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 2011  luglio 17 Domenica calendario

Insegnare l’italiano agli emigranti? Ci costa 105 milioni - Mtv, la televisione musicale giovanile, ha esportato in tutto il mondo un particolare tipo di reali­ty

Insegnare l’italiano agli emigranti? Ci costa 105 milioni - Mtv, la televisione musicale giovanile, ha esportato in tutto il mondo un particolare tipo di reali­ty. Si chiama Jersey Shore ed ha per protagonisti otto ragazzi del New Jersey e di New York di varia ascendenza italiana. Italiana si fa per dire, giacché il loro slang con­tiene pochi termini della nostra lingua e il loro senso estetico è molto molto diverso da quello che abbiamo in patria. Eppure per promuovere la cul­tura italiana all’estero nel 2011 il ministero degli Esteri prevede di spendere 105 milioni. Si tratta del servizio offerto alle nostre comu­nità fuori dai confini nazionali. Il personale delle scuole italiane pubbliche nel mondo costa 62 mi­lioni di euro. Si tratta di una retri­buzione aggiuntiva, perché sono reclutati docenti di ruolo vincitori di un apposito concorso. A essi spettano anche un milione di eu­ro per i trasferimenti all’estero e 1,5 milioni per la sistemazione. Per i supplenti e gli insegnanti re­clutati in loco sono stanziati 8 mi­lioni. Altri 2 milioni vanno per la fornitura di materiale didattico al­le scuole non governative, men­tre 1,2 milioni vanno a istituti e università straniere che intenda­no promuovere l’insegnamento dell’italiano. D’altronde la rete educativa è molto vasta, e com­prende 183 istituti statali nel mon­do e 111 sezioni italiane presso scuole straniere. Vi lavorano cir­ca 500 persone comprese un’ot­tantina di dirigenti scolastici. E no­nostante nello Stato di New York la presenza sia ben articolata, Jer­sey Shore è una bella realtà televisi­va. La finalità formativa è talmente prioritaria per il ministero che me­tà dei contributi agli italiani nel mondo se ne va in sostegno didat­tico e culturale (14,85 milioni su 28,6). Non bisogna poi trascurare i 13 milioni per gli istituti italiani di cultura che dispongono di altri 1,3 milioni per l’organizzazione di manifestazioni artistiche e cul­turali. Né vanno dimenticati i 2,3 milioni all’Accademia delle scien­ze del Terzo mondo e gli 1,3 milio­ni al Collegio del mondo unito di Trieste. Ma se ci sono denari che non so­no mal spesi sono i circa 10 milio­ni per il sostegno alla minoranza italiana di Istria e Dalmazia, op­pressa da circa 70 anni di «slaviz­zazione » forzata. In particolare, 7 milioni sono stanziati per fiuma­ni, polani e capodistriani, mentre 3 milioni circa sono spesi per la conservazione della memoria sto­rica degli esuli, costretti all’esilio dalla furia dei partigiani titini. La cultura, infatti, gioca un ruo­lo fondamentale nel bilancio del­la Farnesina. Basti pensare che tra i percettori di contributi ci so­no la Maison de l’Italie (150mila euro) nella città universitaria di Parigi, una residenza per i concit­tadini che si recano Oltralpe per motivi di studio e Villa Vigoni di Menaggio (278mila euro), che ospita un’associazione che pro­muove gli scambi culturali tra Ita­lia e Germania. Molto meno piacevole è sicura­mente l­a spesa di 1,1 milioni di eu­ro per il servizio «request and pay» dell’Ue. I servizi di interpretariato per i documenti scritti nelle lin­gue dei Paesi entrati nel 2004 nell’ Unione sono a carico degli Stati. A Bruxelles e a Strasburgo chi neces­sita di una trascrizione dal ceco, dal polacco o dall’estone fonda­mentalmente la mette a carico dei contribuenti italiani. Un po’ co­me sono a carico di tutti noi i 450mila euro quota di partecipa­zione all’osservatorio europeo dell’Audiovisivo e i 2 milioni di contributo speciale all’Istituto ita­lo- latino-americano. I costi vivi della diplomazia am­montano a circa 650 milioni di eu­ro. Circa 490 milioni sono stanzia­ti per le retribuzioni del personale e sono così suddivisi: 96 milioni di competenze fisse, 382 milioni di competenze accessorie e circa 10 milioni di rimborsi per i trasferi­menti. Secondo la Corte dei Conti al 31 dicembre scorso risultavano in servizio fuori dai confini 2.592 unità (528 diplomatici, 12 dirigen­ti e 2.052 funzionari). Ne deriva che il costo medio per unità do­vrebbe avvicinarsi ai 188.500 eu­ro. Altri 67,4 milioni rappresenta­no le dota­zioni per rappresentan­ze diplomatiche e uffici consolari, mentre 93 milioni sono destinati al personale assunto a contratto. Un’altra spesa di rilevante enti­tà è rappresentata dai 15,7 milioni riservati alle testate giornalisti­che italiane con attività di servizi esteri. Del nostro passato di emi­granti nel bilancio degli Esteri, fuorché i sussidi culturali, è rima­sta poca traccia: 750mila euro per le associazioni di assistenza e 120mila euro a finanziare lo scon­to del 50% sulle tariffe del traghet­to per coloro che sono impossibili­tati a utilizzare il treno per rag­giungere la destinazione quando rimpatriano temporaneamente. In Italia non si volta mai pagina: c’è sempre qualche buon motivo per volgere il capo indietro e ricor­dare il tempo che fu.