mitico drago marino, questo sommergibile di nuova generazione costruito in titanio, lungo nove metri e con il look di uno squalo inaugura un nuovo terreno di sfida economica, tecnologica e militare di Pechino al resto del mondo: i fondali degli oceani. Il Jiaolong infatti sta per scendere con i suoi tre uomini di equipaggio a 5mila metri sotto il livello del mare a metà strada tra le Hawaii e le coste americane. L’anno prossimo tenterà di raggiungere i 7mila metri, con due obiettivi: superare le capacità dei sommergibili di altri paesi e avviare le ricerche di minerali – oro, argento, rame, zinco, piombo che si nascondono a quelle profondità
Per mezzo secolo gli Stati Uniti hanno dominato gli abissi marini. Nel 1960 mandarono il batiscafo Trieste sul fondo della fossa delle Marianne a quasi 11mila metri. La US Navy disponeva di quattro sottomarini di ricerca oceanografica della classe Alvin capaci di scendere fino a 45006000 metri, ma ormai tre sono stati mandati in pensione e l’unico rimasto aspetta che arrivi un sostituto nel 2015 per andarci anche lui. Un altro sottomarino americano a propulsione nucleare, l’NR1, tenuto segreto durante la guerra fredda, fu protagonista negli anni Novanta di due spedizioni memorabili guidate da Robert Ballard: una archelogica tra Ostia e Cartagine e una per trovare la carcassa del Britannic a largo della Grecia. Ma anche l’NR1 è stato rottamato tre anni fa, soprattutto per i tagli alla difesa: così Washington è finita molto indietro nel "club degli abissi" composto da Parigi, Tokyo, Mosca (il cui sommergibile Mir ha piantato la bandiera russa sotto all’artico) e ora da Pechino.
Dal 2002 la Cina sta investendo in modo massiccio nella conquista dei fondali. Il sommergibile Jiaolong, che paradossalmente è stato costruito con tecnologie disponibili sul mercato e con il know how dell’Alvin, ha come base Qingdao, una città costiera di 7milioni di abitanti dove nascerà anche un centro per l’esplorazione degli oceani. Nel frattempo, secondo il Wall Street Journal, Pechino ha moltiplicato le richieste all’Isa, l’autorità internazionale per i fondali marini, con sede in Giamaica, per permessi di esplorazione minerarie negli abissi e in particolare di mineralizzazioni polimetalliche in prossimità di vulcani.
Anche la Russia e alcuni gruppi privati hanno presentato domande analoghe, evidenziando il ritardo crescente degli Stati Uniti e i rischi che potrebbero aprirsi nel futuro. Non è solo una questione economica, infatti, ma anche strategica: il Jiaolong sarebbe in grado di tagliare i cavi sottomarini per i collegamenti telefonici e Internet. D’altra parte, osserva l’exvice segretario di stato Richard Armitage, "dobbiamo rimproverare solo noi stessi": non solo per il crollo degli investimenti americani ma anche per la mancata ratifica della convenzione dell’Onu sul diritto del mare.