Il Catalogo dei viventi 2009, 6 luglio 2011
GARRONE
Matteo Roma 15 ottobre 1968. Regista. «Un film è un viaggio e io lo faccio così, inserendomi nei luoghi, spiando le persone, le loro storie: le idee e le
immagini vengono un po’ alla volta, si intersecano, ti inseguono. Mi piace il cinema visivo, il film è pittorico, le parole si modificano» • Esordio nel 1996 con il cortometraggio Silhouette vincitore del Festival Sacher di Nanni Moretti. Poi Terra di mezzo (1997), Ospiti (1998), Estate Romana (2000). Nel 2002 arriva al grande pubblico con L’imbalsamatore, noir che racconta la perversa storia d’amore fra il tassidermista Peppino (Ernesto Mahieux) e il suo giovane allievo
(Valerio Foglia Manzillo). Primo amore (2004) scritto assieme a Vitaliano Trevisan, anche protagonista, è stato premiato a Berlino per le musiche della Banda Osiris. Le sue opere
traggono spunto dalla cronaca: L’imbalsamatore era ispirato all’omicidio nel 1990 di Domenico Semeraro, detto il “nano” di Termini; Primo amore alla vicenda di Marco Mariolini, l’antiquario di Brescia che uccise la fidanzata dopo averla portata all’anoressia • Da ultimo Gomorra (2008), dal libro di Roberto Saviano, Grand Prix al Festival di Cannes 2008 e
scelto per rappresentare l’Italia all’Oscar: «Ho tentato di raccontare l’umanità dei personaggi e i loro conflitti interiori, di descrivere quella zona grigia
in cui tutto si confonde e il bene sconfina nel male e il lecito nell’illecito» • «Amarcord di Federico Fellini, Roma città aperta e Germania anno zero di Roberto Rossellini, Ladri di biciclette e Sciuscià di Vittorio De Sica, La ricotta e Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, La grande guerra di Mario Monicelli, Il sorpasso di Dino Risi. Cos’hanno in comune questi film italiani? Nulla, a parte il fatto d’essere unanimemente considerati dei capolavori. Ecco, io credo che da oggi a
questa lista bisognerà aggiungere Gomorra di Matteo Garrone» (Sandro Veronesi il 16 maggio 2008, giorno d’uscita nelle sale) • Figlio di Nico Garrone, critico teatrale di Repubblica, e di una fotografa.
Giovane promessa del tennis, poi abbandonato per un infortunio. Diplomato nel
1986 al liceo artistico ha lavorato a lungo come operatore. Molti anni dedicati
alla pittura. «L’attitudine a organizzare mi è rimasta da quando giocavo a tennis. Da ragazzo avevo un quaderno in cui segnavo
meticolosamente le caratteristiche dei miei avversari, le note temperamentali e
persino i loro rapporti con i genitori, per capire come potevano affrontare la
partita. Prevedevo eventuali reazioni inaspettate. Tutti i pomeriggi, dopo la
scuola, andavo agli allenamenti in bicicletta e nel tragitto rivedevo gli
errori del giorno prima. Il set per me è la partita, prima di girare Gomorra avevo ideato uno schema che corrispondeva a
quello del tennis e, in tante tasche di plastica inserite sul tabellone, avevo
messo dei cartoncini colorati per visualizzare l’andamento del film e le fotografie delle scene già girate». Per controllare tanta meticolosità ha trovato uno speciale accordo con il produttore: «Mettiamo da parte una quota del budget complessivo in modo che, se al termine
delle riprese non sono soddisfatto, si può tornare a girare per altre tre settimane senza ulteriori investimenti. Se
invece tutto funziona, allora risparmia il trenta per cento». Fino ad ora non è mai capitato • «Si vorrebbe poter allontanare l’universo mostruoso ripreso da Garrone, chiudere gli occhi, voltare la testa. Ma
non si può: eccolo lì, proprio davanti a noi, appena appena il nostro sguardo si sveglia, e la nostra
coscienza sfugge al torpore innescato da spot e tv. è il cinema, bellezza, quello vero: quello che riaccende la mente, bucando la
falsa superficie della realtà per tentare di arrivare, finalmente, alle cose stesse» (Luigi Paini) • Sul set di Gomorra ha conosciuto la sua compagna, dalla quale ha avuto il
figlio Nicola: «Nunzia mi è stata molto utile nella scelta degli interpreti: io ero orientato verso facce
forti, contadine, mentre lei mi ha spiegato: guarda che i camorristi erano così vent’anni fa, oggi sembrano ospiti televisivi, si depilano, portano l’orecchino, vogliono assomigliare ad un calciatore. Così ho cambiato il cast». Il 24 settembre 2008 il film è stato scelto come candidato italiano agli Oscar 2009. La notizia è arrivata a Garrone mentre stava giocando a calcio: «Me l’ha detto la mia compagna, ha capito che avevo quasi vinto l’Oscar».
[bce]