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 2011  luglio 06 Mercoledì calendario

VELARDI

Claudio Napoli 25 ottobre 1954. Lobbista. Le sue società principali, Reti e Running, hanno clienti come Autostrade, Lottomatica, Enel,
Sky, Fastweb. Capo dello staff del D’Alema segretario alle Botteghe Oscure e del D’Alema premier a Palazzo Chigi. Ex editore del Riformista • «Figlio di Francesco, tipografo e piccolo editore (era sua l’enciclopedia della canzone napoletana curata da Ettore De Mura nei primi anni
Settanta) “cui non ho fatto a tempo a dare soddisfazioni” e di Maria Tittì Campaiola, pianista “eterea e bruttina, io ho preso da lei”, ha respirato politica fin da bambino. Il nonno Enrico Velardi, ferroviere
socialista, perse il lavoro perché antifascista e si mise in proprio. Al nipote Claudio, migliorista dalemiano, è stato d’esempio. “Vivo di contraddizioni, da sempre. Ero proprio bruttino, pedicelloso, mi
piacevano i fascisti, leggevo i diari di Galeazzo Ciano. Mi buttai a sinistra,
al ginnasio, solo perché tutte le belle piccirelle erano nel movimento, le migliori al manifesto. Avevo
anche un gruppo musicale, gli Hell’s Angels, suonavo la tastiera. Carriera politica regolare, dalla Fgci fino al
vertice del partito. Da ragazzini, facevamo anche la fame: in Calabria, con
Marco Minniti, ci imbucavamo a mangiare ai funerali, però come era bello stare per ore al bar della piazza, svegliarsi all’una e fare una riunione al giorno, con calma... A Roma, poi, nella casona di via
Tacito dove alloggiavamo noi capetti figiciotti, che bordelli! E quante partite
a Risiko con Massimo D’Alema. Ero bravino nelle tattiche, sono un tecnico. Ma non sapevo fare i comizi
e non mi volevano, ero ridicolo, si capiva che mi sembrava di dire troppe
frottole e non ero convincente”» (Barbara Palombelli).