Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
Biografia di Michele Placido
Michele Ascoli Satriano (Foggia) 19 maggio 1946. Attore. Regista. Famosissimo
commissario Cattani de La piovra tv, ha diretto tra l’altro Un eroe borghese (95), Del perduto amore (98), Un viaggio chiamato amore (2002), Romanzo criminale (2005, David di Donatello per la sceneggiatura e Nastro d’argento per la regia). È una delle quattro facce del Berlusconi di Moretti (Il Caimano, oltre a De
Capitani, Moretti e lo stesso Berlusconi) • «Il mio punto di partenza È nell’essere attore, poi sono anche diventato regista ma È un po’ quello che succede ai calciatori quando passano in panchina a fare gli
allenatori» • «Attore, regista, “artigiano della parola” come lui stesso si definisce. Una carriera intensa e libera da steccati,
segnata dalla capacità di rischiare e soprattutto “dalla voglia di capire e di ricercare la verità”. Non capita a molti artisti italiani, infatti, di essere al tempo stesso eroi
popolari di immense platee televisive (il commissario Cattani della Piovra o il più recente Padre Pio) e attori prediletti di maestri come Marco Bellocchio; di recitare Skakespeare
e Pirandello insieme con la commedia all’italiana nelle sue più varie sfumature, dal comico al grottesco; di essere registi di film d’impegno civile (Un eroe borghese sulla storia vera dell’avvocato Giorgio Ambrosoli) e di storie al femminile raccontate con rara
sensibilità (Le amiche del cuore, Del perduto amore, Un viaggio chiamato amore). Più che fare discorsi autoriali, preferisce raccontarsi come “uomo del Sud, cresciuto in una situazione familiare abbastanza felice,
appassionato dello stare a tavola, del bere e del mangiare bene”. Allievo dell’Accademia Nazionale d’Arte drammatica e debuttante nel 69 nell’Orlando furioso diretto da Luca Ronconi, racconta un passato senza traumi che lo ha reso quello
che È oggi: il collegio di preti che l’hanno educato con passione, preoccupandosi “di farmi progredire sul piano dello studio più che su quello della spiritualità”; la caserma di Pubblica sicurezza dove, mentre si preparava a diventare
poliziotto, scoprì il piacere della lettura: “È nella biblioteca della caserma che ho trovato per la prima volta i libri di
Sartre e di Pavese”; l’incontro magico con il mondo del cinema, e poi la tv: “Fu Damiani a convincermi a fare la prima
Piovra, poi continuai perché il successo aumentava, e con esso i compensi, perché m’interessava lavorare con Vancini e con sceneggiatori come Rulli e Petraglia...
ma già al terzo ciclo iniziavo ad avere la sensazione che la storia fosse esaurita e
che io stessi un po’ vendendo l’anima al diavolo. Fu allora che decisi di ‘suicidarmi’ e di mollare tutto”» (Fulvia Caprara) • «Quasi tre anni in divisa, per rassicurare un padre geometra, che non gli avrebbe
mai permesso di fare l’attore. Nelle ore libere, a preparare l’esame all’Accademia di Arte drammatica. Tema del saggio, Le mani sporche di Sartre. Placido arriva mezzo vestito da agente e mezzo da attore
alternativo, la commissione ride, nonostante la scena tragica che il candidato
sta recitando, ma alla fine lo promuove. “Venivo da una famiglia semplice, di origine lucana. Otto figli, mamma casalinga,
la Dc era il partito di riferimento. Abitavamo davanti alla cattedrale e al
seminario, aprivi la finestra e ti beccavi un funerale o un matrimonio, papà È stato anche presidente dell’Azione cattolica, poi lasciò la politica, molto deluso, e morì a 54 anni”. Nella capitale, alla vigilia del Sessantotto, il giovane attore passa in un
attimo “dal manganello alla contestazione contro i miei colleghi poliziotti. Saltai la
barricata in pieno quando si trattò di occupare la scuola di teatro dove ero finalmente approdato. All’accademia, a capeggiare il presidio, c’era Gianmaria Volonté. Noi studenti eravamo affamati, l’occupazione comportava la presenza giorno e notte, un giorno chiesi a Gianmaria
se potevo uscire un attimo a comprare pane e mortadella per i compagni, lui s’infuriò, urlando: cacciate quel reazionario, ma vi pare il momento di pensare alla
mortadella? Tanto, loro mangiavano e noi no”» (da un’intervista di Barbara Palombelli)
• «A quattordici anni, al mio paese, ero iscritto alla Giovane Italia perché i fascisti erano gli unici che facevano attività politica tra i ragazzi. Poi, facendo il poliziotto, mi sono ideologizzato a
sinistra: ho fatto il poliziotto perché volevo venire a Roma, era l’unico modo» • «Non bisogna sottovalutare la funzione sociale della televisione, È meglio presidiarla con intelligenza piuttosto che abbandonare il terreno» • «Nasciamo tutti con la voglia di travolgere il mondo. E allora orge, spinelli,
occupazione delle piazze. Non fui da meno, a dodici anni ero già scatenato, mi piaceva sbirciare sotto le gonne delle signore. E da ragazzo
manifestavo per le strade con i miei coetanei» (da un’intervista di Leonetta Bentivoglio) • «Lavora con Moretti e detesta il morettismo, sta con Veltroni e non ama molta
sinistra. Michele Placido annuncia la candidatura a Roma nella lista del
sindaco Walter, uno che mangia pane e Sacher (nel senso della casa produttrice
di Moretti). E lo stesso giorno il Secolo d’Italia, quotidiano di An, lo celebra in prima pagina come l’anti-Nanni, perfetto testimonial di quel cinema italiano che non s’appecorona. Gli domandi perché ce l’ha col regista del film in cui ha recitato e lui non si sottrae: “Non sono l’anti-Moretti. Però non condivido nulla della celebrazione che se ne fa e non mi piace l’Italia cupa e senza sorriso che ci vuole rappresentare”. Gli chiedi qual È stato un bravo sindaco e lui dice: “Veltroni, il più grande. Ma anche la Poli Bortone a Lecce. O Albertini a Milano”. Gli ricordi che una volta si pronunciò a favore di Berlusconi e lui replica da perfetto Caimano, che si sdoppia come
nel film e recita più ruoli: “Fui frainteso: Berlusconi, mai. Piuttosto un giorno potrei votare Fini, se la
sinistra si comportasse male. Io sono come il parroco di Barbiana quando
parlava ai ragazzi di sinistra: oggi sto con voi, ma se domani mi deludete sto
contro di voi”» (Francesco Battistini)
• «Il primo documentario, Pummarò, lo girai quasi per caso. Ero a Capalbio, vidi dei ragazzi africani che
raccoglievano i pomodori. Mi fermai a parlare con uno di loro, mi spiegò che con due mesi in Italia riusciva a pagarsi l’università in Bulgaria. La storia piaceva a Valsecchi, che la raccontò a Claudio Martelli: ci aiutò, portammo il film a Cannes ed ebbe un grande successo» • «Bisogna non essere snob. Ecco, io sono contro una sinistra un po’ snob che scansa il cinema popolare. Quando Antonioni andò a Cannes, i giornali lo incensarono. Pietro Germi fece notare: guardate che a
Cannes ci vado anch’io. Non se lo filò nessuno. E poi indovini chi vinse la Palma d’oro e pure un Oscar?» • Cinque figli: Violante (76), Michelangelo (90), Brenno (91) da Simonetta
Stefanelli, Inigo (88) da Virginie Alexander, Gabriele (2006) da Federica
Vincenti.