Giorgio Dell’Arti, La Stampa 20/7/2011, 20 luglio 2011
VITA DI CAVOUR - PUNTATA 131 - INTRIGO INTERNAZIONALE
Quindi, riassumendo: ci sono gli inglesi e i francesi che stanno facendo la guerra alla Russia in Crimea. Gli inglesi hanno bisogno di truppe e chiedono un contingente al Piemonte. Il Piemonte ci pensa.
Giusto.
E gli austriaci intanto che fanno? Stanno con i russi o stanno con gli anglo-francesi?
Basandosi esclusivamente sulla Storia, gli austriaci avrebbero dovuto allearsi con i russi, perché il 1815 aveva diviso il mondo per l’appunto così, Francia-Inghilterra, le potenze occidentali e liberali, di qua, Austria-Russia-Prussia, le potenze orientali e assolutiste, di là. Ma la Moldavia e la Valacchia invase dallo zar erano un po’ troppo vicine all’Impero e inoltre se gli austriaci si fossero messi con lo zar sarebbe scoppiato sul serio un conflitto generale, con probabile rivoluzionamento della carta in Europa e possibile fine del dominio austriaco in Italia. Vienna prese perciò un atteggiamento neutro, tentando di non schierarsi decisamente né con l’uno né con l’altro. D’altra parte, la forza austriaca, in quel teatro maledetto, sarebbe stata assai utile, perciò Bonaparte andò a dirgli che, se fossero venuti a combattere in Crimea o se magari avessero impegnato lo zar da qualche altra parte, non avrebbero dovuto temere per le loro frontiere in Italia: lui stesso avrebbe contribuito a preservarle. Questa era un’offerta a cui non si poteva dir di no: un’alleanza contro Torino e le sue libertà. Concordarono una nota comune da pubblicare sul «Moniteur». Diceva tra l’altro: se sventoleranno unite in Oriente, le bandiere di Francia e Austria non saranno mai divise sulle Alpi.
Se non sbaglio, questa era per i piemontesi la prospettiva peggiore.
Sì, dal tempo dei tempi i Savoia basavano la loro politica sui contrasti tra francesi e austriaci, alleandosi ora con questi ora con quelli e tirando regolarmente sul prezzo e sui compensi per passare da uno all’altro. In ogni momento della sua storia, la prospettiva peggiore per Torino era un’alleanza tra Parigi e Vienna. Il giorno in cui uscì il «Moniteur» - il 22 febbraio 1854 - Cavour, Vittorio Emanuele e tutto il seguito si trovavano sul treno che univa Torino e Genova. Era finalmente venuto il gran momento dell’inaugurazione della linea. Cavour era contento, ma non particolarmente emozionato. Aveva già provato la ferrovia per conto suo un mese prima, era persino sceso a Busalla per prender posto sulla locomotiva e veder meglio. Era impressionante specialmente la galleria dei Giovi. Del resto, perché stupirsi? Era già pronto il progetto per bucare il Moncenisio...era tutto assorto in questi pensieri, quando arrivarono a Genova e qualcuno gli mostrò il «Moniteur». Il conte si sentì mancare. Francia e Austria insieme significava aver contro l’Europa...
Per il momento, nella guerra ai russi, il Piemonte s’era mantenuto neutrale.
Sì e a Torino sapevano, naturalmente, dei maneggi anglo-francesi con l’Austria, per tirarla dalla loro parte. Cavour aveva sperato che gli austriaci si mettessero con i russi. Il conte vide, tra la folla che festeggiava l’inaugurazione della ferrovia, il conte Toffetti. «Ha letto?». «Sì, tremendo...», rispose Cavour. Poi si ricordò che Toffetti era intimo di Hudson, il ministro inglese a Torino. «Questo mi costringerà a lasciar tutto, lo sa?». «Perché?». «Cosa vuole, che mi metta insieme agli austriaci? Questa è roba per Revel, solo lui può sfruttare la situazione...». Si allontanò velocemente, l’esca era gettata. Se gli inglesi tenevano tanto ai loro venditori di Bibbie, si facessero vivi.
Si fecero vivi?
Venne Hudson in persona e voleva sapere se i piemontesi sarebbero stati disposti a mandare in Crimea un terzo della loro forza, diciamo 15 mila uomini. Cavour rispose subito: «Sì, saremmo disposti».
Cioè, alla fine, piemontesi e austriaci insieme...?
Cavour disse a Hudson: «Lei mi metta la domanda per iscritto e io le metterò la risposta per iscritto». La morsa intorno al Regno di Sardegna intanto si stringeva: il 10 aprile fu sancita ufficialmente l’alleanza franco-inglese. Il 20 aprile austriaci e prussiani si diedero garanzie sui rispettivi territori, compresi quelli asburgici in Italia. A Torino, l’intero gabinetto era contrario all’idea di mandar soldati. Mandar soldati perché? Dunque il sangue piemontese deve servire ad assicurare all’Austria la sua padronanza sopra l’Italia? «E poi» saltò su La Marmora «come pagheresti la spedizione?». Cavour borbottò qualcosa sulla possibilità di un aiuto inglese. Questo scatenò altre proteste, «vergogna, truppe mercenarie, l’onore, il prestigio...». Cavour dovette correre da Hudson a dirgli che per il momento non se ne faceva niente.
Per via dei soldi?
Era chiaro che, nell’accordo per l’invio di soldati, Cavour avrebbe chiesto a Londra un finanziamento, se possibile a fondo perduto o con scadenze talmente lunghe...La questione era più complicata: il re voleva assolutamente partecipare alla guerra, il governo era assolutamente contrario, Cavour stava in mezzo...Quindi si poteva sfruttare la situazione per far cadere Cavour e passare la palla a un gabinetto di destra, guidato da Revel, che non avrebbe opposto resistenza al volere di Vittorio Emanuele. Questo era appunto il pensiero del duca di Guiche, l’ambasciatore francese.