Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
VERONESI
Umberto Milano 28 novembre 1925. Chirurgo. Laureato all’Università statale di Milano, è «con gli statunitensi Fisher, Hagensen e Halsted uno dei quattro più grandi chirurghi oncologi del secolo» (La Stampa) • è stato direttore scientifico dell’Istituto nazionale di Tumori di Milano, scaduto il mandato è passato all’Istituto europeo di oncologia. Famoso in tutto il mondo come padre della
chirurgia conservativa per i tumori al seno. è stato ministro della Sanità nel secondo governo Amato (2000-2001) • «Lo chiamano “Sua Sanità” in onore della consolidata potenza o “il Divino” per lo charme di consumato attore. Lo hanno definito “Eroe positivo” perché, con ineffabile ottimismo, cura e combatte il cancro. Alto, fisico asciutto,
sorriso bellissimo e risata sonora, poliglotta, colto e appassionato di
Majakovskij, sportivo, vegetariano e iscritto alla Confraternita del
cioccolato, mondano e amante della vita, moglie pediatra, sei figli, insignito
del National award che negli Usa si consegna ai cancerologi, una sfilza di
lauree honoris causa, inventore della quadrantectomia (l’asportazione del tumore al seno meno distruttiva), Veronesi è un uomo dalle scelte ponderate, non solo in campo medico. Pensava di fare lo
psichiatra ma si è laureato con lode a 25 anni con una tesi sulla terapia medica dei tumori.
Leggenda vuole che abbia scelto l’oncologia perché l’Istituto dei tumori era a due passi dalla cascina in cui era nato. Orfano di
padre (benestante fittavolo e socialista) a sei anni, quinto di sei fratelli, è stato allevato dalla madre Erminia, cattolica di forte temperamento che tanti
oncologi hanno conosciuto. Gioviale, casa aperta agli ospiti (un appartamento
enorme a Milano in via Palestro con vista sul parco e dipinti del Quattrocento
alle pareti), residenza al mare sull’Argentario e villa di campagna in provincia di Lucca, il professore va fiero
delle sue origini contadine anche se ha l’aplomb del gentiluomo. All’Istituto nazionale dei tumori, dopo esperienze all’estero, si fa le ossa alla scuola di Pietro Bucalossi, luminare impegnato in
politica, sindaco di Milano negli anni Sessanta, socialista passato al Partito
repubblicano. Quando nel 73 Bucalossi viene nominato ministro della Ricerca
scientifica, Veronesi ha la meglio su Giuseppe Della Porta e assume la
direzione scientifica dell’Istituto. Della Porta rimarrà però all’Istituto: uomo pignolo, ottimo organizzatore, Della Porta si assumerà tutti i fastidi burocratici. “Sua Sanità” è abile a motivare i collaboratori e ottenere il meglio da loro. è il dominus delle promozioni. Non c’è consiglio di amministrazione che possa contrastarlo. Il professore è un uomo di potere. “Pugno di ferro in guanto di velluto” osserva Nuccio Abbondanza, presidente dall’82 al 94 dell’Istituto dei tumori. Il professore è anche drastico nelle sue decisioni. Così almeno sosteneva il distinto Bucalossi che, chiusa la parentesi ministeriale,
si sentì estromesso dall’Istituto. Veronesi è un laico, convinto che siano “stati gli uomini a creare Dio più che Dio a creare l’uomo”. è un sostenitore della legalizzazione delle droghe leggere. è favorevole, ma con riserva, all’eutanasia, anche se afferma di non averla mai praticata. è un grande ottimista, anche in campo scientifico» (Marcella Andreoli)
• «Il chirurgo che con le sue tecniche innovative negli interventi sul cancro (“il minimo trattamento efficace al posto del massimo trattamento tollerabile”) ha salvato tante donne da spietate menomazioni al seno sa quanto sia
importante il rapporto tra medico e paziente: “L’avanzamento tecnologico non può cancellare quel patto terapeutico che è fondamentale per la riuscita di ogni cura. L’etica laica vuole che il malato sia al centro del nostro lavoro, che sia
protetto dalla sofferenza e che l’ospedale sia luogo dove la sua dignità, umanità e unicità sia rispettata”» (Natalia Aspesi)
• «Chiunque affacciandosi alla morte lascia cadere tutte le difese che lo
circondano. Il paziente si presenta al medico mettendo l’anima a nudo» (da un’intervista di Alain Elkann) • «Ho demitizzato l’atto chirurgico, che è solo di grande pignoleria, precisione e tecnica: è un buon artigianato di alto livello. L’emotività è legata non tanto alla tecnica, ma al constatare che le condizioni possono
essere peggiori o addirittura irreparabili. Siamo i primi a verificare che una
persona è condannata a non guarire. Questa è una cosa dolorosissima da sopportare» • «Parliamoci chiaro, come ministro non ho fatto un granché. Sì, ho avviato il progetto dell’ospedale ideale, perché non si può più andare avanti con stanze da dodici letti e un solo gabinetto in fondo al
corridoio, coi parenti ammessi un’ora al giorno neanche fosse l’ora d’aria. Poi ho obbligato i medici a studiare sempre, con i cinquanta punti all’anno di credito formativo. E ho dato più fondi alla ricerca, tutto qui . La gente ha capito che un po’ di pragmatismo non guasta. Sono piaciuto, più per quel che ho detto — delle ovvietà — che per come l’ho detto. Sono un po’ naif, forse. Un elefante dentro la cristalleria. L’esperienza non è stata spiacevole, tutto sommato. Anche se mi toccava fare le acrobazie e
passare i weekend in istituto a operare» (da un’intervista di Massimo Gramellini)
• «Dormo poco, tre, al massimo quattro ore per notte, e quindi riesco a creare
piccoli spazi per i due settori che mi affascinano di più: poesia e teologia. Sono un accanito lettore di poesie e confesso di scriverne
di tanto in tanto anch’io, poi però le faccio sparire nei cassetti. Della teologia sono sempre stato un grande
cultore» • «Ho avuto una vita avventurosa: sono saltato su una mina quando ero partigiano e
ho anche rischiato di essere messo al muro dai fascisti. Ne sono uscito
vaccinato e ottimista: sopravvivere alla guerra mi ha dato quasi una specie di
certezza di invulnerabilità» • Difensore accanito degli Ogm, dura polemica con Giuliano Ferrara sulle
staminali, per le quali vorrebbe una ricerca libera e un utilizzo pressoché senza limiti.