Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
PETACCHI
Alessandro La Spezia 3 gennaio 1974. Ciclista. Velocista. Vincitore della Milano-Sanremo
2005. Oltre a decine di tappe tra Giro, Tour e Vuelta • «Gaudilla (“Mio padre mi ha visto pacioccona, e avrà pensato, o forse si sarà detto: ‘Ma guarda com’è gaia e tranquilla’. Gaia e tranquilla? Gaudilla!”) e Lucio si sono sposati a un’età che, oggi, il minimo è esplodere in un: ma siete stati pazzi. Ma allora no: quella pazzia si chiamava
amore. Lei 18 anni, lui 23. Alessandro è nato che lei ne aveva 20, lui 25. Mamma Gaudilla: “Si capiva subito: era nato per fare sport”. Dovunque lo mettessero, Alessandro brillava: in piscina, a nuotare, in pista,
a correre. Si racconta di quella volta in cui Alessandro disputò una gara di corsa a piedi, sprint, velocità, in palestra: pronti via, una freccia, talmente freccia che non riuscì a frenare abbastanza, o forse la pista finiva troppo presto, quasi contro una
parete, contro un muro. Mani davanti, per ripararsi: e frattura dei polsi.
Tutti e due. Alessandro brillava un po’ meno a scuola. Ma si capisce, non si può mica essere fenomeni dovunque. La Betlemme di Alessandro Petacchi è l’ospedale di La Spezia. Babbo Lucio voleva chiamarlo Alessandro, Mamma Gaudilla
avrebbe preferito Emanuele. Si sa già chi, dei due, ha vinto. Mamma Gaudilla non ha rimpianti, anzi: “A pensarci adesso, ma come potevo pensare di battezzarlo Emanuele? Non ne ha
neanche la faccia”. Aveva, invece, proprio la faccia di un Alessandro. Era l’una del pomeriggio, di un martedì, che a voler essere pignoli, è giorno di corsa per i ciclisti dilettanti. Ma a quel tempo, in casa Petacchi
nessuno pensava al ciclismo, né per diletto né per professionismo» (Marco Pastonesi)
• «Sono un passista veloce. La mia caratteristica principale è quella di essere veloce in arrivi che si concludono in leggera ascesa. Sono gli
arrivi che prediligo, ma ho vinto tappe anche dall’altimetria più dolce. A mio padre piaceva molto il ciclismo e io volevo cominciare a correre
da subito. Papà mi ha consigliato di aspettare. Lui era tifoso di Saronni e, di conseguenza, lo
sono diventato anch’io. Conoscerlo poi è stata una grossa felicità. Ferretti mi dice spesso che io somiglio a Dino Zandegù, ma non l’ho mai visto correre» (Raffaele Sala).