Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
VISCONTI DI MODRONE
Giammaria Roma 7 maggio 1935. Conte • «Nonno Giuseppe non solo eredita il colosso tessile di famiglia, con annessi i
numerosi beni immobili situati nella via del centro che porta il nome dell’antico casato nobiliare, ma ha pure la ventura di sposare l’affascinante figlia di un farmacista di Brera che sulle intuizioni relative ai
benefici effetti del tamarindo, della magnesia, del bicarbonato e dell’olio di ricino, avviò quel colosso della farmacia mondiale che si chiama Carlo Erba. Questa
condizione assai privilegiata lo porta appunto alla presidenza dell’Inter durante la Grande Guerra. Dalle nozze nascono sette figli tra i quali il
geniale Luchino, regista cinematografico di chiara fama, e Luigi (papà del nostro Giammaria) il quale porta all’altare Maddalena dei conti Arrivabene Valenti Gonzaga (altra famiglia storica
della nobiltà meneghina). Capirete perché i soliti amici del Conte lo presentino come l’uomo che lavora per hobby. “Oggi mi occupo dell’azienda agricola di famiglia con una certa calma qui a Grazzano Visconti, il
paese che mio nonno trasformò in un borgo del 400 e che è meta di molti visitatori, ma nella mia vita ho seguito diverse aziende, oltre
alla Carlo Erba, e ho ricoperto incarichi di responsabilità anche in seno alla Confagricoltura. Certo, sempre tenendo un occhio puntato sul
mondo dello sport e sull’Inter in particolare”. Dunque il colpo di fulmine con la famiglia Moratti è datato 62. Giammaria Visconti e consorte sono ospiti di Umberto Agnelli nella
tribuna d’onore del Comunale di Torino. I due sono cognati avendo sposato le sorelle
Violante e Allegra Caracciolo e vanno molto d’accordo, eccezion fatta per la passione calcistica. I Visconti sono interisti e
al successo nerazzurro (4-2) esultano come se si trovassero in curva. La scena
viene notata dalla famiglia Moratti e all’indomani Giammaria riceve una telefonata di Gian Marco, il fratello maggiore di
Massimo: papà vorrebbe conoscerla. “Entrai in società con infinita gioia e ricordo che nacque subito un’attrazione speciale con donna Erminia, che chiamava me e mia moglie ‘I miei figlioli watussi’, in riferimento alla nostra statura”» (Nicola Cecere).