Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
LITTLE TONY
(Antonio Ciacci) Tivoli (Roma) 9 febbraio 1941. Cantante. Canzoni più famose: Ventiquattromila baci (61), Quando vedrai la mia ragazza (64), Cuore matto (67), Un uomo piange per amore (68), Riderà (66) • «Il più irriducibile, fedele rockettaro del panorama musicale italiano. Solo lui,
infatti, era già lì, in quel lontano 54, a cantare il rock vero (non quello melodizzato all’italiana). E solo lui, cocciuto e nostalgico, ancora oggi ripropone il rock
delle origini, semplice e ottimista» (Claudio Lazzaro) • Nel 2006 ha avuto un malore durante uno show a Ottawa (Canada): «Non c’è servizio televisivo dedicato ai problemi cardiaci che prima o poi non usi una
della canzoni più famose di Little Tony:
Cuore matto. Ecco perché nella drammaticità dell’evento toccato a uno dei primi grandi emuli di Presley del panorama italiano, è surreale la coincidenza: il leggendario cantante è stato colpito proprio da infarto. Sì, proprio il cuore matto che nella canzone allude all’instabilità e fragilità sentimentale del protagonista, ma che ormai nel linguaggio comune viene usato
per definire, sdrammatizzandolo, un problema cardiaco. Con la sua manciata di
successi esplosi dalla fine degli anni Sessanta e all’inizio dei Settanta, assieme a Bobby Solo, è una delle icone del rock’n roll all’italiana. Irruppe sulla scena vestito di bianco con vistosi fregi luminescenti e
la tipica capigliatura alla Presley di cui sapeva imitare non solo la timbrica,
ma anche la mimica e soprattutto quei movimenti pelvici che facevano impazzire
le ragazzine. Di Presley Little Tony imitava anche certe abitudini di
grandezza: ai Festival di Sanremo girava con un seguito di parenti e amici per
un totale di 25 persone. Anche se era partito imitando Presley in realtà era ben più di un sosia. Di carattere gioviale, allegro, molto comunicativo Little Tony non
si è mai fermato: anche se la sua carriera discografica nell’ultimo decennio non è stata brillantissima, la sua verve e i suoi classici (fra cui
Bada bambina e Cavalli bianchi) gli hanno sempre assicurato serate di successo in Italia e all’estero» (Mario Luzzatto Fegiz) • «Mio padre suonava pianoforte, chitarra, batteria, violino. Coi suoi due
fratelli, suonava nei teatri. Non ha mai sfondato. Però se la cavava» • «Prima del 54 io ero apprendista orefice. Avevo tredici anni e alle prime festine
andavano i dischi di Perez Prado, i mambi. Le canzoni alla radio erano di
Luciano Tajoli, Claudio Villa, Nilla Pizzi. L’avanguardia erano Marino Marini e Renato Carosone. Poi, all’improvviso, arrivano dischi con una musica incredibile: in crescendo, Banana boat di Harry Belafonte, Only you dei Platters e finalmente il rock: Tutti frutti, cantata da Little Richard. Le festine cambiano: su venti ragazzi ce n’erano due che sapevano ballare il rock e tutti gli altri attorno a guardare e a
battere le mani, come nei documentari sugli aborigeni».