Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
MONORCHIO
Andrea Reggio Calabria 24 giugno 1939. Presidente della Infrastrutture Spa. Docente di Economia della spesa pubblica alla Luiss. Ex Ragioniere generale dello Stato
(89-2002) • «“Mai e poi mai ho avuto partigianerie politiche. Nessuno, dico nes-su-no può rimproverarmi di avere qualche simpatia per chicchessia”, è il suo motto. E infatti, nella lunga permanenza alla Ragionieria generale dello
Stato, ben tredici anni passati nell’ala nobile di via XX Settembre, alle prese con i segreti del bilancio pubblico,
l’inflazione, le manovre, i “buchi”, le Finanziarie, le richieste di allargare i cordoni della borsa, gli assalti
alla diligenza, ha continuamente fatto lo slalom tra 11 governi e ben 10
ministri del Tesoro. E ha sempre inteso la Ragioneria come una entità “autoreferenziale, tipo l’Arma dei Carabinieri o la Banca d’Italia”, il segno di una “appartenenza”. Ce lo mise Andreotti, nell’89; lo ha poi spostato Tremonti nel 2002, per mandarlo a Infrastrutture Spa.
Promosso o rimosso? In mezzo ha fatto in tempo a vivere da comprimario il
crollo del Caf, la transizione tecnica di Amato e Ciampi, l’arrivo di Berlusconi, il governo Dini, l’Ulivo di Prodi, la fine del centrosinistra. Ha visto l’Italia sull’orlo del baratro e poi risanarsi. Si è trovato a fronteggiare la rivoluzione monetaria dell’euro, cioè il più incredibile cambio di prospettiva che possa mai toccare ad un contabile, cifre
a nove zeri, talvolta persino difficili da pronunciare, improvvisamente
diventate più asciutte, più “pesanti”» (Elena Polidori)
• «Il miglior feeling l’ho avuto con Guido Carli, senz’altro. Mi chiamava alle 9 del mattino e leggevamo insieme i giornali. Spesso mi
faceva anche lezioni private di economia. Mi diceva: “Vede, per sapere se una scelta di politica di bilancio è giusta o sbagliata, bisogna guardare i mercati. Se i tassi salgono, allora è stato fatto un errore”. Il più distante Barucci. Però aveva tanti problemi, doveva fronteggiare una situazione davvero disperata: in
quegli anni, siamo nel 92, la lira era nei pasticci e bisognava fare una
manovra da 100 mila miliardi. Pensi che io mi rinchiudevo nella biblioteca
della Camera a leggere i libri per capire cosa poteva succedere ad un paese
nelle condizioni del nostro. Eravamo tutti preoccupati» (nel 2002)