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 2011  luglio 06 Mercoledì calendario

VELTRONI

Walter Roma 3 luglio 1955. Politico. Ds. Sindaco di Roma (eletto nel 2001 e confermato
nel 2006). «Mio padre era romanista e mia madre laziale» (alla Gazzetta dello Sport) • Madre di origine slovena, nonno finito a via Tasso, dove i nazisti
incarceravano chi si era compromesso con la Resistenza (il nonno di Veltroni
aveva ospitato in casa sua dei partigiani). Il padre Vittorio è stato il primo direttore di telegiornale in Italia, morto quando Veltroni aveva
un anno. Veltroni dice di aver sofferto poco per questa assenza da piccolo e di
averne percepito il peso doloroso man mano che cresceva. Ricorda se stesso nell’atto di mettersi giacche, camicie, orologi tolti dal cassetto del padre,
tentando davanti allo specchio di percepirne il corpo
• «Ho capito tardi che mio padre era così giovane. Dalle foto sembrava un sessantenne. La brillantina, il modo di
vestire. Erano uomini così, avevano 30 anni, ma ne dimostravano 60. Solo dopo mi sono reso conto che lui,
morto il 26 luglio del 56, la notte dell’Andrea Doria (sono affondati insieme, l’Andrea Doria e mio padre), aveva 38 anni. E siccome faceva tutto di corsa, a un
certo punto mi sono detto: “Ma non è che ho un orologio interiore che si è traguardato quella scadenza?”». Anche di recente ha detto di esser convinto di aver poco tempo davanti a sé «e per questo vivo sempre di corsa»
• Liceo al Tasso. Ha raccontato di aver tirato un cancellino in testa al preside
Marino Casotti, ed era l’anno 1968. Il preside gli avrebbe detto: «Chi si crede di essere?» e lui: «Mi chiamo Bond, James Bond», spavalderia cui seguirono parecchi giorni di sospensione. Ma deve essere una
storia falsa: ne ha raccontata una identica a Paolo Boccacci l’avvocato Paola Balducci, che ha detto d’esser stata compagna di scuola del fratello più grande di Walter (Valerio: oggi uomo d’affari e di finanza, si interessa tra l’altro di investimenti giapponesi in Italia) e di aver tirato lei il cancellino
in faccia al preside durante una manifestazione del 68 con altri studenti (tra
cui Paolo Liguori e Maria Fida Moro). Il preside Casotti punì la scolaresca sospendendo le vacanze di Pasqua. Veltroni nel 68 non era neanche
in età da liceo perché aveva 13 anni (la Balducci invece 19)
• Veltroni fu trasferito al Cine-Tv perché non studiava e andava male. Ha raccontato di esser rimasto colpito dalla
diversa estrazione sociale dei suoi nuovi compagni di scuola. Il Cine-Tv
prepara gli operatori, i montatori, i cameramen. Cioè classe operaia. Veltroni si iscrisse allora alla Fgci (Federazione giovanile
comunista italiana, di cui era segretario Gianni Borgna) e divenne segretario
della cellula di scuola • Consigliere comunale a Roma a 21 anni (1976-81), deputato del Pci dall’87. Emergono in questo periodo le caratteristiche psicosomatiche dell’uomo: faccia lunga, occhi buoni, sguardo umido, l’atteggiamento finto innocuo che Forattini riassume nella figura del brucone con
la goccia che pende dal labbro di sotto, «uno strano miscuglio di discorsi rivoluzionari e pratiche perbeniste, slanci e
sciatterie, avventure ideali e telefonate alla mamma, in cui si identifica
quella middle class centromeridionale di insegnanti e impiegati pubblici a
reddito fisso e umore variabile che costituisce il nerbo dell’elettorato ulivista» (Massimo Gramellini). Il vignettista del Corriere della Sera Emilio Giannelli,
a cui è simpatico, lo vede invece come uno scolaro «seduto al primo banco, col fiocco al collo, quello che non fa dispetti e nemmeno
passa i compiti»
• Appoggia Occhetto nella svolta della Bolognina (12 novembre 1989), che
trasformerà il Pci in Pds. Nel 92 il partito gli affida la direzione dell’Unità, un compito che era già stato ricoperto da Massimo D’Alema • «Il quotidiano di famiglia è stato un ottimo terreno per misurare all’opera i dioscuri del Pds. Il direttore dell’Unità Massimo D’Alema si presentò con ghigno feroce, tagliò subito le teste che non gli garbavano e si rinchiuse nella sua stanza a giocare
ai videogame, decantare il suo quoziente intellettuale e fabbricare origami e
giornali tristissimi. Il direttore Veltroni esordì abbracciando tutti, dal condirettore al fattorino, egualmente “importanti per il paese”. Poi cominciò a farli fuori, ma alla democristiana: cioè senza umiliarli e spendendo in promozioni e prebende un sacco di soldi lasciati
in eredità sotto forma di debiti alle generazioni successive di direttori e giornalisti,
che ne parlano malissimo ma lo ricordano con simpatia» (Gramellini). Tra le iniziative di quel periodo: l’aver allegato al giornale gli album delle figurine Panini (calciatori), l’aver allegato al giornale le videocassette con importanti titoli del cinema
italiano e internazionale (i primi film allegati a un quotidiano erano stati
quelli di Paese Sera nel 1993, l’Unità cominciò nel gennaio 1995 e vendeva ogni sabato 400 mila copie invece delle solite 120
mila, risultato che costrinse il resto della stampa italiana ad andargli
dietro), l’aver allegato al giornale il Vangelo, caso mai sentito al mondo per un
quotidiano comunista, e che gli fruttò un incontro con papa Giovanni Paolo II a cui portò personalmente una copia di quell’edizione
• Nel 94, alla caduta di Occhetto, la base lo vota a maggioranza nuovo segretario
del partito. Ma il Consiglio nazionale gli preferisce D’Alema • Nel 96 sale sul pullman che fa la campagna elettorale di Prodi e forma il
ticket con cui il centro-sinistra vince le elezioni. Entra al governo (il Prodi
I) come vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni culturali, con
delega allo Sport e allo Spettacolo • Tra i provvedimenti da ricordare: la legge che trasforma le società di calcio in società con fini di lucro, dunque quotabili in Borsa e sottoposte — quanto ai bilanci e alla gestione — alle normali regole del Codice civile. L’ex presidente del Coni Pescante ha di recente imputato a Veltroni di aver
creato, con quella legge, le condizioni per la degenerazione emersa con lo
scandalo Moggi; l’istituzione di una super-sovrintendenza per Pompei e di una spa incaricata di
raccogliere sponsor e denari per rilanciare il sito archeologico più grande del mondo (inutile: Pompei è sempre in mano a un’invincibile camorra); la decisione di tenere aperti i musei di notte in certi
periodi; la vendita dei biglietti per i musei anche in tabaccheria; i
finanziamenti per la cultura ricavati da una nuova estrazione del Lotto,
fissata al mercoledì. Ha venduto il palazzo del Pci di Botteghe Oscure
• Sgarbi: «Veltroni? Ha fatto più bene che male. Pur nella sua inconsapevolezza ha fatto almeno una cosa buona.
Invece di chieder per sé il ministero dell’Interno o della Difesa, ha scelto quello per la Cultura, mettendo in luce così ciò che nel mondo è considerata la vera risorsa italiana, il patrimonio artistico. Un bel gesto.
Inoltre ha fatto riaprire con la velocità del fulmine la Galleria Borghese a Roma» (a Luigi Irdi)
• «Alcuni mesi fa un uomo politico italiano, presentando una mostra di codici
medievali, così belli che avrebbero dovuto costringerlo per sempre al silenzio, disse: “Il nuovo Rinascimento che oggi in Italia stiamo vivendo...”. E il nuovo Rinascimento italiano esisteva soltanto perché lui era ministro dei Beni culturali. Credo che nessun paese riesca a produrre
vanità in dosi così massicce e industriali: Piramidi di Cheope dell’ego, Colossi di Rodi della megalomania...» (Pietro Citati)
• Nel 1998, finita l’esperienza nel governo Prodi, sostituisce D’Alema alla segreteria. D’Alema ha appena trasformato il Pds in Ds: «E, come segretario, Veltroni comanda. Il presunto buonista cambia cinque
segretari su nove nella federazione delle grandi città, e 15 segretari regionali su 19» (Edmondo Berselli). Nel 2000 viene riconfermato al congresso di Torino, che
trasforma volutamente in un evento politico-spettacolare, con Sting e Moni
Ovadia, e una parola d’ordine americana che dice “I care”. Prima del congresso Veltroni fa sapere di non essere in realtà mai stato comunista e di essersi iscritto al partito di Berlinguer, mentre non
avrebbe mai aderito a quello di Togliatti. Criticatissimo da quelli della sua
parte politica. Natta: «Non credo si possa chiamare congresso una cosa in cui nelle sezioni, dicendo
cose diverse, si è votata la stessa mozione, e il segretario è già stato eletto. Sarà solo una kermesse, a Torino. Se gli va bene, sarà buona per la propaganda: se non va bene, nemmeno a quello... Mi piacerebbe dire
che non capisco. Invece capisco, capisco eccome. Ma proprio non mi piace:
preferirei non parlarne, di questi cretini... cretini e anche ignoranti, che
non conoscono la storia del loro paese, del partito in cui sono cresciuti. Ma
come si fa a espungere Togliatti dalla vicenda italiana? Ho sentito Agnelli
dire in tv cose molto più sensate e vere, sul ruolo di Togliatti, del segretario di un partito che esiste
anche e soprattutto per merito suo». Michele Serra: «Il problema da risolvere era, più o meno, il seguente: trovare un paletto da ficcare al centro del campo, “memento” di qualche idea o ideale o ideuzza senza la quale non solo si perde l’anima, ma addirittura le elezioni [...] Dati i termini del problema, “I care” non è, obiettivamente, tra le soluzioni peggiori. Diciamo che sta a mezzo tra “proletari di tutto il mondo unitevi” di Marx-Engels e “Yabadabadooo” dei Flintstones». Curzio Maltese: «Si poteva organizzare il prossimo congresso (convention) della Quercia
direttamente in inglese, in una chiesa di Atlanta, la città di Martin Luther King, Cnn e Coca Cola, con contorno di Gospel e ritratti di
Kennedy, invece di scomodare l’ex fabbrica del Lingotto che sa ancora troppo di classe operaia (working class),
tanto per esser sicuri di non farsi capire, di parlar d’altro come sempre [...] In politica la scelta dei simboli e degli slogan pesa,
deve pesare. E invece questa insostenibile leggerezza della sinistra, lo
svolazzare allegro fra simboli, marchi e inni, alla ricerca di un’identità purchessia, fino ad arrendersi all’ecumenismo cattolico, non promette nulla di buono. L’ultimo congresso dell’ex Pci, che allora si chiamava ancora Pds, si svolse all’Eur e sembrava un convegno nazionale di commercialisti: un presagio del governo
D’Alema [...] L’unico filo che lega D’Alema e Veltroni è evidentemente l’incapacità di dire “qualcosa di sinistra”, senza citare per forza il pensiero cattolico o quello confindustriale,
chiamando a testimoni tutti di non essere più “comunisti”» (Curzio Maltese)
• Appena eletto sindaco dà disposizione all’anagrafe che il suo nome sia cambiato da Valter a Walter • L’elezione a sindaco di Roma nel 2001 (lasciò la segreteria del partito a Fassino e battè al primo turno col 53% dei voti il candidato di Forza Italia Tajani) mostrò tuttavia che la tanto criticata leggerezza sostanziava una formidabile macchina
del consenso. Nel 2004 la Ipsos realizzò una ricerca sul gradimento del sindaco e constatò che Veltroni piaceva all’82% dei romani. Nel 2006 battè il nuovo avversario Alemanno con una percentuale più alta di quella del 2001: 61,7%. Questi grandi risultati in termini mediatici
sono stati ottenuti con una scelta oculata dei “moltiplicatori del consenso”, prima di tutto gli uomini di spettacolo, corteggiati fin da quando, da
ministro dei Beni culturali con delega allo Spettacolo, distribuiva i
finanziamenti per il cinema. Gli attori, i registi, i cantanti rilasciano
interviste di continuo e capita spesso che il giornalista chieda degli
orientamenti politici. L’intervistato in questione dice sempre, ormai da molti anni (sia che si tratti di
Fazio che di Bonolis che di Carlo Verdone) «che Veltroni è un’altra cosa»; in secondo luogo le redazioni dei giornali, tenute sotto ferreo controllo dal
suo staff, una trentina di persone, tra cui un capufficio, sei giornalisti,
cinque addetti alla segreteria, due tecnici della rassegna stampa, due
archivisti, cinque fotografi, due addetti all’istituzionale: le tre testate principali della capitale (Messaggero, Repubblica,
Corriere della Sera) sono grazie al sapiente lavoro di queste persone schierate
senza dubbi col sindaco in modo tale che quando il sindaco convoca una
conferenza stampa per esempio sul ritrovamento di un vaso, il vaso apre di
sicuro le cronache. E di vasi si fa naturalmente in modo di trovarne uno a
settimana (da quando però Rutelli, che da sindaco adoperava l’archeologia capitolina allo stesso modo, è a sua volta ministro dei Beni culturali su questo terreno c’è concorrenza); in terzo luogo non perdendo mai le occasioni offerte dalla
cronaca: quando le due Simone sono state liberate (vedi TORRETTA Simona e PARI
Simona) ha illuminato il Colosseo e organizzato per il ritorno in patria un’accoglienza-show in piazza del Campidoglio; quando è andato a far visita a papa Benedetto XVI (gennaio 2006) gli ha detto in
perfetto bavarese: «Auf geht’s, pack ma’s», cioè «Damose da fa’», allusione alla frase scherzosa che Wojtyla aveva rivolto ai parroci romani il
26 febbraio 2004 («damose da fa’, volemose bene, semo romani») e che gli ha guadagnato simpatici titoli su tutta la stampa nazionale; ha
unito lui in matrimonio Totti e Ilary Blasi e ha poi provveduto — davanti alle telecamere di Sky — a organizzargli un brindisi sulla terrazza Caffarelli
• è a sua volta un formidabile creatore di eventi: le notti bianche che si svolgono
in settembre e durante le quali tutta la città canta, suona e balla; la Festa del cinema, concorrenziale al Festival di
Venezia la cui prima edizione si è svolta a ottobre 2006 e per la quale è stato capace di mobilitare capitali per 12 milioni di euro (la polemica col
sindaco Cacciari, che ha visto in pericolo il primato di Venezia, ha permesso
un’ulteriore circolazione del brand); la pubblicazione del romanzo
La scoperta dell’alba con coro di recensioni entusiaste (su tutti Andrea Camilleri con un’intera pagina sull’Unità) e soprattutto con la sistemazione nelle vetrine di tutte le librerie di Roma
di una sua foto con dolce sguardo da cocker (il libro è stato un best seller) • Ottimo organizzatore: mai un incidente né durante le notti bianche né durante i funerali di papa Wojtyla (che portarono a Roma tre milioni di
persone) né durante il black out che lasciò al buio l’Italia intera la notte del 28 settembre 2003 (in coincidenza con “la notte bianca”: vedi più avanti) • Il veltronismo è in definitiva una tecnica per suscitare la simpatia di massa. Lancia il
seguente messaggio cinepolitico: comunque vada, ci sarà un lieto fine. Suoi capisaldi: Bob Kennedy, il buonismo e il Terzo mondo, lo
sport, l’antipolitica, i cattolici (con prudenza, perché i preti, come gli juventini, sono anche antipatici) • Su Bob Kennedy: Veltroni non sa l’inglese, ma nel 92 ha scritto un saggio intitolato Il sogno spezzato. Le idee di Robert Kennedy (Baldini e Castoldi). In interviste e discorsi, specie degli anni
Ottanta-Novanta, sono continui i richiami alla nuova frontiera e l’esaltazione dell’americanismo di sinistra, la cui versione morbida è l’attuale vagheggiamento del Partito democratico. Anche il look (camicie button
down, mocassini Lotus e, come ha notato Armani, «un certo modo disinvolto di portare il classico, che lo fa riconoscere») è di origine kennedyana • Buonismo, termine coniato ormai più di vent’anni fa, e proprio per descrivere l’approccio al mondo esibito da Veltroni. è più semplice spiegarlo con alcuni esempi. Alla domanda: per quale atleta italiano
farà il tifo alle Olimpiadi, Veltroni ha risposto con il nome delle due riserve
della staffetta 4 x 100 «perché sono i protagonisti più oscuri, quelli che soffrono di più»; trovandosi con una delegazione italiana in Brasile, nel 2002, ha consegnato
alle agenzie questa frase: «Questa gente, questi bambini scalzi in mezzo al dolore, sono per me energia pura»; nel 93 ha spiegato a Maria Latella: «Mi piacerebbe fare come Peter Pan, prendere le mie figlie Martina e Vittoria e
portarle sull’isola che non c’è»; è andato da padre Zanotelli in Africa e subito ha reso noto il proprio dolore di
fronte alla miseria di quel mondo, con articoli e un libro (
Forse Dio è malato, Rizzoli, 2000); un personaggio chiave del suo romanzo La scoperta dell’alba (Rizzoli, 2006) è la bambina down Stella; il fratello di Stella, Lorenzo, è «uno dei ragazzi con cui sono andato ad Auschwitz o in Mozambico»; Filippo Ceccarelli ha fatto l’elenco dei luoghi comuni veltroniani, potenti suscitatori di simpatia: «Il veltronismo, con i suoi romanzi, i suoi musei, le sue foto accattivanti, i
suoi cd e dvd alla moda solidale, i suoi “villaggi della pace” e i suoi “parchi della memoria”, e poi con gli artisti e gli sportivi disabili, gli ex deportati, gli eroi
senegalesi, gli ultrà pentiti, le donne minacciate di lapidazione, i vecchietti rallegrati da Totti,
i dipendenti comunali in permesso per volontariato, i barboni massacrati e poi
premiati per il loro coraggio civico…». I «cd e dvd alla moda solidale» di Ceccarelli alludono al periodo in cui il sindaco fece il dj in una
trasmissione radiofonica di Pier Luigi Diaco e una sua compilation fu comprata
da diecimila ascoltatori (e il ricavato della vendita, naturalmente, devoluto
in beneficenza)
• Juventino da sempre. La Juve è però squadra fortemente antipatica ai non-juventini. Veltroni ha dunque anche preso
le distanze dai bianconeri, dichiarandosi disgustato del calcio dei tempi
moderni che, secondo una sua espressione, «ha tolto l’anima al gioco». Ha quasi fatto credere di essere romanista-laziale, salvo fare
precipitosamente marcia indietro quando la cosa ha rischiato di iscriverlo nel «club Fede», i tifosi che nel corso della vita hanno cambiato squadra per opportunismo. S’è comunque messo la sciarpa giallorossa al collo, cosa che ha suscitato le
critiche del rivale romanista D’Alema («io la sciarpa della Juve al collo non me la sarei mai messa»). Molto efficace la conversione al basket, comunicata in un’intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha mostrato competenza tecnica,
conoscenza storica del gioco e passione (ha fatto sapere di essere tifoso della
Lottomatica e ha detto che, trovandosi in ospedale, appena riemerso dall’anestesia chiese subito i risultati della squadra)
• Anche il politico essendo antipatico, ha fatto sapere di voler smettere nel
2011 facendo capire (ma vagamente) che magari andrà nel Terzo mondo, a fare il missionario o il benefattore. Come per la Juve, però, la proclamata distanza dalla politica - molto simpatica - non deve essere tale
da tagliarlo fuori dal gioco. Ha quindi recuperato, dicendo che se le regole
cambiassero, se il premier avesse più potere e fosse direttamente eletto dal popolo… Questo (la ricerca della consacrazione popolare diretta) è il punto che lo imparenta maggiormente con Berlusconi
• Attentissimo ai cattolici, ma attento pure a non compromettersi troppo. Oltre
al colpo del Vangelo allegato all’Unità e alla battuta in bavarese rivolta a Benedetto XVI, ha spedito ai parroci di
Roma il suo diario del viaggio in Africa, ha favorito — da vicepresidente del Consiglio — l’ascesa di cattolici in Rai, la Cavani, Scudiero, soprattutto Iseppi, attraverso
il quale s’è guadagnato anche la simpatia di Biagi, ha fatto sapere di detestare le
parolacce e di spingere tutte le coppie che conosce a sposarsi, nel settembre
2005 è andato alla messa in memoria di monsignor Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, ecc. Però ha fatto sua, riprendendola da Jovanotti (
Ombelico del mondo), anche questa frase, con la quale crede di proteggersi dal pericolo di essere
confuso con la Chiesa in quanto potenza (brace in cui forse è caduto Rutelli): «Io credo che a questo mondo esista solo una grande Chiesa che passa da Che
Guevara e arriva fino a Madre Teresa; passando da Malcolm X attraverso Gandhi e
San Patrignano arriva da un prete di periferia che va avanti nonostante il
Vaticano», in cui è decisivo il “nonostante”
• Lucia Annunziata ne ha previsto la prossima ascesa a Palazzo Chigi strologando
sulla vittoria di Sandro Veronesi, suo grande protetto, allo Strega 2006. Poiché a Veronesi si opponeva la vecchia comunista Rossanda, Annunziata ne ha dedotto
che la nuova sinistra batte ormai la vecchia e cioè che la leggerezza — o abilità manovriera — di Veltroni e dei veltroniani ha ormai la meglio sulle vecchie logiche del
partito di lotta (e di apparato) • Critiche per la figlia Martina infilata a fare l’aiuto regista nel film Manuale d’amore 2, di Giovanni Veronesi, fratello di Sandro. Gramellini: «… I due partiti della sinistra, quello similsocialista - preparato, aggressivo,
perdente - e quello simildemocristiano: superficiale, suadente, vittorioso» • Tardelli, amico di Veltroni, il quale va dicendo d’averci pure giocato a pallone: «Falso. A Sabaudia giocavano lui e D’Alema. Li ho guardati e basta. Non volevo farli sfigurare...» (Alessandro Dall’Orto) • «Pensa e ripensa, avendo noi a cuore le sorti della sinistra, abbiamo individuato
un candidato di sicuro successo che suggeriamo all’on. Veltroni perché lo faccia proprio. Si chiama Hans Addam II, principe del Liechtenstein, duca di
Rietberg, conte di Troppian, che oltre ad essere principe del principato e
quindi statista sperimentato è anche banchiere capo del Liechtenstein Global Trust con patrimonio personale
berlusconesco di ottomila miliardi. Ci siamo accuratamente informati, come
vedete, e ci sembra che questo Principe abbia tutti i connotati di cui la
sinistra va in cerca per fronteggiare la destra secondo l’insegnamento del Machiavelli» (Luigi Pintor)
• Ha doppiato Rino Tacchino, sindaco della comunità degli uccelli, nel film Disney Chicken Little - Amici per le penne (2005) • Onoreficenze: insignito dal presidente francese della Legion d’onore per l’attività svolta a salvaguardia dei beni culturali (2000), laurea honoris causa in Public
services alla John Cabot (2003), cavaliere di Gran Croce (Ciampi, 2006) • Sposato con Flavia Prisco, architetto, figlia dell’ex senatore Franca Prisco che fu importante esponente del Pci a Roma negli anni
Settanta e Ottanta. Delle due figlie (Martina e Vittoria) s’è già detto. La famiglia vive in un appartamento Inpdai a Porta Pia, tra i pochi che
non è stato messo in vendita dopo lo scandalo cosiddetto di Affittopoli.