Varie, 6 luglio 2011
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Musso Guillaume
• Antibes (Francia) 6 giugno 1974. Scrittore • «[...] qualcuno lo ha definito “il genero ideale” [...] rappresenta un mix attraente, capace di unire una straordinaria popolarità alla semplicità. Ne va di sicuro fiera la mamma, una delle tre lettrici di fiducia dei suoi manoscritti, della quale racconta, “Mia madre era bibliotecaria, ho ricevuto molto presto una cultura classica. Mi suggeriva Dostoevskij, Tolstoi, Proust, ma anche gli autori popolari: Agatha Christie, Stephen King, Dumas”. Con il risultato che Guillaume è il secondo autore più letto in Francia [...] un successo planetario e travolgente in paesi come la Corea. E che non ha complessi ad affermare di “amare la letteratura popolare, anche se potrei passare tre ore a parlare di Flaubert [...] Il côté soprannaturale è l’espediente drammatico con cui affronto temi delicati come il lutto, l’assenza, la morte: ricevo lettere di medici, di gente malata o in lutto, di operatori che si servono dei miei libri in terapia. È lo stesso metodo della Rowling o della Meyer, che utilizzano la magia o i vampiri per scrivere dei racconti iniziatici classici. Molti lettori si appropriano delle mie storie e mi ringraziano per la resilienza – nel senso di capacità di recupero dalle avversità – dei miei personaggi”. Un’empatia che nasce in un giorno preciso, a 24 anni. “Nella mia vita c’è un prima e un dopo. Ho avuto un incidente stradale nel quale ho sfiorato la morte e mi ha reso cosciente del lato tragico e vulnerabile della vita [...] Passo un’ora al giorno a leggere i messaggi. Faccio trenta o quaranta sedute di firme all’anno. Al salone del libro di Parigi ci sono volute cinque ore per esaurire la fila dei lettori. È un piacere, i lettori per me non sono astratti. Non scambierei mai una buona recensione contro il piacere di vedere qualcuno leggere un mio libro nel metro. Ho il gusto della gente, la metropolitana, come dice Françoise Sagan, è la più grande biblioteca del mondo”. Forse per questo predilige l’ambientazione americana. “Ci ho vissuto a diciannove anni, ci torno spesso, anche se mi sento profondamente francese. Avrei difficoltà a descrivere Antibes, il mio quotidiano. Per inventare mi è necessario lo scarto fisico e temporale. New York è così presente nell’inconscio collettivo che si può credere all’incredibile, c’è un’atmosfera a volte soprannaturale. Ha molta forza, si sa ricostruire dopo i peggiori attentati, ed è un luogo che ha i caratteri della tragedia classica, un teatro ideale per l’unità di tempo, luogo e azione”. L’etichetta di scrittore popolare non lo disturba e anzi ne è soddisfatto: “se prima potevano seppellirmi sotto l’indifferenza, adesso mi devono affrontare, è un gioco delle parti”. Gli spunti per le storie gli vengono da lontano e da lontano viene anche Skidamarink il suo primo romanzo, “l’ho scritto prima di Dan Brown anche se parla della Gioconda. Vorrei dedicarmi al teatro e a una sceneggiatura originale. E prima o poi tornare al liceo: l’insegnamento dell’economia ai ragazzi è un mestiere che mi ha dato molto. [...]”» (Pico Floridi, “la Repubblica” 12/2/2010) • Vedi anche “la Repubblica” 29/1/2011.