Il Catalogo dei viventi 2009, 6 luglio 2011
HARARI
Guido Il Cairo (Egitto) 28 dicembre 1952. Fotografo • «Il miglior fotografo italiano di musicisti pop-rock» (Ranieri Polese) • «Sono un eterno dilettante, un inguaribile appassionato, un privilegiato che ha
fatto del suo sogno il proprio lavoro» • Iniziò giovanissimo seguendo concerti e tournée anche come giornalista. «La passione per la fotografia me l’ha passata mio padre che, senza averlo mai fatto per professione, ha fissato
tutti i momenti cruciali della storia della nostra famiglia, un po’ come lo zio della famiglia del film Heimat di Edgar Reitz. La passione per la musica è scattata quand’ero ancora bambino, prima con l’avvento del rock’n’roll e poi con quello dei Beatles, che ho avuto la fortuna di vedere in concerto
a Milano nel 65. Avevo 12 anni» • «“Facevo interviste: ma era un modo per conoscere personaggi per me mitici. Solo
dopo scattavo le foto. All’epoca ero un fan che avvicinava idoli, e li volevo raccontare ai fan come me.
Per usare la frase dei Blues Brothers, mi sentivo in missione per conto di
Nikon”. Armato di Nikon, eccolo dunque avvicinare Emerson, Lake & Palmer, Santana, Frank Zappa, i Genesis. [...] Degli italiani, oltre a De André, Harari ricorda Vinicio Capossela [...]. E Baglioni? “Ho lavorato a lungo con lui, uscì un libro sulla tournée. All’inizio mi chiedevo: che ci azzecco con una popstar così? Poi ho scoperto che mi piaceva entrare in quel mondo tanto lontano dal rock”. [...] Ma nell’imponente catalogo di Harari non ci sono solo musicisti. Ci sono i teatri
(Lindsay Kemp, Pippo Delbono, Paolo Rossi), il cinema (Lina Wertmüller in vasca da bagno, Bernardo Bertolucci che si tira gli occhi per fare il
cinese), gli stilisti, gli scrittori. Difficile fotografare gli stilisti? “Sì, perché non sono un fotografo di moda e questo li insospettisce. Hanno un’idea precisa della loro immagine e non vogliono rischiare. Con pochi abbiamo
giocato: Ferré con il metro da architetto, Donatella Versace in piedi sulla scrivania”. Sennò c’è Armani davanti alle librerie, Dolce e Gabbana su sfondo di leopardo, Leonardo
Ferragamo con una scarpa. Ci sono poi due scrittrici, Fernanda Pivano e Alda
Merini. “Con la Nanda ho fatto il libro
The Beat Goes On: credevo di dover solo fotografare e assemblare documenti, fotografie, lettere,
invece lei mi mise alla macchina da scrivere. Dettava e raccontava aneddoti
meravigliosi”. E la Merini? “L’ho fotografata in casa sua, al telefono, un po’ come la Magnani nella Voce umana. è riflessa in uno specchio su cui sono scritti i numeri. La sua casa è un’esperienza mistica. Il giorno che le imbiancarono i muri, manca poco moriva. Mi
ricordo che mi chiese: Mi trova piacente? No, risposi, la trovo intensa. E lei:
ah, piacente no? Era molto dispiaciuta”» (Polese) • Nel 2004 lasciò Milano, per vivere ad Alba «a due passi dai vigneti di Barbaresco». [Lauretta Colonnelli] [bhg]