Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
GHEDINA
Kristian Cortina (Belluno) 20 novembre 1969. Ex sciatore. Discesista. Tredici vittorie in
coppa del Mondo, 33 podi (29 in discesa), conquistati su 13 piste diverse. Il
primo a vent’anni, il 16 dicembre 89, l’ultimo a Chamonix il 5 gennaio 2005. Ai Mondiali, 2 argenti e 1 bronzo • «La sua storia è piena di momenti indimenticabili, splendidi e drammatici: la perdita della
madre in un incidente di sci quando è bambino, la rapida ascesa in Coppa, la prima vittoria nella sua Cortina nel 90,
l’incidente d’auto che lo tiene tre giorni in coma vigile, la lenta ripresa, i successi in Val
Gardena (quattro volte), a Wengen (due), Kitzbühel. Il rischio cercato con insistenza» (Mattia Chiusano) • «Intorno ai 10 anni mi regalarono un bob di plastica. Andai subito a provarlo su
un pendio ripido dietro casa. Alla prima corsa, il bob si spezzò contro un albero. Picchiai una botta terribile con la testa. Persi conoscenza
e, quando mi svegliai, potevo vedere la fronte viola sopra gli occhi. Il naso
era inguardabile. C’era il mio amico Ghezze che saltellava intorno a me spaventato”. I genitori allora gli comprarono una bicicletta. “Era delle prime con gli ammortizzatori. Era un piacere sentire quel rumore
quando la pressione si scarica negli stantuffi. Io, sempre dietro casa,
scendevo in picchiata, poi c’era una specie di raccordo che mi permetteva di frenare la velocità risalendo una stradina in asfalto. Potevo vedere le auto che salivano e tenevo
l’orecchio teso per sentire se qualcuno scendeva, perché gli alberi mi nascondevano la parte in discesa. Un giorno, purtroppo, non mi
accorsi di nulla e quando imboccai la lingua asfaltata feci un frontale con un’auto. Volai sopra il tetto e ruzzolai nella scarpata vicina. Me la cavai con un
po’ di graffi. Andò peggio durante delle strane acrobazie all’interno di un grande garage, perché non riuscii a frenare a andai a sbattere contro la saracinesca. Con la testa
spezzai una finestrella e il vetro quasi mi recise una vena del braccio destro.
Il sangue zampillava. Io lo tamponavo con la mano sinistra e ogni tanto
lasciavo andare. Gli schizzi arrivavano fino al muro. Mi sentivo come l’Uomo Ragno.... Dell’incidente d’auto in cui rimasi vittima il 7 aprile 1991 non ricordo nulla. All’inizio dell’autostrada Milano-Torino persi all’improvviso il controllo dell’auto mentre stavo filando a 180 chilometri all’ora. Probabilmente scoppiò uno pneumatico che avevo scheggiato la mattina contro un marciapiede. Ma una
sola volta ho avuto davvero paura di rimanere su una sedia a rotelle. Era l’estate del 2000. Ci stavamo allenando a Las Lenas, in Argentina. Sulla pista c’era un bel dente che invitava al salto. La tentazione era forte. Provai un salto
mortale e atterrai a pelle di leone, ma non mi feci nulla. Allora decisi di
riprovare, salii di più per prendere più velocità. Ne presi troppa, volai troppo in alto e cercai di abbozzare un doppio salto
mortale. Atterrai di testa. Sentii un crack allo sterno, due vertebre si
spezzarono. Persi il respiro. Mi dissi: “è finita”. Presi davvero paura, pensai di rimanere paralizzato, un vegetale. è incredibile quanti pensieri gelidi mi affollarono la testa in pochi attimi. Poi
mi accorsi che riuscivo a muovere le mani e i piedi. Mi sentii rinascere» (da un’intervista di Gianni Merlo).