Il Catalogo dei viventi 2007, 6 luglio 2011
FIORAVANTI
Giuseppe Valerio Rovereto (Trento) 28 marzo 1958. Da bambino ha fatto l’attore, da grande il terrorista nero, capo dei Nar. Rinviato a giudizio per 33
omicidi. «La prima volta che uccisi era il 78. Lo feci perché volevamo dare una lezione ad un “rosso” di un collettivo. Volevamo vendicare due camerati uccisi. Facemmo un giro del
quartiere e sparammo su persone che, certamente, per come erano vestite, erano
comunisti» (nell’89) • Figlio di un annunciatore Rai, a cinque anni è già in un carosello televisivo, a dieci è scelto come interprete della fortunata serie di telefilm La famiglia Benvenuti (con Enrico Maria Salerno e Valeria Valeri). Nipote di Edwige Fenech in Grazie nonna, esperienza americana con Il tormento e l’estasi, si è dato ai fotoromanzi fin quando, 77, è entrato nel terrorismo nero. Insieme alla moglie Francesca Mambro è stato condannato per la strage alla stazione di Bologna dell’agosto 80 • «Prima il bambino, poi l’adolescente poi il ragazzino più famoso d’Italia. Lo chiamavano Giusva. Un peso, raccontò un giorno, insopportabile: “La prima ‘persona’ che ho ucciso è stato Giusva. Non mi piace essere chiamato Giusva. Per me Giusva non esiste.
Non sono Giusva. Sono Valerio. Col passare degli anni ho fatto un po’ pace con questo nome che mi avevano appiccicato ma ancora adesso se mio padre
mi chiama Giusva reagisco a muso duro”. Anche a guardare di nascosto le tette della Fenech lo aveva trascinato il papà, un vecchio fascistone senza troppi pregiudizi che aveva visto nel figlio un
pulcino dalle uova d’oro capace di guadagnare milioni su milioni di allora con la pubblicità (ricorda: “Cominciai starnutendo per il Vicks Vaporub. Mi dicevano ‘a regazzì, senti ’n po’ qua’. E mi facevano annusare del pepe: eeetchiù!”), le serie televisive, i film: “Ero in America a studiare, mi trovavo benissimo, nessuno sapeva che in Italia
ero famoso, a scuola ero il primo e finalmente non avevo più il dubbio di essere un privilegiato. Papà mi chiamò: devi tornare. Chiedo: perché? Dice: è una cosa importante, poi ti spiego. Arrivo, mi racconta di
Grazie nonna e dico: ma io un film come questo non lo voglio fare. Dice: aaah! ma come!
adesso cosa facciamo? ho già firmato il contratto per te che sei minorenne! c’è una penale! semo rovinati. Cedetti, come sempre. Non sapevo che sarebbe stato
il mio ultimo film. Lo girammo in quattro settimane e ripartii per l’America. Certo, se non fossi tornato la mia vita sarebbe stata molto diversa”» (Gian Antonio Stella) • Non ha mai accettato l’ergastolo per la strage di Bologna: «Chi ha seguito il processo sa che non siamo stati io e Francesca. Lo sa. Sa che
una strage era estranea alla nostra storia, sa che ci sono stati dei
depistaggi, sa che ci è stata cucita addosso l’imputazione con testimonianze e indizi che non hanno né capo né coda. Lo sa. Per la prima volta in vita mia, sono anch’io una vittima. E questo mi ha sollevato da qualche senso di colpa. E mi ha
restituito un po’ di serenità».