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 2011  luglio 06 Mercoledì calendario

GELMINI

Pierino Pozzuolo a Martesana (Milano) 20 gennaio 1925. Ex prete, ridotto nel 2008 allo
stato laicale. Fondatore della comunità Incontro, 164 case in Italia e 74 all’estero per il recupero dei tossicodipendenti. Indagato per abusi sessuali,
accusato da una decina di ex ospiti delle sue strutture (le denunce sono poi
arrivate a una cinquantina), nel marzo 2008 la Procura di Terni ne ha chiesto
il rinvio a giudizio (si dichiara innocente). «Tutto quel che serve a un uomo sta nel palmo di una mano: una michetta»
• Mamma maestra, papà agricoltore, cinque fratelli (tra cui Angelo, vedi scheda). «Sugli inizi, esiste un racconto di Gelmini divenuto quasi leggenda. Era stato a
vent’anni presidente del Comitato nazionale di liberazione del suo paese. Aveva
superato l’amore (senza baci) per una ragazza, era stato parroco in Toscana, poi segretario
di un cardinale in Vaticano: “Una sera, camminando per piazza Navona, un ragazzo tutto malconcio seduto fuori
Sant’Agnese mi strattonò: ‘Non voglio soldi, damme ’na mano”. Lo portai a casa, nacque il primo nucleo delle mie comunità”» (Andrea Garibaldi)
• Il 13 novembre 1969 fu arrestato nella sua villa all’Infernetto, zona Casal Palocco, alla periferia di Roma. Francesco Grignetti: «Fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa.
Lo accusarono di avere sfruttato l’incarico di segretario del cardinale per organizzare un’ambigua ditta di import-export con l’America Latina. E restò impigliato in una storia poco chiara legata a una cooperativa edilizia
collegata con le Acli che dovrebbe costruire palazzine all’Eur. La cooperativa fallì mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a
spiccare un mandato di cattura». Condannato nel luglio 1971 a quattro anni di carcere, li avrebbe scontati
tutti (ma lui contesta decisamente questa ricostruzione dei fatti). Nuovo
arresto nel 1976, insieme al fratello, per un giro di presunte bustarelle
legate all’importazione clandestina di latte e di burro destinati all’Africa (si vide poi che era un’accusa infondata)
• Nel 1979 don Pierino adocchiò un frantoio abbandonato, il Mulino Silla, e ne fece la sede della sua nuova attività. «Il comune concesse di buon grado il rudere in comodato d’uso, ma presto i rapporti si guastarono. Amelia, 11 mila abitanti, era guidata
dall’ex leader della Cgil Luciano Lama e le personalità forti del sindaco e del prete-imprenditore diedero vita a una riedizione di
Peppone e don Camillo. Erano gli anni del boom delle comunità e don Pierino non badava troppo al codice urbanistico. I piccoli casali
abbandonati diventavano imponenti ostelli. Mensa, campo di calcio, sotterranei,
tutti edificati a fin di bene, ma tutti abusivi, furono immediatamente
segnalati da Lama alla Procura. Alla fine tutto fu sanato, grazie anche ai
socialisti della giunta. Intanto la comunità cresceva al ritmo di 12 mila presenze annuali» (Marco Lillo)
• In oltre 40 anni di attività si calcola che siano passate attraverso i Centri di don Gelmini circa 300 mila
persone. «Come per Carlo V, sul suo impero non tramonta mai il sole: “Quando la sera mi addormento, benedico il Nord, il Sud, l’Est e l’Ovest pensando ai miei figli che soffrono”. I compleanni festeggiati in convention via satellite con leader politici e
cardinali, una fiction Mediaset in lavorazione sull’“eroica epopea del prete anti-droga”, il Mulino Silla trasformato da rudere nella campagna di Amelia in sfavillante “città della speranza”, casa madre di una multinazionale della speranza che nei cinque continenti
assiste emarginati e accumula crediti nei palazzi del potere civile ed
ecclesiastico, il seggio all’Onu come ong. “Abbiamo trovato una casa distrutta e da qui abbiamo iniziato. Eravamo talmente
poveri che mangiavamo pane, mortadella e una mela”, racconta il magnate della galassia cattolica non profit. Tra i mille impegni,
don Pierino, “prete non per caso”, si è pure conquistato sul campo i galloni di cappellano e guida spirituale della
Casa della libertà» (Giacomo Galeazzi)
• L’indagine che lo riguarda partì dal racconto di due giovani tossicodipendenti romani: «Don Pierino Gelmini li avrebbe molestati. E non solo loro. Carezze, spiegano da
quel carcere romano chiamato Regina Coeli in cui sono finiti proprio perché don Pierino non poteva più sopportare i furti nella sua comunità, non poteva tollerare quel pessimo esempio» (Italo Carmignani&Corso Viola). Il dossier d’accusa della Procura (tremila pagine) contiene le deposizioni di nove ex ospiti
e le trascrizioni di decine di intercettazioni telefoniche. Don Pierino è accusato di avere costretto gli ospiti della comunità a «soddisfare le sue richieste sessuali» mediante «la minaccia di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti o promettendo
favori tramite dette conoscenze». Tali episodi sarebbero avvenuti nella sede del Molino di Silla dal 1997 al
2007. All’accusa di molestie si somma quella di aver tentato di corrompere gli accusatori
inducendoli in questo modo al silenzio.
Parecchie polemiche quando dichiarò: «Se io sbaglio, la Chiesa tutta non deve pagare per me. Ma, appunto, mi sembra ci
sia in atto una strategia mondiale di questa lobby, come chiamarla?,
ebraico-radical chic, che partendo dalla Chiesa americana tende a indebolire la
Chiesa tutta. Guardate che non ci sono solo i preti pedofili! I pedofili sono
ovunque». La comunità ebraica di Roma insorse, subito Gelmini si corresse: «Se l’ho detto mi è sfuggito. Perché io intendevo dire: loggia massonica-radical chic».
Le accuse nei confronti dell’ex padre non sono una novità: già nel 2006 Bruno Zanin pubblicò un libro autobiografico (Nessuno dovrà saperlo, Pironti) nel quale denunciava le molestie subite; ancora prima, nei quattro anni trascorsi in carcere, venne messo in isolamento
per problemi di promiscuità; altre accuse negli anni Novanta da parte del fratello di Fabrizio Franciosi
(ex ospite della comunità ritrovato morto sgozzato) • «Don Pierino è uno che scende nella fossa dei leoni, non guarda i tossicodipendenti da lontano
come don Mazzi, che pensa alla tivù e non è vicino ai ragazzi. Lui i suoi giovani li conosce uno per uno, per nome. Si
espone e può succedere che qualcuno non accetti i suoi metodi intransigenti» (l’ex ministro Francesco De Lorenzo) • Del 2007 il libro scritto con Alessandro Meluzzi: Cristoterapia. Dialogo di vita fonte di speranza (Ocd). [bcv]